Giovedì, 29 Luglio 2021
Economia

Apertura domenicale dei negozi: Confesercenti e sindacati si ribellano

L'associazione di categoria ha lanciato la campagna ''Libera la domenica'', per raccogliere cinquemila firme nel Salento e chiedere l'abrogazione del ''Decreto salva Italia'': quello che ha liberalizzato gli orari delle attività

Un momento dell'incontro di questa mattina

LECCE – Urgono concertazione e riposo domenicale. Terminologia di quella propensione alla conciliazione che, a partire da oggi, intende essere meno conciliante. Necessità di mediare che è emersa nell’incontro tenuto questa mattina, presso la sede della Confesercenti di Lecce.

Ha visto come tema, forse non più rovente, ma pur sempre caldo, quello della lotta alle aperture selvagge degli esercizi commerciali, alla quale dall’associazione di categoria hanno risposto con una campagna ribattezzata ‘’Libera la domenica’’.

L’iniziativa, sostenuta e condivisa anche dai portavoce dei sindacati presenti all’incontro - tra i quali Mirko Moscaggiuri della Filcams Cgil, Carmela Tarantini di Fisascat Cisl e Ilaria Serino di Uiltucs Uil -  aspira alla raccolta di centomila firme sul territorio nazionale, per l’abrogazione del cosiddetto ‘’Decreto salva Italia’’, emanato due anni addietro, che ha liberalizzato, in tutto lo Stivale, il regime degli orari degli esercizi commerciali.

Nella provincia leccese occorreranno cinquemila sottoscrizioni contro un provvedimento che, secondo i portavoce delle organizzazioni sindacali del luogo, ha creato due falsi miti: quello di un incremento occupazionale, e quello di un aumento dei consumi.conf 5-2

Ce ne sarebbe un terzo, in realtà, e coincide con la convinzione che nel resto d’Europa, gli esercizi commerciali gestiscano liberamente apertura e chiusura dei negozi . Ma salvo Gran Bretagana, Austria e Svezia, dove gli orari sono comunque ridotti e rigidamente disciplinati, l’unica eccezione sembra essere rappresentata proprio dall’Italia.

Ad aver tratto benefici dalla liberalizzazione degli orari sarebbe stata esclusivamente la grande distribuzione. Ma il 65 per cento dell’occupazione italiana è data dalla piccola e media impresa’’, ha fatto sapere il presidente dell’associazione, Salvatore Santese. ‘’Le decisioni andrebbero concertate in ambito regionale e stabilite in loco poiché solo un territorio conosce le proprie peculiarità e abitudini, questo è quanto chiediamo’’, ha proseguito.

Intanto, i dati alla mano non sembrano essere incoraggianti. Nel mix tossico dell’effetto liberalizzazione delle domeniche, quello della crisi e della pressione fiscale misto all’assenza del ricambio generazionale, nei prossimi cinque anni,  è prevista la chiusura di mila esercizi italiani.

‘’Se la capacità di spesa resta la stessa – hanno spiegato- è impensabile che le famiglie si diano agli acquisti. Al contempo, non è umano chiedere a commesse e dipendenti, di sottoporsi a simili turnazioni, senza che vi sia la tutela di un contratto nazionale''.

Il riposo, il concetto di un giorno di festa, va protetto e garantito. Lo ha ripetuto il direttore della Confesercenti, Antonio Schipa e lo ha, infine, ha ribadito anche don Nicola Macculi, della diocesi di Lecce: ‘’Ripensiamo al valore del  momenti liberi, non necessariamente in senso confessionale, ma anche laico. Che sia coltivare gli affetti, o un hobby, ma stacchiamo dal lavoro’’.

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