Economia

Turismo e cultura, start up chiedono porte aperte: "Meno burocrazia e clientele"

Intervista al collettivo di Arte Amica, che nel fine settimana propone una mostra virtuale alle Mura Urbiche. La tecnologia al servizio del patrimonio culturale del territorio

LECCE – Sabato e domenica presso le Mura Urbiche di Lecce sarà allestita la mostra Mu.Vi. (museo virtuale), un percorso multimediale per la fruizione del patrimonio storico e artistico messo a punto da Arte Amica, una start up leccese - formata da Lucrezia Perillo, Nicola e Luciano Baglivi, Emanuele Russo, Serena Quarta, Giulio Forconi, Agnese Cossa e Armando Mattei - che coniuga tecnologia, cultura e turismo. Dopo le prime due tappe, a Palazzo Gallone a Tricase e a al castello De’ Monti di Corigliano d’Otranto, l’occasione è propizia per un approfondimento.

Tecnologia applicata alla cultura per la fruizione turistica. Sembra la ricetta non solo di una opportunità per il presente, ma anche di una visione “sostenibile” del futuro: cosa ha ispirato la vostra intuizione?

La nostra regione, così come tutta l’Italia, possiede un patrimonio artistico e paesaggistico unico sul quale è possibile impostare e costruire servizi ad hoc. È stata questa la scintilla che ci ha spinto a partecipare, nel 2010, al bando regionale Principi Attivi, con la volontà di proporre un progetto innovativo di fruizione del patrimonio culturale.

Sin dal principio la nostra idea è stata quella di coniugare la tecnologia e la cultura al fine di realizzare modelli di fruizione e di promozione innovativi originali per il nostro territorio. Abbiamo guardato esperienze maturate in altri contesti e abbiamo fatto tesoro della interdisciplinarietà del gruppo, del resto cresciuto molto in tal senso nel corso del tempo.

Viaggi, ricerche, incontri, letture e interminabili sedute di brainstorming sono serviti a dare vita a nuove idee, farle maturare e metterle in atto, non senza gli immancabili imprevisti ed errori.

Siete nati come associazione grazie al bando regionale Principi Attivi, a distanza di qualche anno siete una società cooperativa: di cultura dunque si può anche mangiare?

Aver iniziato con i fondi pubblici messi a disposizione dal bando Principi Attivi è stato un punto di partenza che ci ha permesso di dare concretezza ad una idea precisa che nel tempo è cresciuta, si è diramata. In quegli anni abbiamo partecipato a numerosi incontri, anche di livello nazionale, sullo sviluppo dell’imprenditoria culturale e sullo stato dell’arte dei sistemi di fruizione culturale con particolare riferimento all’uso di nuove tecnologie. Abbiamo respirato un fermento che ci ha coinvolto e che ha amplificato le nostre visioni facendoci in qualche modo presagire quello che poteva e può ancora essere realizzato. Ci siamo resi conto che, come associazione avevamo poco spazio per quello che volevamo fare e, non appena se ne è presentata l’occasione, abbiamo deciso di costituirci in cooperativa. Il bando regionale Nidi ci ha dato la possibilità di effettuare gli investimenti necessari e siamo diventati una Start-Up Innovativa, seguendo un percorso di crescita assolutamente coerente con gli strumenti e i temi che sviluppiamo.

La strada intrapresa non è facile perché, in qualche modo, si può dire che siamo partiti da zero e perché il campo da noi scelto, nel suo attributo di innovazione, ha mostrato alcuni limiti strutturali del territorio che ancora oggi persistono ma che nel corso di questi ultimi anni sono stati in parte ridotti grazie ad iniziative come la nostra e ad un intervento dell’amministrazione regionale che molto sta facendo per promuovere pratiche di innovazione.

La storia e l’evoluzione delle culture, le tradizioni e l’arte sono temi fondamentali per costruire una società civile e consapevole. Noi stiamo cercando di aggiungere criticamente uno spirito tecnologico a queste declinazioni della cultura. Quindi sì, di cultura si può mangiare; cioè è chiaro che l’obiettivo è quello di generare reddito ma la scommessa che noi stiamo facendo è quella di raggiungere questo obiettivo in una modalità sostenibile, senza andar via dalla nostra terra, cercando di partecipare alla costruzione di un sistema di buone pratiche.

Siete passati da una applicazione per smartphone, riconosciuta nel 2014 tre le prime tre nella categoria “Viaggi e turismo” all’App Smau Award di Roma, ad un vero progetto per la realtà virtuale associato ad un visore. Dove lo state applicando e quali evoluzioni può avere?

Dopo l’esperienza dell’App Lecce Amica, confluita nel sistema Città Amica che oggi conta circa 14 App relative ad altrettanti centri urbani pugliesi, abbiamo iniziato a lavorare anche nel campo della realtà virtuale e della realtà aumentata, sistemi a cui ci siamo facilmente affezionati tanto da realizzare un sistema applicativo inedito, Lecce Amica VR, in grado di offrire un percorso virtuale nella città di Lecce, forse la prima città in Italia ad avere una app dedicata (e gratuita) di questo tipo.

Lecce Amica VR è un percorso virtuale che fa scoprire i principali luoghi cittadini portando il visitatore virtuale dalla campagna salentina sin sulla balconata del campanile del Duomo.

Contemporaneamente alle fasi di sviluppo di questa app è nato un altro progetto, Woodboard, un visore 3D realizzato in Puglia anche grazie alla rete di partner creata negli anni. L’idea era quella di sviluppare un visore che fosse semplice e funzionale, economico e unico grazie alle infinite possibilità di personalizzazione.

Anche questo progetto, di cui a breve contiamo di rilasciare la nuova versione, segue il nostro spirito. Le sue caratteristiche, facilità di montaggio e personalizzazione, e il materiale impiegato, legno compensato, lo rendono uno strumento di promozione semplice ed innovativo. Stiamo dialogando con musei e operatori culturali per realizzare strumenti di fruizione attraverso l’uso di queste tecnologie, rendendole disponibili su smartphone.

In queste settimane state proponendo un progetto particolare per la fruizione di alcuni storici complessi difensivi, di cosa si tratta?

A luglio è nato Mu.Vi – Museo Virtuale, progetto selezionato all’interno del bando “InPuglia365 Estate” promosso dall’Agenzia regionale PugliaPromozione. In questa prima edizione, dedicata alle fortificazioni cinquecentesche in Terra d’Otranto, l’obiettivo è quello di offrire ai visitatori la possibilità di scoprire in prima persona le vicende storiche delle antiche architetture militari presenti sul territorio salentino utilizzando una modalità di fruizione innovativa.

Mu.vi è un percorso che si articola in una serie di installazioni multimediali interattive grazie alle quali è possibile conoscere gli avvenimenti storici che hanno portato al rafforzamento dei castelli e delle torri costiere nel corso del XVI secolo e scoprirli in modalità VR (realtà virtuale).

Avete girato la Puglia in lungo e in largo: ci sono delle differenze, nel bene e nel male, tra il Salento e altre aree a forte vocazione turistica?

La Puglia è una regione vasta dal punto di vista geografico e molto diversa per quanto riguarda le caratteristiche del territorio, quindi è naturale che vi siano differenze anche nell’organizzazione dell’offerta turistica.

Il Gargano, ad esempio, caratterizzato da un turismo anche di tipo balneare, pare essere riuscito a costruire un sistema che, coinvolgendo operatori turistici, amministrazioni ed enti predisposti alla vigilanza, mette a disposizione un’offerta in grado di salvaguardare il territorio da fenomeni di eccesso che affliggono altre zone.

La Valle d’Itria punta su elementi di forte identità territoriale e sulla qualità dell’offerta culturale e artistica, guardando ad un turismo più attento alle peculiarità del territorio con particolare riferimento al turismo enogastronomico, al turismo sportivo, al turismo di lusso, che hanno creato un indotto economico e produttivo che ne favorisce anche la destagionalizzazione.

Quello che auspichiamo per il Salento è che cresca la consapevolezza in modo da valorizzare l’unicità che lo caratterizza. Ci auguriamo quindi che, chi opera nel settore turistico, anche con l’aiuto della Regione particolarmente attenta in tal senso, miri a fare sistema, punti su una maggiore formazione professionale nel settore, e vada oltre la dimensione del “tutto e subito”.

Quanto è difficile, al Sud, far capire l’innovatività delle vostre proposte ai responsabili politici e tecnici degli enti locali?

Questa domanda, in prima battuta, ci fa pensare alle tante vicissitudini che abbiamo sperimentato in passato. Siamo però del tutto consapevoli del fatto che l’uso della tecnologia applicata al contesto culturale e artistico non è di immediato recepimento. Questa è stata la nostra personale sfida iniziale, ovvero far comprendere quali vantaggi possono generare iniziative che permettono di rendere più accessibili non solo i monumenti, ma anche la storia e la conoscenza di un territorio. Molti amministratori con i quali ci siamo confrontati hanno voluto vivere in prima persona le esperienze virtuali che abbiamo creato e i servizi tecnologi ideati e ne hanno colto immediatamente le possibilità che sistemi di questo tipo possono offrire al territorio.

Siamo convinti che proprio la sinergia tra pubblico e privato, nell’ottica del raggiungimento di obiettivi comuni, sia il contesto adeguato nel quale possano proliferare esperienze innovative come la nostra. Quando si incontrano persone disposte a conoscere, investire e ragionare, essere al Sud non rappresenta un fattore di svantaggio ma uno stimolo: realizzare qui, dove manca, quello che in altre parti del mondo è già realtà.

Di che tipo di contesto istituzionale ed economico avrebbe bisogno di una start-up come la vostra? Insomma, cosa chiedete al decisore pubblico?

Quello che sicuramente possiamo chiedere è di snellire le procedure burocratiche, di mettere da parte dinamiche clientelari e di lavorare con le porte aperte e non chiuse. Pensiamo che sia necessaria una maggiore volontà politica di creare e sostenere reti collaborative tra le start up, le associazioni le cooperative e tutti gli operatori attivi sul territorio al fine di valorizzare lo scambio di competenze e professionalità muovendo in un’ottica di sviluppo, crescita e conoscenza.

Nel settore dell’innovazione tecnologica, che è quello nel quale noi operiamo, sarebbe ad esempio indispensabile creare momenti di confronto pubblico rispetto alle esigenze del territorio e alle modalità partecipate che possono essere in campo per produrre cambiamenti e miglioramenti.

Del resto, il progresso tecnologico può essere messo a frutto in diversi settori, quello sociale, quello culturale, quello artistico, quello economico. E su questo l’intervento degli enti locali è decisivo, per fare in modo che le occasioni vengano colte e non perse.

Sono maturi, secondo voi, i tempi per parlare di una cultura d’impresa al passo con i tempi nei settori di cui vi occupate, che sono ad alta specializzazione?

La risposta a questa domanda non è semplice e sicuramente è diversa a seconda della latitudine a cui si ragiona.

In generale l’estrema attualità del tema determina una dimensione fluida che mostra come, se da un lato questa cultura si sta creando attraverso un sistema organizzato di relazioni che convergono su modelli, dall’altro riteniamo che il campo sia instabile se guardiamo ai fenomeni speculativi che stanno intervenendo nel settore delle StartUp.

A livello nazionale la risposta è comunque sicuramente positiva, anche se forse un po’ falsata dal suddetto trend internazionale “truccato”. Nel nostro territorio il fenomeno non ha la stessa portata, anche a causa dei suoi “limiti” geografici, sociali e culturali.

Tuttavia si può forse pensare, proprio in virtù di questi limiti, di poter sperimentare una formula più autentica e sostenibile di modello di sviluppo imprenditoriale e quindi di impresa che non cada nella trappola della massimizzazione del profitto a tutti i costi, alla base della degenerazione del fenomeno delle StartUp, viste come scatole da “costruire”, anche fittiziamente, da vendere al miglior offerente sul mercato internazionale.

Quindi, proprio qui, in un territorio marginale come il nostro, si può fare qualcosa di più naturale e vicino alle persone e alle cose che si ha l’ambizione di valorizzare, e questo anche a costo di seguire un percorso più lento di formazione di cultura d’impresa.

Già pubblicate

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Istruzioni per l'uso: non si tratta di un'inchiesta, termine del quale sempre più spesso si abusa, ma di un approfondimento a più voci per entrare nelle pieghe del settore turistico e raccogliere al contempo idee per immaginare uno sviluppo diverso da quello al quale stiamo assistendo, tra confusione e improvvisazione. Certo non mancano le eccellenze e la qualità, ma l'impressione è che continui a esserci un territorio a macchia di leopardo, incapace di mettere a sistema le sue potenzialità e la sua vocazione. Naturalmente le opinioni espresse saranno discordanti, perché ciascuno degli intervistati è portatore di un punto di vista specifico, ma abbiamo ritenuto essenziale un ascolto complessivo per un confronto a tutto campo. Nella scelta degli intervistati abbiamo dato la priorità alle generazioni più giovani, perché siamo convinti che facciano ancora troppa fatica, nel Salento, per affermare le proprie competenze e idee (Gabriele De Giorgi).

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