Cesfet replica alle proteste: “Ritardi causati dalle pubbliche amministrazioni”

Il Consorzio Europa, che non riesce a versare gli stipendi, risponde ai sindacati: "Accumulati crediti per oltre 1 milione di euro; inevitabili le conseguenze negative anche per i lavoratori"

LECCE – Nel corso della mattinata di ieri, i dipendenti del Consorzio Europa Cesfet hanno manifestato davanti alla sede del Centro polivalente di Lecce per rivendicare gli stipendi arretrati: ben 5 mensilità ammortizzate, in minima parte, con un acconto di 300 euro. I pagamenti posticipati, hanno spiegato i sindacati schierati al loro fianco, stanno generando una situazione problematica diffusa in diversi Centri gestiti dal gruppo.

Cesfet non ha tardato a rispondere ed ha affidato ad una nota, firmata dal legale rappresentante Alcino Siculella, le proprie considerazioni sulla vertenza: “Spiace dover registrare, ancora una volta, la sistematica mistificazione della realtà, affidata ad organi di informazione che non ritengono di dover verificare la versione dei fatti, contrabbandata come cronaca, sol perché sostenuta da rappresentanti di organizzazioni sindacali che, invece di affrontare i problemi ed aiutare a superare le difficoltà che oggi attanagliano, in vari modi e a vari livelli, pressoché tutte le organizzazioni del terzo settore, trovano più agevole cavalcare il più che legittimo scontento dei lavoratori contro i datori di lavoro”.

E ancora: “Il Consorzio Europa ha lanciato, da tempo, il grido di preoccupazione contro lo sviluppo del sistema del welfare che, in Puglia, sta sperimentando, da qualche anno, nuove pratiche e sistemi innovativi di gestione che, però, alla prova dei fatti, fanno emergere difficoltà e disagi che scaricano sugli operatori e sulle loro organizzazioni le conseguenze delle disfunzioni”.

“A partire dal sistema regionale dei buoni di conciliazione, gestito su base territoriale dagli Ambiti di zona per i servizi sociali, che si erogano ai fruitori dei servizi alla prima infanzia, alla disabilità e alla terza età ma che vedono un farraginoso meccanismo di accreditamento, di contrattualizzazione, di accoppiamento telematico di offerta e richiesta, di rendicontazione ma, soprattutto, di erogazione dei correspettivi per prestazioni rese, con ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni che si attestano, in media, ad oltre sei mesi- puntualizza il legale -. Per finire al sistema dei cosiddetti fondi Pac - Piani di azione e coesione, gestiti su base regionale, dal ministero degli Interni che vanno a coprire finanziariamente servizi alle fasce deboli della popolazione, integrandosi con i buoni ma sommando difficoltà a difficoltà”.

“Le sigle sindacali della funzione pubblica, del terziario o dei servizi sono state invano sollecitate ad offrire, su tavoli regionali e territoriali, il loro contributo alla soluzione del problema di fondo che è rappresentato dai ritardi dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni che trasformano le cooperative sociali in banche del sistema pubblico dei servizi sociali – scrive Siculella -, costrette ad anticipazioni, garantite da un sistema bancario sempre meno avvezzo a concedere credito a chi opera con gli enti pubblici, che le vedono esposte al rischio di oneri finanziari asfissianti e assolutamente non riconosciuti e a tetti di scoperture oltre i quali non è concesso andare”.

L’avvocato sostiene che all’origine del caos vi sia il mancato pagamento dei debiti da parte delle pubbliche amministrazioni: “Per quel che riguarda il Consorzio Europa, si è giunti, nel breve volgere di un paio d’anni, ad accumulare crediti che sfiorano il milione di euro, con ritardi nei pagamenti, in taluni casi, di oltre un anno, con inevitabili conseguenze sul piano dei ritardi nei pagamenti delle remunerazioni ai dipendenti e della tagliola di more e sanzioni nei pagamenti degli oneri contributivi ed assicurativi di legge, ammannite da Inps, Inail ed Equitalia, come se i ritardi non fossero da attribuire alle inadempienze delle pubbliche amministrazioni. Per iniziativa degli amministratori del Cesfet, si è giunti ad interessare il prefetto di Lecce e, grazie alla sua sensibilità, ad ottenere una serie di tavoli di trattativa con rappresentanti di pubbliche amministrazioni, organizzazioni sindacali e legali delle stesse e dei lavoratori”.

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“Faticosamente si è giunti, il 22 di agosto, alla sottoscrizione di un accordo che prevedeva la cessione diretta ai lavoratori delle quote parte di crediti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni debitrici che ne dovevano fornire certificazione di certezza ed esigibilità, previo un contestuale ritiro delle procedure giudiziarie che una parte minoritaria dei lavoratori aveva attivato, paralizzando di fatto, ogni possibilità di finanziamento del Consorzio – puntualizza Siculella -. Nonostante l’impegno del Cesfet e la sigla di tutti i convenuti, al primo appuntamento per la sottoscrizione notarile delle cessioni, i legali dei lavoratori non si sono presentati. Ed ora le organizzazioni sindacali anziché sollecitare gli organi amministrativi degli Ambiti (solo quello di Lecce ha certificato crediti per oltre 400 mila euro) sollecitano la risoluzione del contratto con il Cesfet: forti con i deboli e deboli con i forti”. 

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