Zincherie di Diso, la società: "Nessun inquinamento dallo stabilimento"

Il Gruppo Corvaglia di Diso, interviene sulla presunta “contaminazione di pozzi e terreni nelle aree limitrofe” all’opificio

LECCE – Il Gruppo Corvaglia di Diso, interviene sulla presunta “contaminazione di pozzi e terreni nelle aree limitrofe” all’opificio dove sino all’aprile 2015 hanno operato le Zincherie Adriatiche. Lo fa attraverso i suoi legali, gli avvocati Giuseppe e Michele Bonsegna, per respingere ogni accusa implicita ed esplicita fatta nei confronti di chi ha gestito la fabbrica. In una nota i legali precisano come l’attività di zincatura nell’opificio è stata esercitata dal 2000 all’aprile 2015.

“A seguito di denunce – si legge nel documento – , ricorsi e varie iniziative intraprese da Giacomo Bortone e Fabio Pellegrino, l’autorità giudiziaria si è occupata delle vicende dell’opificio, praticamente da sempre, sino a quando, nel luglio 2011, il compendio industriale è stato sottoposto a sequestro penale, con l’accusa, in buona sostanza, che l’attività veniva svolta senza le necessarie autorizzazioni e, poi, anche con violazioni di alcune norme ambientali”.

Le Zincherie hanno ottenuto da parte della magistratura, subito, la facoltà d’uso dello stabilimento, attenendosi in maniera scrupolosa alle disposizioni impartite dalla Procura della Repubblica di Lecce e gip, tra le quali il continuo monitoraggio a cura dell’Arpa di aria, suolo e sottosuolo, i cui valori sono risultati sempre in regola e nella norma.

“Dopo un provvisorio e interlocutorio successo innanzi al Tar di Lecce, riguardante l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) – spiega l’avvocato Bonsegna –, Bortone e Pellegrino sono tornati alla carica presso la Procura della Repubblica di Lecce, sino a quando, per sgomberare il campo da ogni equivoco ed anche per accelerare l’iter troppo lento della procedura amministrativa Aia e proprio perché non avevano nulla da temere, gli indagati hanno chiesto e ottenuto dal gip la nomina di un amministratore giudiziario che, nella persona di un noto avvocato, ha amministrato la società negli ultimi tre anni di attività. Anche in questo periodo, tutte le costanti analisi del terreno e dell’aria sono risultate in regola con la legge”.

Prima dell’apertura del dibattimento, fissata per l’udienza del 7 maggio 2015, gli indagati hanno chiesto di effettuare l’oblazione per estinguere le contravvenzioni a loro carico, ottenendo il parere favorevole del pubblico ministero, fondato sulla regolarità dei valori e sulla inesistenza delle ipotizzate conseguenze del reato.

L’improvvisa comparsa sulla scena di alcuni certificati riguardanti analisi del terreno effettuate privatamente e unilateralmente, da Bortone e Pellegrino, ha portato il giudice monocratico a volerci vedere chiaro: e di questo si parlerà nel processo che è in corso, in cui dovranno pure chiarirsi le circostanze su dove, quando e da chi sono stati fatti i prelievi.

Le analisi che pare siano state effettuate recentemente dall’Arpa non hanno comportato prelievi nell’area delle zincherie, ma in terreni vicini. Per la società, “l’arsenico e il berillio sono sostanze chimiche assolutamente estranee alla zincatura e che i valori delle stesse sostanze che sarebbero state rinvenute, quando i prelievi sono stati effettuati nelle zone interne all’opificio, sono stati sempre perfettamente in regola”.

Nel frattempo, il Consiglio di Stato, nei procedimenti che vedevano contrapposti Bortone e Pellegrino contro le Zincherie Adriatiche, con la partecipazione dei Comuni di Diso e Spongano e della Provincia di Lecce, ha riformato la sentenza del Tar di Lecce, accogliendo gli appelli delle Zincherie e respingendo ogni domanda.

Anche il Tar di Lecce, con sentenza del 12 ottobre 2016, ha accolto il ricorso delle Zincherie contro la Regione Puglia. Entrambe le sentenze hanno stabilito, in buona sostanza, che, sin dall’origine, le Zincherie sono state sempre dotate delle necessarie autorizzazioni amministrative (e, quindi, che il sequestro penale non avrebbe dovuto essere operato).

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Il gruppo Corvaglia afferma di essere interessato al corretto svolgimento di ogni attività che lo riguardi e riguarda la salute pubblica e si chiede perché mai non sia coinvolto nelle annunciate iniziative istituzionali volte all’identificazione dei fenomeni d’inquinamento per le quali dichiara pubblicamente ogni più ampia disponibilità.

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