Economia

Abusivismo e lavoro nero, la piaga dell'economia. Lecce seconda solo a Bari

Confartigianato Puglia fotografa la situazione su scala regionale: più di un'impresa artigiana su due è 'a rischio' di subire concorrenza sleale. Lecce conta 12 mila imprese e 51 mila abusivi. Tra i settori più esposti spiccano i servizi resi alla persona

@TM News/Infophoto

BARI – Concorrenza sleale e sommerso: i due volti di uno stesso fenomeno che mette in ginocchio l'economia sana del territorio, aggravando gli effetti della drammatica congiuntura economica e colpendo al cuore le migliaia di imprese artigiane (46 mila e 917 solo in Puglia) particolarmente esposte, tra le altre, al rischio di una competizione scorretta, giocata con il ricorso a pratiche, comportamenti e mezzi illeciti. L'uso di espedienti quali l'abusivismo ed il ricorso al lavoro nero, crea un vantaggio concorrenziale illecito e, come sottolineato dall'associazione Confartigianato imprese Puglia, tale prassi s'intensifica inevitabilmente con i picchi della crisi economica.

Il Centro studi dell'associazione ha elaborato i dati Istat per fotografare la situazione su scala regionale: ne è risultato che i più esposti sono i servizi alla persona (parrucchieri, estetisti, lavanderie) che contano più di 12 mila aziende. Seguono le ditte di trasporto, magazzinaggio e le attività di alloggio e ristorazione che complessivamente contano 19 mila e 500 imprese, pari ad oltre un quarto dell’artigianato regionale. 

Le imprese a media esposizione sono, invece, 27 mila e 359 che, sommate a quelle precedenti, coprono la fetta più consistente del settore pari al 64 percento. Tradotto in soldoni, più di un'attività artigiana su due subisce, o potrebbe subire, la concorrenza sleale dei colleghi. 

Altrettanto indicativi sono i dati suddivisi per provincia per collocano Lecce in seconda posizione, subito dopo Bari. Se il capoluogo regionale conta 18 mila e 500 aziende 'a rischio' e la presenza di 106 mila irregolari, il Salento non è da meno. Le imprese esposte sono oltre 12 mila ed il primato spetta agli acconciatori, estetisti ed istituti di bellezza, pari al 65 percento del totale. Gli irregolari sono, invece, 51 mila. Al terzo posto si colloca Foggia, seguita da Taranto e Brindisi. 

La fotografia scattata da Confartigianato resituisce, come prevedibile, una realtà drammatica: "La persistente situazione di crisi ha esacerbato una tendenza al sommerso tipica del nostro Paese, trasversale rispetto a tutti i settori economici ma più marcata in alcune aree di attività – commenta Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato imprese Puglia – . Mi riferisco alle imprese che operano nel campo dei servizi alla persona, dei trasporti e della ristorazione, letteralmente piegate dalla concorrenza sleale, dall’abusivismo e dal lavoro nero".

Sgherza ricorda come l'associazione sia impegnata, da anni, in una battaglia senza tregua: quella contro gli abusivi. "Questa sfida non si vince con i soli controlli, ma necessita di una costante opera di informazione dei clienti, perché è a loro che spetta la scelta finale. E' necessario spiegare che le imprese irregolari non solo danneggiano quelle oneste e anche l’economia, dato che non pagano alcuna tassa, ma molto spesso fanno correre seri rischi alla propria clientela. Lavorare in regola – aggiunge – significa essere sottoposti a severi controlli e seguire normative precise a tutela della sicurezza e della salute dei clienti e della collettività". 

"Solo la consapevolezza dei rischi che si corrono affidandosi ad un abusivo o ad un’impresa irregolare – conclude il presidente – può guidare le scelte di coloro che, soli, hanno il potere di cambiare davvero questo stato di cose: i clienti".

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