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Giovedì, 19 Maggio 2022
Trainante il commercio

Aziende al femminile sempre più tenaci: sono 577 le imprese in più nel 2021

Il report della Camera di commercio segna un saldo positivo nell’ultimo anno gravato ancora dalla emergenza pandemica. Le attività rosa rappresentano il 22,5 per cento del tessuto imprenditoriale complessivo: sono passate da 15.758 nel 2014 alle attuali 17.166

LECCE - Nonostante la difficile situazione pandemica e la relativa stretta economica e dei consumi, la tenacia femminile tende l’asticella del saldo positivo relativo alle attività imprenditoriali attive.

La Camera di Commercio di Lecce ha infatti reso noto il bilancio delle imprese femminili della provincia che chiude il 2021 in attivo con ben 577 imprese in più rispetto al dato dell’anno precedente. Un saldo scaturito dalle 1.359 nuove iscrizioni e dalle 782 cancellazioni (non d’ufficio), che hanno confermato anche per il 2021 un trend di crescita: le imprese registrate presso la Camera di Commercio leccese sono passate, infatti, da 15.758 (nel 2014) alle attuali 17.166, registrando un tasso di sviluppo nello scorso anno pari al +3,45 percento.

Le imprese rosa rappresentano così il 22,5 per cento del tessuto imprenditoriale complessivo. Tasso di femminilizzazione che colloca la provincia leccese al quarto posto tra le province pugliesi, dopo Foggia (25,8 per cento), Taranto (24,9 percento) e Brindisi (22,8 percento), precedendo solo Bari (21,3 per cento). La provincia di Lecce è in linea con il dato della regione Puglia (23 per cento) e quello nazionale (pari al 22,1 per cento).

“Il sistema imprenditoriale e professionale femminile del Salento è stato particolarmente colpito dalla pandemia che, indubbiamente, ha anche inasprito le difficoltà di conciliare ambito professionale e privato” commenta Stefania Mandurino, neoeletta componente della giunta camerale, “con questa consapevolezza, la Camera di Commercio ha adottato, nel corso  del 2021, particolari misure a sostegno delle imprese femminili e delle professioniste, anche attraverso l’erogazione di voucher per l’acquisto di beni e servizi utili a svilupparne la competitività in ambito tecnologico e digitale, in chiave 4.0”.

“Si tratta di skills indispensabili non solo per affrontare le difficoltà della contingenza, ma per strutturasi in chiave evolutiva, dotandosi di competenze, servizi e strumenti digitali per migliorare la performance imprenditoriale e professionale e, perché no, per facilitare la conciliazione lavoro-famiglia o lavoro-vita privata”.

“Questi numeri ci parlano di quanto e come le imprenditrici abbiano saputo far fronte alle difficoltà dell’ultimo biennio, non arretrando sul fronte professionale, ma anzi crescendo numericamente. E questi numeri” aggiunge Mandurino, “ci raccontano anche di passi avanti nel contesto culturale. Tuttavia, i numeri delle donne che occupano posizioni apicali, a fronte di competenze e formazione pari alla componente maschile, non sono affatto soddisfacenti. E’ evidente che ancora tanto occorre fare per affermare le pari opportunità e sgretolare gli stereotipi, quei retaggi che ancora troppo spesso intrappolano o scoraggiano le spinte imprenditoriali e di carriera di tante donne, pronte invece a dare il proprio importante e dinamico apporto al mondo produttivo ed al contesto economico in generale”.

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Settore trainante il commercio

A fine 2021 è il commercio il settore che raccoglie il maggior numero di imprese gestite da donne pari a 5.108, circa il 30 per cento del totale delle  imprese femminili, seguito dal comparto agricolo che con 2.806 imprese ed ha un peso del 16,3 per cento e dalle attività di alloggio e ristorazione, le cui  1.880  unità  incidono  sul totale delle imprese rosa per l’11 per cento.

Analogamente alle altre attività dei servizi, rappresentate da 1.664 realtà il cui peso è di circa il 10 per cento. Quasi tutti i settori registrano tassi di  crescita positivi, in particolare le attività professionali, scientifiche e tecniche (+6,09 per cento), le attività di noleggio, agenzie viaggio e servizi di supporto alle imprese (+4,37 per cento) e il comparto dell’agricoltura (+3,53 per cento).

Negativi, invece, analogamente alle imprese in generale, i tassi di crescita delle attività manifatturiere (-2,7 per cento) e delle attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-1,27 per cento). Anche le attività legate alla sanità e assistenza sociale registrano una flessione (-1,01 per cento).

Da evidenziare, nell’ambito del settore manifatturiero, comprendente 1.115 imprese, che le imprenditrici si collocano principalmente nel settore della moda: sono infatti  305 attività che si occupano di  confezioni di articoli di abbigliamento, 85 nel tessile e 50 nel calzaturiero. Anche l’industria alimentare è ben rappresentata con 248 imprese, delle quali 158 nell’ambito dei prodotti da forno, pasticceria  e pasta.

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Parrucchiere, lavanderie e wellness sempre in “rosa”

Di fronte a una media provinciale pari al 22,5 per cento di imprese rosa, sul totale imprenditoriale, spicca il settore delle altre attività di servizi, dove 47 imprese su 100 sono capitanate da donne (1.664 in valore assoluto).

Si tratta di un aggregato che ricomprende attività storicamente svolte dalla componente femminile della società, quali, ad esempio, l’attività di parrucchiere ed estetista, così come l’esercizio delle imprese di lavanderia, fenomeno che può essere considerato l’effetto del perdurare di una concentrazione dell’attività femminile in alcuni settori tradizionalmente ritenuti appannaggio delle donne.

In tale ambito rientra anche il wellness: i servizi dei centri per il benessere fisico (dove circa il 60 per cento delle imprese è rosa), che oggi più di ieri sono un settore in forte espansione in risposta ai nuovi stili di vita e livelli di benessere.

Subito dopo le “altre attività di servizi” si trova quello della “sanità e assistenza sociale” (servizi per anziani, asili nido ecc.), in cui oltre 40 imprese su 100 sono femminili (313 in valore  assoluto), a dimostrare che sono state verosimilmente l’evoluzione storica dei servizi sociali e la successiva espansione del welfare a favorire l’incontro tra un’offerta in costante aumento e un’analoga domanda da parte delle donne.

Un altro settore che costituisce storicamente un terreno molto fertile rispetto alle attitudini del genere femminile è quello dell’istruzione, che in parte lambisce la dimensione sociale dell’imprenditoria rosa: in tale settore sono circa 35 su 100 le imprese femminili, 142 in termini assoluti.

Di contro ci sono settori nei quali la presenza femminile è del tutto marginale: basti pensare all’edilizia in cui le imprese gestite da una donna sono appena  il 5,3 per cento, l’industria estrattiva (5,5 per cento) e le  public utilities quali fornitura di acqua (7,8 per cento) ed energia elettrica (12,7 per cento).

Nei settori numericamente più corposi, quali l’agricoltura e il commercio, la presenza di imprenditrici è, rispettivamente, del 29,3 per cento e del 22,4 per cento.

Le imprese artigiane

Le imprese artigiane femminili sono 2.618 pari al 14,8 per cento del comparto specifico ed hanno chiuso il 2021 con un saldo positivo di 126 unità e un tasso di crescita del 4,88 per cento. Oltre il 54 per cento delle artigiane, pari a 1.419 imprese, si concentra nelle altre attività di servizi, settore che ha registrato un saldo positivo di 52 imprese e un tasso di crescita pari a + 3,74 per cento. Il comparto comprende principalmente i servizi delle parrucchiere, estetiste e degli istituti di bellezza rappresentati da 1.270 imprese. Anche le attività manifatturiere pari a 606 imprese hanno registrato un saldo positivo (+32) e un tasso di crescita del 5,15 per cento.

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La forma giuridica

Per quanto riguarda la forma giuridica scelta dalle imprenditrici si osserva che il 67 per cento, pari a 11.528 imprese, è una impresa individuale. Le società di capitale rappresentano il 23 per cento con 3.875 attività, le società di persone (951) e altre forme societarie (812)  hanno entrambe un peso del 5 per cento.

Anche per le imprese femminili, come per le imprese in generale, le società di capitale registrano un’ottima performance con un  tasso di crescita del 6,76 per cento e un saldo di 247 unità, seguono  le imprese individuali, con un saldo di +326, e un tasso di crescita pari a +2,88 per cento. Le società di persone, invece, registrano un saldo negativo pari a -21 imprese e un tasso di crescita di -2,14 per cento.

L’età anagrafica

La distribuzione per fasce di età delle persone con cariche è leggermene differente tra i due generi, con un maggior peso percentuale delle donne appartenenti a classi di età più giovanili. Infatti l’incidenza  del genere femminile nella fascia dai 18 ai 29 anni di età è pari al 5,6 per cento (1.435) contro il 5,2 per cento (3.731) degli uomini. 

Lo stesso dicasi per  la fascia dai 30 ai 49 anni in cui la percentuale delle donne è del 45,5 per cento  (11.549) mentre quella degli uomini è del 39,5 per cento (28.280). La situazione si capovolge per la classe dai 50 ai 69 anni nella quale ricadono il 39,9 per cento delle donne(10.141) e il 45 per cento del genere maschile (32.217). Discorso analogo per la fascia di persone di oltre 70 anni: la componente maschile è del 10,3% (7.391), quella femminile dell’8,9% (2.259).

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Le donne con cariche imprenditoriali

Esaminando le persone di sesso femminile che nella provincia di Lecce ricoprono cariche imprenditoriali (titolari, amministratrici, socie, altre cariche) emerge, una preminenza della carica di “socio” nel genere femminile con un’incidenza del 13,5 per centro pari a 3.430 persone, rispetto al 6,4 per cento del genere maschile (4.556). Si evidenzia, al contrario, la propensione maschile verso la proprietà e la guida dell’impresa: 36.183 hanno la titolarità dell’impresa (50,5 per cento) e 27.486 ricoprono la carica di amministratore (38,4 per cento).

Considerando l’analogo dato femminile la percentuale di titolare di impresa si abbassa al 45,4 per cento (11.532), mentre le donne amministratrici si attestano al 37,5 per cento del totale delle cariche femminili corrispondenti a 9.518  donne che ricoprono tale carica.

Le imprese rosa dei comuni

Nel  comune capoluogo ovviamente insistono il maggior numero di imprese femminili esattamente 3.018 per cui  in valore assoluto Lecce registra il saldo più elevato (74 imprese), un tasso di crescita pari a +2,48 per cento e una percentuale di imprese femminili sul totale comunale del 22,8 per cento. Considerando, invece, i valori relativi, che tengono conto della numerosità delle imprese, è il neo Comune Presicce-Acquarica che registra il tasso di crescita più elevato (68,18 per cento e un saldo di 15 imprese) seguito dai Comuni di Montesano (+22,73 per cento e un saldo di 10 imprese ), Spongano (14,29 per cento e 8 imprese  in più) e Castri di Lecce (12,50 per cento e un saldo di 4 imprese).

Sono poco più di una decina, invece, i comuni che nel 2021 hanno registrato saldi negativi e tassi di crescita altrettanto negativi, tra questi Martignano (-6,90 per cento), Acquarica del Capo (6,49 per cento) e Alliste (-6,14 per cento).

Per quanto riguarda il tasso di femminilizzazione è il Comune di Otranto quello con il maggior numero di imprese  guidate da donne con un peso del 34,6 per cento, seguito da Palmariggi (33,1 per cento) e Santa Cesarea Terme (31,8 per cento). I comuni, invece, con le quote rosa più risicate sono Castri di Lecce (15,6 per cento), Cutrofiano e Cursi entrambi con un tasso di femminilizzazione del 16,8 per cento.

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