Sabato, 24 Luglio 2021
Economia

“Non toccare gli ulivi”. Contro la Xylella serve rispettare l’equilibrio naturale

Nel pomeriggio un convegno a Sannicola con il vicepresidente della commissione Agricoltura, Zaccagnini. Si teme che dietro l'allarme per la pericolosità del batterio ci siano forti pressioni speculative per l'eradicazione delle coltivazioni locali

LECCE – “Gli ulivi si stanno rigenerando e tornano in salute”. Le parole di Stefania Stamerra, la cui famiglia conduce un’azienda biologica a Parabita e membro del comitato “Terra e salute”, ridimensionano la presunta potenza devastatrice del batterio Xylella e l’imponenza delle misure di contenimento concertate tra istituzioni, tecnici e associazioni di categoria.

Quarantena e abbattimento suonano come bestemmie nella conferenza stampa convocata per lanciare il convegno “Ulivi, cura e non tortura” che si terrà presso il centro polivalente di via Sferracavalli, a Sannicola, alle 18.30 di oggi. Un gruppo di associazioni si è dato appuntamento per lanciare un messaggio antitetico rispetto a quello diffuso a reti unificate nelle scorse settimane, quando si parlava di emergenza, se non addirittura di “stato di guerra” per migliaia di alberi salentini, concentrati nel versante ionico del basso Salento.

“Il batterio non è patogeno di per sé, ma può diventarlo quando si distrugge la biodiversità e si alterano i naturali equilibri” ha spiegato Giuseppe Altieri, docente di Fitopatologia, Entomologia, Agricoltura biologica e Agroecologia a Todi, in Umbria. La convinzione, condivisa da Ivano Gioffreda e Tina Minerva del comitato Spazi popolari, è che dietro lo spettro rappresentato dalla Xylella si celi una possibile imminente speculazione da parte di alcune multinazionali interessate alla produzione di sementi e biocarburanti, ovvero legna per centrali a biomasse.

Forze economiche in grado di esercitare pressioni e muovere ingranaggi in grado di innescare un cortocircuito nella filiera dell’agricoltura biologica, che parte dalle direttive dell’Unione Europea con le migliori intenzioni riguardo a incentivi, finanziamenti, esenzioni fiscali, ma che poi si ritrova introdotti i pesticidi nella cosiddetta agricoltura integrata, con tutte le conseguenze immaginabili per la salute pubblica e per l’integrità degli ecosistemi.

Locandina Evento-3C’è una montagna di soldi intorno alle politiche comunitarie sull’agricoltura sostenibile – circa 5 miliardi di euro all’anno – ed è quindi comprensibile che interessi più o meno legittimi premano per la spartizione del bottino. Ed ecco allora che il prodotto chimica, che dovrebbe essere l’eccezione e non la regola, ricorre invece con una certa frequenza nel calderone di tutto ciò che rientra nella denominazione di agricoltura integrata, che non ha una regolamentazione né comunitaria né tantomeno nazionale.

Il mancato coinvolgimento degli agroecologi e di esperti indipendenti nelle procedure di definizione dei disciplinari regionali – che variano anche di molto, l’uno dall’altro - avrebbe facilitato quindi la deriva verso interessi commerciali. Dietro ai quali, ha dichiarato il professor Altieri, ci sono evidenti conflitti di interesse che i tavoli istituzionali colpevolmente ignorano o addirittura avallano. Gioffreda ha chiesto che nelle ricerche sulla presunta epidemia di Xylella venga coinvolta l’Università del Salento e che sia monitorato l’utilizzo dei 5 milioni di euro stanziati per far fronte alla cosiddetta “emergenza”.

All’incontro di questo pomeriggio parteciperà anche Adriano Zaccagini, vicepresidente della commissione Agricoltura, il quale a proposito della presunta epidemia di Xylella ha preso una posizione sostanzialmente isolata nel concerto istituzionale definendola in un primo momento un bluff e poi quantomeno eccessiva.

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