L’agroalimentare resiste alla crisi. Dolci, pane e gelati sempre di moda

Report di Confartigianato Imprese. Il numero di aziende in provincia di Lecce calato di poco più di punto percentuale rispetto al 2014

LECCE - Dal report Confartigianato Imprese su dati Unioncamere arriva la conferma che in Puglia il settore agroalimentare resiste alla crisi, con un  numero di imprese che rimane sostanzialmente invariato.

Per Francesco Sgherza, presidente dell’associazione di categoria, “ciò è soprattutto merito di tanti piccoli imprenditori ed artigiani che sono riusciti a coniugare tradizione ed innovazione, legame con il territorio e apertura i nuovi mercati”.

In Puglia, il settore dell’artigianato alimentare conta 6mila 510 imprese tra pasticcerie, panifici, pastifici, distillerie, laboratori per la lavorazione di prodotti lattiero-caseari, carni, frutta, ortaggi, pesce, oli, grassi vegetali ed animali. E’ quanto emerge da un’indagine del Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia.

In particolare, il comparto più consistente è quello che raggruppa pasticcerie, panifici e gelaterie con 3 mila185 imprese, pari al 48,9 per cento del totale. Seguono i locali che vendono cibi da asporto. Ce ne sono 2mila 236. Rappresentano il 34,3 per cento del dato complessivo. Le ditte che lavorano prodotti lattiero-caseari sono 373, cioè il 5,7 per cento del totale. I pastifici sono 314 e rappresentano il 4,8 per cento. Le aziende che producono oli, grassi vegetali e animali sono 89, mentre quelle che fanno tè, caffè, cacao, condimenti e spezie 62.

Anche la provincia di Lecce rispetta la ripartizione regionale: pasticcerie, panifici e gelateria sono 655 (meno 2,5 per cento rispetto al 2014); le attività che vendono cibi da asporto sono 568 (meno 0,9 per cento); pastifici 95 (dato invariato). I settori che segnano un miglioramento in termini di soggetti attivi sono il lattiero caseario, passato da 44 a 47 e quello dei vini e distillerie, da 12 a 15.

Attenzione per i prodotti di qualità

La Puglia conta 251 prodotti agroalimentari tradizionali, pari al 5,1 per cento del totale nazionale (4mila 965). Quelli di qualità sono 18 sul totale italiano. In Italia si contano 288 prodotti agroalimentari di qualità a denominazione di origine e a indicazione geografica riconosciuti dall’Unione europea ed il nostro paese è al primo posto tra i 27 paesi europei che hanno ottenuto tali riconoscimenti, davanti a Francia (237 prodotti di qualità), Spagna (193), Portogallo (137) e Grecia (104) e vantiamo oltre un quinto (21,3 per cento) del totale dei prodotti di qualità europei censiti al 9 novembre 2016.

“Sono moltissimi i consumatori, non solo nella nostra regione, ma in tutta Italia e nel mondo, che premiano il “Made in Puglia” alimentare, forte di ben 251 dei suoi prodotti annoverati all’interno del patrimonio culturale nazionale. Un vero e proprio tesoro che, come Confartigianato, siamo impegnati a difendere da contraffazioni, frodi e violazioni di legge: pericoli che crescono esponenzialmente in prossimità delle feste. Eppure – aggiunge Sgherza – si può fare ancora di più. È sempre maggiore l’attenzione alla genuinità degli alimenti ed alle loro caratteristiche: gli artigiani dell’alimentazione non possono cullarsi sugli allori, ma devono continuare ad investire al fine di conservare e migliorare questo primato”.

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“Proprio in questi giorni – sottolinea il presidente – sono entrate in vigore le disposizioni comunitarie in materia di etichettatura nutrizionale. Al di là degli obblighi, il fatto di garantire ai propri clienti un’informazione approfondita e completa sul contenuto dei prodotti anche sotto il profilo nutrizionale è sintomo di un’attenzione e di una cura che qualificano ulteriormente l’eccellenza del proprio lavoro”.

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