Venerdì, 30 Luglio 2021
Economia

Cassa integrazione, scorte in esaurimento. Ed in prefettura si corre ai ripari

Il problema riguarda il rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga, già insufficienti sino alla fine dell'anno. Nel Salento 5 mila e 500 lavoratori interessati. Domani tavolo con sindacati, parlamentari e amministratori

Lavoratori davanti alla prefettura durante l'ultima manifestazione.

LECCE – Le scorte per il sussidio regionale in deroga si stanno prosciugando. Ne sanno qualcosa le centinaia di operai del gruppo calzaturiero Adelchi, o gli ex collaudatori delle cooperative All Service e Seasine che prestavano servizio nella pista Prototipo di Nardò, cui l’Inps non versa lo stipendio di cassa integrazione da tre mesi. L’istituto previdenziale non ha fondi da anticipare sul saldo che attende dalla Regione Puglia. Viceversa l’assessorato barese al Lavoro, in questi giorni, è impegnato in una lunga trattativa con il ministero competente, da cui attende l’implementazione delle risorse per il finanziamento della cassa.

Ed il dramma sociale bussa alle porte del territorio. Com’era prevedibile, considerato il boom delle richieste di accesso agli ammortizzatori in deroga che coprono, nel solo Salento, oltre il 60 percento delle ore complessivamente autorizzate. Per una platea di lavoratori che ammonta a ben 5 mila e 500 unità, secondo l’ultimo rapporto elaborato dalla Uil.

Impietosa è la fotografia di Cgil, scattata al dicembre 2012: su base regionale, 4.400 aziende hanno fatto richiesta di ammortizzatori in deroga, per sostenere il reddito di 50.926 lavoratori. Più di 16 mila persone sono finite in mobilità, altre 2 mila sono in attesa di autorizzazione. Conti alla mano, la Regione Puglia – ancora creditrice del saldo dei finanziamenti 2011 -2012 pari a 160 milioni di euro – ha registrato un disavanzo di 126 milioni di euro nell’agosto 2012, data di pagamento delle domande di cassa integrazione.

La fredda realtà dei numeri non perdona e conferma le preoccupazioni di quanti già ritenevano insufficienti i 140 milioni di euro sbloccati a luglio dal ministero del Lavoro, in accordo con il governo di via Capruzzi. Allo stato attuale, mancano altri 110 milioni per coprire il fabbisogno economico stimato fino a metà ottobre.

La partita di domani in Prefettura si giocherà, quindi, tutta sull’emergenza della cassa in deroga, fermo restando che le prospettive di un’ulteriore proroga per il nuovo anno sono tutt’altro che rosee. Il sistema di integrazione del salario in condizioni di crisi aziendale, che arriva a coprire fino all’80 percento della busta paga ordinaria, risulta, infatti, in netta controtendenza rispetto agli orientamenti nazionali. Preoccupa il clima di incertezza che avvolge le nuove norme contenute nella legge di riforma del mercato del lavoro, relativamente al finanziamento, la scomparsa, o la trasformazione – che dir si voglia – del vecchio istituto degli ammortizzatori sociali.

Ma, in questi tempi di buio profondo, il Salento può davvero permettersi di perdere uno strumento di sostegno al reddito? La domanda riecheggia da più parti. E’ stato il baluardo della protesta di centinaia di lavoratori raccolti in via XXV luglio negli ultimi giorni. E la deputazione salentina, che sembra aver finalmente ascoltato il grido di dolore, domani sarà chiamata a fornire una risposta alle forze sociali. Non è più tempo di ignorare la portata del problema, aspettando che si ingigantisca per poi esplodere clamorosamente all’inizio del 2013. A deroghe scadute.

Comunque lo si guardi, però, il ricorso agli ammortizzatori sociali non potrà avere una durata illimitata. Inteso come un cuscino su cui atterrare momentaneamente, il suo utilizzo ordinario l’ha reso più simile ad una flebo che tiene in vita un mercato del lavoro al collasso. Lo sanno bene i lavoratori che, ogni volta, tornano a ripetere che la priorità rimane l’occupazione. E lo sanno ancor meglio tutte le maestranze coinvolte nel comparto tessile abbigliamento calzaturiero - la cui crisi sarà il punto di partenza del tavolo prefettizio – per le quali sembrano svanite le prospettive di una rinascita. Svanite, insieme a quel finanziamento di 40 milioni di euro stanziato nell’accordo di programma per il rilancio industriale del Tac nell’area di Casarano e Tricase (laddove si è verificata la debacle di Filanto prima, e Adelchi poi) che non ha mutato di una virgola l’esistente.

Tra i sindacati che saranno presenti domani, insieme agli amministratori di tutti gli enti locali, si fa persino strada l’ipotesi di utilizzare le medesime risorse della cassa per generare nuova occupazione. Di sicuro, si partirà da un ventaglio di proposte concrete che mettano una toppa nella gigantesca falla economica del territorio.  

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