Abusivi ed evasori: Federalberghi chiede l'intervento dei parlamentari

Nel comparto turistico regnano l'anarchia e l'illegalità. L'associazione preme per l'approvazione degli emendamenti utili a contrastare le distorsioni del mercato

Vista panoramica di Lecce.

BARI – Legalità e turismo un binomio possibile, anche in Puglia. Di più: il rispetto delle regole è la premessa di ogni sviluppo economico. Ne è convinta Federalberghi Puglia che ha chiesto di approvare, senza esitazioni, gli emendamenti utili al contrasto dell’abusivismo e dell’evasione fiscale nel campo delle locazioni turistiche.

L’esortazione dell’associazione di categoria è destinata alla Commissione bilancio della Camera dei deputati: “Questa è l’unica risposta efficace perché la legalità trionfi nel settore della ricettività turistica e quello che è stato il nostro slogan, stesso mercato stesse regole, sia coniugato nella realtà”.

Il presidente Francesco Caizzi si è rivolto ai parlamentari che si apprestano a votare la legge di bilancio: “La questione Airbnb non può risolversi soltanto in un dibattito fra old e new economy che riempie le agende mediatiche italiane. Qui è in ballo la legalità e la tenuta di un settore, quello turistico, che, nel nostro Paese e nella nostra regione, si prospetta cruciale per l’intera economia”.

Il sommerso nel turismo, è bene ricordarlo, prosegue indisturbato la propria corsa ed è giunto a livelli talmente di guardia da generare una minor sicurezza sociale e il dilagare indiscriminato dell’evasione fiscale e del lavoro in nero. “Dall'analisi delle inserzioni presenti ad agosto 2016 sul portale Airbnb viene smascherata definitivamente la favoletta della condivisione – fanno notare da Federalberghi -.  Gli alloggi in vendita su Airbnb nel 2016 sono 18 mila e 333, a fronte dei 26 del 2009. Nella maggioranza dei casi non si tratta di una fonte integrativa del reddito, ma di attività economiche a tutti gli effetti. Gli annunci, in oltre la metà dei casi, sono pubblicati da persone che amministrano più alloggi e non si tratta di attività occasionali, perché gli alloggi risultano disponibili per oltre sei mesi l’anno. Anche la decantata filosofia della condivisione con il proprietario è solo fumo negli occhi, perché la maggior parte degli annunci (70 percento) si riferisce all’affitto di interi appartamenti in cui non abita nessuno”.

“I numeri della ricerca – prosegue il presidente degli albergatori pugliesi – ci consegnano la fotografia di un fenomeno dilagante, reso possibile dall’esistenza di decine di migliaia di alloggi che operano in completo spregio alla legislazione fiscale e alle altre norme che disciplinano lo svolgimento delle attività ricettive, danneggiando tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza”.

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“Non è necessario introdurre nuove tasse per contrastare l’evasione fiscale - conclude Caizzi -: è sufficiente che tutti gli operatori paghino le tasse nella giusta misura e rispettino le regole poste a tutela dei consumatori, dei lavoratori, della sicurezza pubblica e del mercato. Va, quindi, nella giusta direzione la proposta di istituire un registro presso l’Agenzia delle entrate, in cui si debbano iscrivere tutti i soggetti non imprenditori che gestiscono i cosiddetti affitti brevi, e al quale i portali debbano comunicare i dettagli delle transazioni”.

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