Balneari salentini provano a fare sistema: “No alla direttiva Bolkestein”

I rappresentanti delle categorie di settore hanno espresso nel convegno presso la Camera di commercio di Lecce la contrarietà alla messa all’asta delle concessioni demaniali. Al vaglio del governo un decreto legislativo in materia

LECCE - Si è tenuto ieri sera, presso la sala conferenze della Camera di commercio di Lecce, il convegno organizzato da FederBalneari Italia, Confimprese e Sib, sul rischio di messa all’asta delle concessioni demaniali e l’elaborazione da parte del governo di un decreto legislativo in materia.

Nel corso della serata, moderata da Alfredo Prete, presidente della Camera di commercio di Lecce, sono intervenuti Mauro Della Valle, vicepresidente nazionale FederBalneari, Tonino Capacchione, presidente regionale Sib, Francesco Pacella, assessore al turismo Provincia di Lecce, Massimo Baldini e Cosimo Gallo dalla commissione lavori pubblici Senato, Raffaele Baldassarre, europarlamentare.

Gli stabilimenti balneari e le imprese che li gestiscono potrebbero finire all’asta nel 2015, in base agli effetti della direttiva europea Bolkestein e ai provvedimenti emanati dal governo italiano. Il settore vive quella che viene presentata come un’apertura alla libera concorrenza come una sorta di “sfratto” per aziende costruite grazie a cospicui investimenti più che ventennali.

“Io vivo come voi un momento difficile e triste - ha spiegato Alfredo Prete, presidente della Camera di Commercio e titolare di uno stabilimento balneare - è triste vedere vanificato l’impegno di vite intere dedicate alla realizzazione di un’impresa che rischia di scomparire per effetto di una legge. Il settore balneare è un prodotto Made in Italy e andava salvaguardato come la moda, il vino e l’olio. Invece, secondo i dati ufficiali dell’agenzia del demanio, sono 28mila le concessioni che rischiano di finire all’asta nel 2015”.

“Rappresentiamo una categoria d’imprenditori che diversi anni fa hanno avuto l’intuito di investire e credere nella bellezza di un territorio - ha commentato Della Valle - inutile nasconderlo, c’è gente che spera di metterci fuori dal mercato. Le nostre paure non riguardano solo l’asta e la concorrenza, ma anche il rischio d’infiltrazioni della criminalità organizzata. Poiché dove c’è guadagno, dove c’è un territorio dall’appeal in ascesa, lì si concentrano anche le attenzioni di chi spera di poter riciclare facilmente denaro sporco. Gli episodi ‘misteriosi’ che colpiscono i nostri stabilimenti costituiscono la prova più lampante”.

I balneari puntano a salvare la categoria sollecitando un decreto legislativo, in questi giorni in elaborazione da parte del governo e poi destinato a passare dal Parlamento, che tenga conto del valore dell’azienda, del personale, degli ammortamenti degli investimenti.

Il presidente regionale Sib ha parlato di “minaccia”. “Il dramma potrebbe colpire circa 1.500 famiglie pugliesi che rischiano di vedere confiscata la propria azienda con un indennizzo ridicolo - ha dichiarato Tonino Capacchione - così come ipotizzato nello schema legislativo. Pochi, al di fuori del nostro ambiente, conoscono i nostri sacrifici. Le concessioni sono in scadenza, qui c’è una legislatura che sta per finire. Sono state approvate due leggi contro di noi, la minaccia non viene dall’Europa ma è l’Italia ad aver eliminato il rinnovo automatico”.

Garanzie sono arrivate dai senatori Baldini e Gallo e dall’europarlamentare Baldassarre: “Condivido la vostra battaglia - ha affermato - bisogna affrontare il problema uscendo fuori dal decreto legge punitivo per la vostra categoria. I ministri Gnudi e Moavero devono offrire garanzie. C’è la possibilità di lavorare sul decreto senza incorrere in una nuova procedura d’infrazione”.

 

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