Ucraina, la crisi russa fa calare l’export pugliese. A rischio il manifatturiero

Arredamento, agroalimentare e moda in sofferenza. E sfumano 12 milioni. Confartigianato di Puglia "Le tensioni geopolitiche al di fuori dell'Unione europea sono una tegola insostenibile"

@TM News/Infophoto

LECCE  - Sono 12 milioni di euro che sfumano nel paniere dell’export regionale, ovvero il 12,5% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, a causa della crisi che vede l’Ucraina opporsi alla politica della confederazione russa. Che c’entra il made in Puglia in tutto questo?

La risposta ce la serve su un piatto d’argento il presidente di Confartigianato Puglia, Francesco Sgherza, il quale, senza mezzi termini, si riferisce alle tensioni politiche e militari che stanno tenendo tutto il mondo con il fiato sospeso come a “un’altra circostanza di cui le nostre imprese avrebbero fatto volentieri a meno”.

L’ennesima, appunto, che assieme ai rincari dell’iva e a una crisi del mercato interno che stenta a risollevarsi lasciano tutto il Paese in un pantano che non è solo quello del maltempo, ma è fatto di farragini burocratiche, aumenti fiscali ingiustificati e talmente ravvicinati da indurre le aziende alla chiusura, costi delle materie prime e della manodopera fuori tetto massimo rispetto ai competitor degli altri Paesi europei e, come se ciò non bastasse – ce lo ricordava lo stesso Sgherza in un’indagine commissionata all’Istat dello scorso settembre – il Belpaese cammina a retromarcia perché è in crisi anche il trasporto merci su gomma. Insomma il quadro non solo è preoccupante, ma di delinea una situazione addirittura drammatica qualora la crisi internazionale non dovesse giungere a soluzione entro il prossimo anno. Sono infatti notevoli le restrizioni commerciali che Putin sta imponendo ai Paesi che si oppongono apertamente alla sua politica di “unificazione”. E a farne le spese, come si diceva all’inizio, c’è soprattutto la Puglia che, come sottolinea il presidente regionale delle imprese che si riconoscono in Confartigianato, ha storicamente intrattenuto rapporti commerciali eccellenti col Cremlino.

Per avere un’idea di ciò che significa è il caso di fare due conti. Vale 63 milioni di euro oggi l’export pugliese in Russia, contro il 75 dell’anno passato.

Nello specifico, le aziende della provincia di Bari esportano beni per 33 milioni di euro (il 52% regionale). A seguire quelle della Bat, con 9 milioni, Taranto con 7 milioni, Lecce e Brindisi con 5 milioni ciascuna (quasi l’8% del dato regionale). In coda Foggia con 4 milioni. Va detto, inoltre, che il comparto manifatturiero rappresenta il 98,6 per cento del totale nazionale verso il mercato russo. Questo per significare quanto sia dinamico e strategico il mercato della confederazione che dopo un’impennata iniziale e la conseguente ventata d’aria fresca per le imprese di casa nostra, adesso versa in una pericolosa stagnazione economica.

“I rapporti, anche di carattere culturale, tra la nostra regione e la Russia – ha commentato Francesco Sgherza, – sono sempre stati strettissimi perché derivanti da un antico e profondo legame tra popoli. Per questo motivo le imprese pugliesi stanno soffrendo più di altre le conseguenze negative delle restrizioni commerciali imposte a seguito della crisi ucraina. L’intero settore manifatturiero ne è colpito e, in particolare, il comparto agroalimentare, quello della moda e dell’arredamento, in grado di esprimere eccellenze molto apprezzate dai compratori russi”.

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