Il lavoratore nel vortice della diseguaglianza sociale, “ritrovato” dai sindacati

Convegno Uil presso il rettorato per presentare il libro "Il lavoratore ritrovato" di Maglie e Benvenuto: una riflessione sul storia del sindacato e sulla strategie per impedire il sopravvento della finanza sul valore del lavoro, sulle tutele e sui diritti acquisiti

Una foto del convegno.

LECCE – Come nel celebre libro di Fred Hulman “L’amico ritrovato”, anche i lavoratori hanno rischiato e rischiano di perdere ogni giorno la loro identità, nell’asprezza della battaglia politica e sindacale per il mantenimento dei diritti. Basta un soffio per non ritrovarla più: basta che il valore del profitto si sostituisca, una volta per tutte, a quello del lavoro. “Ma noi continuiamo a credere nel diritto al lavoro e proprio nella lotta quotidiana contro i colpi inferti dal sistema politico, le manovre lacrime e sangue, stiamo riscoprendo anche il senso della rappresentanza e del sindacato”: con queste parole il segretario provinciale Uil Rua, Tiziano Margiotta, ha aperto il convegno dedicato alla presentazione del volume “Il lavoratore ritrovato”.

Un libro scritto a due mani dall’onorevole Giorgio Benvenuto, già segretario nazionale del sindacato ed il giornalista Antonio Maglie. L’incontro, organizzato presso il rettorato, ha visto la partecipazione del magnifico Vincenzo Zara, del segretario generale Uil Aldo Pugliese, del professor Aldo Balducci, ordinario di diritto del lavoro dell’Università del Salento e del numero uno di Uil Lecce Salvatore Giannetto.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito del processo di avvicinamento alla stagione congressuale sindacale ed è stata un’occasione in più per interrogarsi sugli effetti di una crisi economica che ha “sancito la supremazia della finanza sul lavoro e sulla produzione dei beni, gettando le persone nel vortice della diseguaglianza”, per usare le parole del segretario Giannetto. Per il referente Uil, gli stessi strumenti di rappresentanza risultano una soluzione insufficiente, per quanto di positivo vi sia la riforma avviata mediante il recente accordo stipulato tra i tre confederali nazionali Cgil, Cisl e Uil e Confindustria. Riforma che premia la logica dei grandi numeri.

Il professor Balducci ha dedicato il suo intervento alla recensione del libro che si snoda lungo le tappe della storia sindacale presente e passata, ma anche futura. Ed è proprio nella capacità di immaginare e programmare il futuro che, a suo dire, i mestieri del politico e del sindacalista acquistano il loro più senso più profondo: “Attualmente questa capacità non è così comune – ha commentato Balducci -, diversamente da quanto accadeva negli anni ’70 quando i quadri ed i dirigenti potevano contare sull’alta formazione delle scuole partitiche e sindacali”.

Gli autori del libro, durante questo viaggio a ritroso, si soffermano sui momenti di svolta (come le riforme della struttura sindacale e dei contenuti della contrattazione collettiva) fino ad arrivare alla condizione di “emarginazione” attuale. Per quanto, come evidenziato da molti, gli stessi sindacalisti vengano tirati per la giacchetta dal sistema politico, secondo opportunità. “Il lavoratore ritrovato” non trascura i grandi temi della globalizzazione, della flessibilità e del precariato contemporaneo, così come non mancano i cenni alle battaglie nell’Ilva di Taranto e negli stabilimenti Fiat. Cruciale è il riferimento, poi, ai due concetti di rappresentanza e rappresentatività. Così come il progetto della co-gestione (rimasto a livello puramente teorico) che ha preso piede in altri contesti europei: il caso più eclatante è quello tedesco, in cui i sindacati prendono parte ai consigli d’amministrazione delle fabbriche e hanno voce in capitolo sulle più importanti decisioni gestionali e legate alla produzione.

Dagli interventi che si sono succeduti durante il convegno è emersa, piuttosto, una tendenza ad intervenire sistematicamente sul diritto al lavoro (vedi riforme Biagi e Fornero), laddove invece le soluzioni auspicate dai sindacalisti vanno in un’altra direzione. Lo stesso autore del libro, Antonio Maglie, lo chiarisce: “Cosa faremo quanto il mondo sarà popolato da 7 miliardi di persona e l’economia europea sarà scesa fino al 10 percento del Pil? E’ necessario difendere il modello europeo fatto di tutele e investimenti nel welfare, cosa che i governi di sinistra hanno dimenticato di fare”. La produzione, in altre parole, non è in grado di ripartire se la competizione globale è giocata sui bassi salari e sul concetto di precariato.

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La storia chiama quindi il sindacato ad un’importante assunzione di responsabilità, come ha sottolineato il segretario regionale Pugliese: “Su tanti temi dobbiamo prendere decisioni univoche e chiare. E ritrovare, insieme ai lavoratori, anche l’unità sindacale”.

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