Lunedì, 14 Giugno 2021
Economia

Cala l’occupazione a Lecce. Ma tutta la Puglia mostra i segni della crisi

Confartigianato scatta una fotografia poco incoraggiante: nella provincia di Lecce il tasso di occupazione cala dal 42,8 al 41,4 percento. Il tasso pugliese è del 41,8. Segnali di ripresa da Brindisi e Bat, ma insufficienti. Sgherza: "Servono azioni efficaci per la crescita"

Foto di archivio (@TM News/Infophoto)

BARI – Continua a calare l’occupazione in Puglia. Il tasso è sceso al 41,8 per cento, nonostante i provvedimenti adottati dal governo che, secondo quanto affermato dagli esponenti dell’esecutivo guidato da Renzi, sarebbero dovuti andare in tutt’altra direzione. Si tratta del parametro riferito al quarto trimestre del 2014, di cui più della metà (55 per cento) riguarda gli uomini, mentre il 28,1 per cento le donne. Gli occupati sono un milione 130 mila, mentre nel trimestre precedente erano un milione 139 mila e il tasso si attestava al 42 per cento. E’ quanto emerge da un’elaborazione dei dati Istat effettuata dal centro studi di Confartigianato imprese Puglia.

La visione complessiva dei tassi di occupazione regionali, suddivisi per anno, risulta significativa: 45,1 per cento nel 2004; 44,4 nel 2005; 45,7 nel 2006;  46,6 nel 2007 e 2008; 44,9 nel 2009; 44,3 nel 2010; 44,7 nel 2011; 44,9 nel 2012;  42,3 nel 2013. La diminuzione degli ultimi anni conferma, quindi, il persistere di una condizione ancora molto critica.

Analizzando la situazione delle singole provincie, poi, si nota come Lecce sia passata dal 42,8 al 41,4. Importante è anche il calo registrato da Foggia e Taranto. Bari si è fermata al 45,1 percento, mentre un segnale positivo di ripresa viene da Brindisi e dalla provincia di Barletta – Andria – Trani.  

«I dati elaborati dal nostro centro studi regionale – commenta Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato imprese Puglia – evidenziano l’estrema criticità della situazione occupazionale nella nostra regione. Anche nella provincia di Brindisi ed in quella di Barletta-Andria-Trani, dove il dato è in risalita rispetto al 2013, il valore assoluto risulta essere ancora troppo basso. Grande preoccupazione suscita la situazione della provincia di Foggia, in cui dal 2010 ad oggi il numero degli occupati ha subito un crollo verticale”.

“In particolare - continua il presidente - colpiscono i numeri dell'occupazione femminile: ad oggi solo poco più di una donna pugliese su quattro ha un lavoro regolare e questo è un fatto intollerabile. Auspichiamo che i provvedimenti contenuti nel Jobs Act, unitamente agli sgravi contributivi previsti dalla legge di stabilità, contribuiscano in maniera importante a sbloccare il mercato del lavoro”.

“Tuttavia – sottolinea il presidente – questi interventi da soli non bastano per generare occupazione. Sono le imprese, specie quelle piccole e medie, a creare posti di lavoro. Solo attraverso un piano organico di sostegno allo sviluppo imprenditoriale ed incisive riforme in materia di fisco, credito, giustizia civile e burocrazia, la cui ipertrofia è spesso occasione di corruzione, potremo porre le basi per una stabile ripresa occupazionale”.

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