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Nuovo Museo egizio, team leccese rifà “look” a mummie e ricostruisce le tombe

Un gruppo di ricercatori del Cnr di Lecce ha contribuito al restyling del percorso espositivo torinese, uno dei più visitati al mondo. Un progetto di archeologia virtuale che, grazie alle recenti tecniche di modellazione baste sulla fotogrammetria digitale, ha "restituito" cento oggetti della tomba di Kha

Un'immagine del Museo egizio dopoil restyling

LECCE – C’è un filo che collega Lecce a Torino. E un altro che dal Salento muove fino alla linea subsahariana. E’ stato riaperto nella giornata di ieri, dopo anni di attesa. Il Museo Egizio del capoluogo piemontese si arricchisce di 26mila reperti, finora custoditi in magazzino, che vanno a sommarsi ai seimila e 500 già presenti nelle teche.

Nel restyling, però, c’è ance il contributo di una task-force in salsa archeologica, composta da alcuni ricercatori salentini. Grazie alle più recenti conquiste nei settori della restituzione per immagini, alla scansione laser e alle tecniche di modellazione basate sulla fotogrammetria digitale, un gruppo dell’Information Technologies Lab del Cnr Ibam di Lecce, coordinato da Francesco Gabellone, con Ivan Ferrari, Francesco Giuri e Maria Chiffi, ha restituito in forma tridimensionale quasi cento oggetti di corredo della tomba di Kha.

Tutti poi ricollocati poi virtualmente nel loro contesto originario per diventare gli elementi base di una narrazione. Grazie a questo approccio “autoesplicativo” il visitatore potrà comprendere le relazioni tra diversi oggetti, alcuni non visibili direttamente, come la mummia di Kha e della sua consorte Merit e ricostruire idealmente le tombe nel loro contesto originale.11085767_381767602015610_383127836_o-2

Sono stati complessivamente realizzati tre filmati su base 3D: la tomba della regina Nefertari, la cappella di Maia e la tomba di Kha, scoperti dall’italiano Ernesto Schiaparelli nel 1906, contesti archeologici di straordinaria importanza per lo studio e la conoscenza dell’arte e della cultura dell’antico Egitto. Come sempre accade nei progetti di archeologia virtuale, la tecnologia permette di rievocare con un approccio filologico le suggestioni del passato e al tempo stesso informare il visitatore seguendo un approccio moderno ed efficace.

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