La crisi al centro del XVII Congresso Cgil. Arnesano: “Ripartire dall’occupazione”

Primo appuntamento presso l'Hotel Hilton. I lavori aperti dal segretario generale che ha ricordato il dramma della desertificazione produttiva in Puglia, attribuendo le responsabilità a politiche nazionali ed europee sbagliate. "Senza lavoro non ne usciamo fuori"

Una foto durante la relazione del segretario Arnesano.

LECCE – Si è tenuto oggi il primo appuntamento del diciassettesimo Congresso provinciale della Cgil Lecce. I lavori che proseguiranno anche domani nella Sala conferenze dell’hotel Hilton Garden Inn, sono stati aperti da una relazione del segretario generale Salvatore Arnesano cui è seguita una tavola rotonda sul tema “Le parole chiave per il futuro nel Salento”.

A quest'ulima hanno partecipato la partecipazione Mauro Beschi della Cgil nazionale, l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Loredana Capone, il delegato del rettore ai Rapporti territoriali dell’Università del Salento, Amedeo Maizza, l’assessore al Lavoro della Provincia di Lecce Ernesto Toma, il segretario generale Cisl Lecce Piero Stefanizzi e il segretario generale Uil Lecce Salvatore Giannetto, il vicepresidente di Confindustria Lecce Luciano Barbetta, il presidente della Camera di Commercio, Lecce Alfredo Prete, il presidente di Confapi Lecce Cosimo Pellè.

Il congresso che si svolge nell’anno del settantesimo anniversario dalla nascita della Camera del Lavoro, proseguirà nella mattinata di domani con un dibattito preceduto dall’intervento di Nicola Affatato, segretario Cgil Puglia e terminerà con gli adempimenti congressuali, l’elezione dei delegati istanze superiori, l’organismo dirigente e il collegio dei sindaci.

L’appuntamento odierno è stato invece aperto dal numero uno del sindacato leccese, Salvatore Arnesano, che ha guardato al futuro, sottolineando la volontà  di proseguire e rafforzare l’ impegno di Cgil che va nella direzione di una maggiore  coesione sociale, per l’affermazione dei diritti di cittadinanza e di pari dignità sociale, per tutti, come sancisce l’articolo 3 della Costituzione.

“Le politiche sbagliate dei governi italiani e dell’Europa hanno determinato, e determineranno ancora, un impoverimento ulteriore del lavoro e dei diritti. Il rischio che le tensioni esplodano è dietro l’angolo – ha commentato -. È necessario cambiare direzione. Il rinnovo del Parlamento europeo si deve tradurre in una nuova politica economica, in un welfare universale e solidale. Immaginiamo un’altra Europa, che preveda un sistema di politiche industriali e infrastrutturali comuni, per aumentare la capacità competitiva e la coesione sociale. Riteniamo indispensabile avviare un processo di armonizzazione fiscale, iniziando dalla tassazione sulle rendite e sui capitali non utilizzati in investimenti produttivi”.

E, rimanendo su uno scenario locale, il segretario ha ricordato come anche in Puglia le condizioni del mercato del lavoro si sono deteriorate: “I numeri della drammaticità della crisi in Puglia parlano da soli: nel primo trimestre 2013 sono cessati nella regione quasi 170 mila rapporti di lavoro. Un volume altissimo che ci pone al terzo posto in Italia, dopo Lazio e Lombardia”.

“Registriamo ormai una sostanziale scomparsa dei contratti di lavoro a tempo indeterminato, se si escludono le attivazioni in edilizia e quelle incentivate con contributi pubblici – ha proseguito -. Alla flessione dell’occupazione ha corrisposto un incremento, altrettanto rapido, del ricorso agli ammortizzatori sociali. Nel 2013 sono state utilizzate 57 milioni di ore di cassa integrazione in Puglia, con utilizzo ancora molto alto della Cig straordinaria e in deroga con un aumento significativo nel comparto dei servizi”.

In questo contesto, Cgil guarda con interesse alla richiesta che Confindustria Lecce ha inviato al ministero alle Infrastrutture e alle istituzioni locali per sollecitare il ripristino della fruibilità dello Scalo merci di Surbo: “L’intervento dei privati sulle strutture di settori economici strategici nel nostro territorio non può essere considerato un tabù, soprattutto quando la gestione pubblica e politica falliscono, come nel caso delle Terme di Santa Cesarea. Pretendiamo tuttavia di essere coinvolti in questi processi, affinché siano tutelati prioritariamente i livelli occupazionali e i diritti dei lavoratori”.

La Cgil ha voluto comunque rivendicare un ruolo attivo in un periodo estremamente critico: “Non ci siamo limitati a fare il novero delle perdite e dei caduti della crisi: così nel nostro territorio abbiamo esposto le linee guida del Piano del lavoro per il Salento, in cui, senza tralasciare il manifatturiero di qualità e l’industria in generale, abbiamo individuato nell’agricoltura, nel turismo e nel welfare i settori che possono risollevare le sorti dell’economia salentina”.

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E se la crisi non è finita ma, anzi,  il Paese sembra investito da una “crisi nella crisi”, quella economica e finanziaria si sta tramutando in una crisi istituzionale, la ricetta del sindacato è chiara: “Non sarà possibile, a nostro avviso, recuperare l’occupazione perduta, aumentare i salari ed estendere il welfare – ha concluso Arnesano -  senza una maggiore quantità e qualità degli investimenti (prima pubblici e poi privati), senza nuovi posti di lavoro, senza nuovi consumi, anche qui, prima pubblici e poi privati”.

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