Economia

Cittadino vs enti: contenziosi quasi bloccati, macchina giudiziaria lenta

Le commissioni tributarie provinciali smaltiscono un po’ di carta, ma quella regionale non tiene il passo. Nel primo caso i ricorsi pendenti scendono a 26mila 206; nel secondo le richieste in attesa di giudizio salgono a 12mila 917. Un dato generale ltto da da Confartigianato come non certo confortante

Quasi 3mila contenziosi sono contro l'Agenzia del territorio.

LECCE - Le commissioni tributarie provinciali smaltiscono un po’ di carta, ma quella regionale non tiene il passo. Nel primo caso, i ricorsi pendenti scendono da 33mila 337 a 26mila 206; nel secondo, le richieste in attesa di giudizio salgono da 9mila 295 a 12mila 917.  

Il dato emerge dalla terza indagine sul contenzioso tributario realizzata dal centro studi di Confartigianato imprese Puglia. E, in linea generale, da qualsiasi punto di vista si osservi la faccenda, non è positiva. “I dati elaborati – commenta Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia – evidenziano come nell’ambito del contenzioso tributario i tempi della giustizia siano ancora ben lontani da quelli fisiologici in uno Stato di diritto”. Nella commissione provinciale di Bari risultano ancora pendenti 5mila 732 ricorsi, in quella di Brindisi mille 289, in quella di Foggia 6mila 941, in quella di Lecce 8mila 151 e in quella di Taranto 4mila 93. E a queste 26mila e passa istanza, si aggiungono anche le quasi 13mila ferme in commissione regionale.

Ci si rivolge alle commissioni tributarie soprattutto per risolvere le controversie che hanno per oggetto accertamenti d’imposta, revoche di agevolazioni e condoni, imposizioni di misure cautelari, applicazioni di sanzioni amministrative, interessi e ogni altro onere accessorio. In particolare, si ricorre per tributi erariali (Irpef, Iva, Irap, Ires, imposta di registro, imposte ipotecarie e catastali  e altri tipi di tributi) e tributi locali (Ici, oggi Imu, Tarsu, poi Tares e oggi Tari, Tosap, Cosap:, pubblicità, tasse automobilistiche).

Nello specifico, ben 12mila 453 contestazioni (cioè il 47,5 per cento) riguardano l’Agenzia delle entrate. Molto al di sotto le altre tipologie: 3mila 161 (12,1 per cento) contro l’Agenzia del territorio; 296 (1,1 per cento) contro l’Agenzia delle dogane e monopoli, 2mila 751 (10,5 per cento) contro Equitalia, 5mila 402 (20,6 per cento) contro gli enti locali e 2mila 143 (8,2 per cento) contro altri enti.

Nel 2014, nelle commissioni provinciali della Puglia, sono stati definiti 18mila 058 ricorsi, svela ancora Confartigianato. E le istanze dei contribuenti sono state accolte nel 40 per cento dei casi, con 7mila 216 sentenze. “Paradossale - secondo Sgherza -: la complessità della legislazione tributaria non di rado conduce gli uffici a interpretazioni errate e ciò costringe i contribuenti a imbarcarsi in cause pluriennali per veder riconosciuta la correttezza della propria posizione”. “Si tratta di un dispendio enorme di risorse economiche – aggiunge - tanto pubbliche quanto private, e non è infrequente che pur di evitare un tale salasso, il cittadino così come l’impresa, opti per il pagamento delle sanzioni piuttosto che per il riconoscimento delle proprie ragioni”.

Tant’è. Nel 38 per cento dei casi (6mila 920 controversie), l’esito è stato favorevole all’ufficio. Un giudizio intermedio è stato emesso per mille 626 ricorsi (pari al 9 per cento). Irrilevanti le conciliazioni (75 pareri, pari allo 0,4 per cento), mentre gli “altri esiti”, come il condono, sono stati pronunciati 2mila 221 volte (pari al 12,3 per cento del totale).

A Bari occorrono 545 giorni per definire un ricorso. A Brindisi ce ne vogliono più di 690, a Foggia mille 106, a Lecce 693 e a Taranto mille 36. Un ricorso, infatti, può essere discusso in una o più udienze.  Riguardo al contenzioso in commissione tributaria regionale, nel 2013 sono pervenuti 6mila 639 ricorsi e ne sono stati definiti 3mila 17, cioè 3mila 622 pratiche in più in attesa di sentenza.

“Quello dei tempi della giustizia civile – dice ancora Sgherza - è un problema molto sentito dai cittadini, ma ancor di più dalle imprese, specie se di piccole dimensioni. Sono loro, infatti, a pagare più di tutte il peso dell’incertezza giuridica, soprattutto in questo periodo storico”.

“L’incremento dei ricorsi di secondo grado ancora pendenti presso la Commissione regionale –aggiunge - è probabilmente attribuibile al depotenziamento delle sedi distaccate, e ciò rilancia con forza il tema della dotazione sia umana che materiale degli uffici giudiziari”.

Per Confartigianato, in ogni caso, è oggi più che mai urgente procedere a una riforma della fiscalità. Serve una legislazione chiara e lineare che permetta una deflazione del contenzioso tributario. “Sono questi - conclude Sgherza - i provvedimenti che interessano alle imprese”.

Capitoletto a parte per le spese del giudizio. Quasi sempre finisce in pareggio. Cioè, in una percentuale di casi che oscilla fra il 70 e l’80, sono compensate. Raramente le spese sono dunque a dell’ufficio. L’articolo 15 del decreto legislativo 546 del 1992, dispone che “la parte soccombente è condannata a rimborsare le spese di giudizio che sono liquidate con sentenza”.  La Commissione tributaria può dichiarare le spese compensate in tutto o in parte, ai sensi dell’articolo 92 del codice di procedura civile, qualora ricorrano giusti motivi, rimessi a una valutazione discrezionale del giudice.

La compensazione può essere inoltre dichiarata se vi sia soccombenza parziale o reciproca. Con il principio della compensazione delle spese per giusti motivi (equità, convenienza, merito), il legislatore ha inteso mitigare il rigore della condanna alle spese, in presenza di particolari circostanze e di evidente buona fede del soccombente.

La legge numero 263 del 28 dicembre 2005 ha poi “riformulato” il secondo comma dell’articolo 92 del codice di procedura civile, disponendo che “se vi è soccombenza reciproca o concorrono altri giusti motivi, esplicitamente indicati nella motivazione, il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti”.

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