Mercoledì, 28 Luglio 2021
Economia

Agricoltura, combustione all’aperto: Coldiretti sollecita le ordinanze sindacali

Dopo il via libera del governo al ripristino della secolare pratica agricola per sfalci, potature e ripuliture, è necessario che i sindaci definiscano tempi, modalità e strumenti operativi. Il rischio degli incendi non può essere sottovalutato

Foto di archivio.

LECCE – Coldiretti invita i sindaci del Salento a far presto. La possibilità concessa dal decreto legge di bruciare in loco materiale agricolo derivante da sfalci, potature o ripuliture di uliveti e vigneti necessità di ordinanze che fissino i paletti, quanto a modalità e tempi.

“Il nostro invito ai sindaci è quello di mettere a punto sin da ora gli strumenti operativi, perché terminato il periodo di alto rischio incendi boschivi e della macchia mediterranea – ha spiegato Giampiero Marotta, direttore di Coldiretti Lecce - gli agricoltori possano agire in un ambito ben regolamentato, quindi con pochi rischi”.

La pratica della combustione sul posto è antichissima nella tradizione italiana, ma il rischio che coprisse, come di fatto avveniva, l’incenerimento di rifiuti di tutt’altra natura, aveva indotto il legislatore, preoccupato dallo scandalo legato alla cosiddetta “terra dei fuochi”  a porre dei severi divieti con conseguenze anche penali per i responsabili. Ma la recente correzione di rotta consente di tornare all’antica usanza che mineralizza gli elementi contenuti nei residui organici, determina un controllo indiretto delle fonti di inoculo, evita la propagazione delle fitopatie, come ad esempio la Xylella fastidiosa, di cui tanto si discute da mesi per la sua virulenza contro gli ulivi.

La norma contenuta nel recente decreto precisa che non si applicano le sanzioni connesse alla gestione dei rifiuti quando si brucia in loco materiale agricolo e forestale derivante da sfalci, potature o ripuliture. In particolare per tale materiale è consentita la combustione in piccoli cumuli ed in quantità giornaliere non superiore a tre metri steri cubi per ettaro nelle aree, periodi ed orari individuati con apposita ordinanza del sindaco competente per territorio.

Rimane il divieto alla combustione nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle Regioni, tenendo conto anche delle distanze minime dai boschi previste dalla legge. Da questa previsione normativa nasce l’invito ai Comuni da parte di Coldiretti Lecce che, pur chiedendo regole chiare, non nasconde la propria soddisfazione per il ripristino di una pratica di grande utilità. La combustione controllata di residui vegetali ha, infatti, tra l’altro, il vantaggio di evitare la movimentazione sul territorio di sostanze naturali non pericolose e l’inutile intasamento delle discariche.

Nel Salento – ricorda Coldiretti -  sono presenti, inoltre, molteplici coltivazioni agricole di modesta dimensione, soprattutto a carattere familiare, spesso in zone isolate, con conseguenti difficoltà logistiche o impossibilità di procedere al deposito ed al trasporto dei residui agricoli ad appositi centri di gestione. Per le coltivazioni più diffuse nel territorio nazionale la trinciatura della potatura può portare nel medio e lungo periodo a gravi problemi fitosanitari per le piante, aumentando, di conseguenza, la necessità di ricorrere a trattamenti chimici.

Tra i rischi scongiurati dal via libera alla combustione all’aperto, infine, l’accumulo di residui vegetali che per la loro naturale trasformazione in compost, normalmente stipati a bordo campo o in prossimità delle scoline, possono diventare nel tempo facile pericolo di innesco di incendi, soprattutto nei mesi estivi e, in caso di forti piogge, determinare intasamenti, allagamenti e dissesto idrogeologico.

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