Licenziamenti e disoccupazione. Si chiude un anno drammatico per i lavoratori

I dati su mobilità, cassa integrazione e licenziamenti confermano anche nel Salento il trend negativo scatenato dalla crisi. Si trascinano vecchi vertenze (ex Bat, Filanto, ex Lsu), chiudono punti vendita (Bricocenter) e si riaprono ferite mai rimarginate (Sanitaservice)

I lavoratori ex bat manifestano sotto la sede del Comune di Lecce: corre il mese di luglio.

LECCE – Licenziamenti collettivi, mobilità, disoccupazione, esuberi, scioperi: sta per chiudersi l’ennesimo anno terribile dell’economia italiana e salentina. Le cifre della crisi, datate 2014, sono da profondo rosso e purtroppo confermano, senza rischi di smentita, la spirale recessiva in cui è scivolato il Paese per effetto della crisi.

Alla soglia del nuovo anno, però, le misure varate dall’esecutivo guidato da Renzi non aprono prospettive né di miglioramento né hanno incontrato il sostegno della maggior parte dei consumatori (la cui fiducia a dicembre è scesa a 99,7 secondo l’Istat), dei cittadini e delle parti sociali. Contro Legge di stabilità e Job Act, in particolare, si erano già scagliati i sindacati, ancor prima della loro approvazione, proclamando lo sciopero generale per il 12 dicembre. Dalle piazze gremite, come non si vedeva da un po’, i lavoratori hanno invocato misure per la crescita e l’occupazione: nella sola Puglia, per intenderci, la disoccupazione è salita fino al 21,7 contro il 14,3 di appena due anni addietro.

Le organizzazioni sindacali da tempo puntano il dito contro la piaga del precariato che sarebbe rafforzata dalle ultime riforme, considerate addirittura controproducenti. Dannose sul profilo dei diritti, come nel caso delle “tutele crescenti” e inutili dal punto di vista dell’occupazione e degli investimenti delle imprese, vedi abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Secondo l’ultima stima elaborata da Uil, l’effetto combinato dei due provvedimenti, risulterebbe addirittura conveniente per le aziende assumere nuovo personale e licenziarlo nel giro di pochissimo tempo: nel dettaglio, chi manda a casa il nuovo dipendente entro un anno, potrebbe “guadagnare” 5 mila e 500 euro. Una cifra destinata a crescere, fino a  diventare pari 16mila e 500 euro, se il lavoratore viene licenziato dopo 3 anni.

E mentre il premier Matteo Renzi invoca, per il 2015, cambiamenti ritmati ed urgenti, la sola città di Lecce ha sventato, per un pelo, la protesta degli ex Lsu già proclamata per il 31 dicembre ai piedi della prefettura. La ciliegina sulla torta di questi 12 mesi in cui la crisi ha inferto corpi mortali al tessuto produttivo salentino (o a ciò che ne rimane).  Ed in cui il ricorso agli ammortizzatori sociali è cresciuto esponenzialmente, al punto da sfiorare aumenti del 541 per cento nel solo mese di novembre.

I lavoratori ex Lsu, addetti alle pulizie dei plessi scolastici, sono stati tra gli sfortunati protagonisti di quest’anno di gelida cronaca sindacale. Già nei primi giorni di gennaio 2014 si erano trovati a protestare contro i tagli salariali e sul monte ore per effetto di una gara (la nazionale Consip) giocata al massimo ribasso, con l’azienda Dussmann capofila dell’appalto in Puglia e 4mila famiglie sull’orlo della disperazione. Abituati (loro malgrado) a festeggiare San Silvestro ai piedi  della prefettura, un anno dopo gli ex Lsu si sono trovati a tribolare ancora. Un telegramma, inviato dalla Provincia di Lecce, ha disposto la sospensione delle loro attività poiché attualmente mancherebbe una firma sulla convenzione stipulata con il ministero competente. Nel giro di poche ore il pasticcio burocratico è stato, fortunatamente, risolto: grazie al tempestivo intervento dei sindacati, l’Inps è stato infatti autorizzato dal ministero del Lavoro ad anticipare il sussidio per i mesi di gennaio e febbraio, nelle more della sottoscrizione della convenzione.

Ma per una vertenza che si risolve in calcio d’angolo molte altre, disgraziatamente, sembrano perennemente sul punto di esplodere. Prima fra tutte quella dei dipendenti della Provincia di Lecce che vivono con il fiato sospeso, in attesa di conoscere gli esiti del provvedimento di riforma degli enti locali contenuto nella legge Delrio. L’ente di Palazzo Celestini ha già alzato le braccia in alto, in segno di resa, sostenendo di non poter garantire il proseguo di servizi essenziali (vedi scuole e viabilità) sottratti alla propria competenza. E i dipendenti dovrebbero essere avviati, se tutto va bene, verso procedure di mobilità interna. Il caos, tuttavia, regna sovrano ed in questo disordine i primi a rimetterci la pelle potrebbero essere proprio i maestri d’orchestra e i dipendenti della ‘Tito Schipa’, fondazione partecipata in gran parte dall’ente guidato da Antonio Gabellone: un tempo fiore all’occhiello delle stagione concertistica salentina (tra le migliori dieci nel panorama nazionale), ora rischia di dover annullare la propria stagione artistica per mancanza di fondi.

Ad un passo dai festeggiamenti del Santo Natale, invece, i superstiti dell’impero calzaturiero Filanto di Casarano si sono visti assegnare altri cinque mesi di cassa integrazione straordinaria: un contentino, o poco più, toccato a 77 operai dell’azienda Filanto spa, facente parte del gruppo. Solo 40 colleghi, tra i tanti che hanno perso il posto di lavoro, hanno potuto beneficiare di un vecchio accordo di programma ed essere riassorbiti dalla società Leo Shoes. Non è andata meglio ai vicini del comparto tessile, i 220 operai di Matino, licenziati dalla ditta Romano spa.

Ma il 2014 è stato quasi il fanalino di coda di vecchie vertenze sindacali che, lungi dal risolversi, sembrano essere punto e a capo. Della manifattura tabacchi di Lecce, gestita dal colosso britannico Bat, restano le ceneri di un accordo datato 2010 finalizzato al mantenimento dei livelli occupazionali. E naufragato in una serie di licenziamenti da parte delle ditte subentrate nel sito produttivo leccese: 54 persone mandate a casa da Ip Korus ed Hds e altre 18 unità che sperano di confluire nell’azienda Alluxmetall. Sull’intera vicenda, ormai, si è allungata l’ombra della Procura della Repubblica il cui sostituto, Antonio De Donno, ha ufficialmente aperto le indagini.

Il 2015 potrebbe essere l’anno del ritorno al passato per gli oltre 600 lavoratori internalizzati in casa “Sanitaservice”. Se la società in house dovesse essere costretta, infatti, a cedere all’esterno il servizio informatico, l’intero bilancio societario potrebbe risentirne. Fino al punto di smantellare un progetto tanto lungo quanto faticoso, che ha strappato alle ditte esterne centinaia di persone, passate alle dirette dipendenze dell’azienda sanitaria locale.

L’ultimo capitolo nero è quello della chiusura di molti negozi ed esercizi commerciali, persino affiliati a marchi leader sul panorama nazionale. E’ stato questo il caso del punto vendita Unieuro di Cavallino e del vicino Bricocenter, sito nella medesima area del parco commerciale Leclerc, che ha abbassato le saracinesche il 5 dicembre. Irrevocabilmente. Lasciando a 24 famiglie una sola speranza: quella di ottenere priorità di assunzione nel caso di subentro di un altro operatore commerciale.

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