Mercoledì, 28 Luglio 2021
Economia

Sotto i colpi della crisi. Con le vetrine si spegne il cuore del commercio

Le ristrettezze economiche cambiano i consumi e quindi anche il volto di una città sempre votata al terziario

Foto d'archivio.

LECCE – Viste da lontano hanno le sembianze di orbite vuote, di spettri di una recessione che aleggia sulle nostre vite e le nostre città. Sono le vetrine, ormai spente e buie, delle attività commerciali che chiudono sotto i colpi di una crisi tangibile e inarrestabile. Con la crisi, infatti, cambiano i consumi e il volto della città che ospita le attività commerciali si trasforma. Le saracinesche dei negozi storici si abbassano, anche i grandi marchi abbandonano il campo per approdare nei centri commerciali o, nella peggiore delle ipotesi, scomparire. Proliferano, invece, le attività commerciali gestite da piccoli imprenditori cinesi, veri bazar di merce di scarsa qualità e pessima fattura (o dubbia provenienza). 

I dati della Camera di commercio del capoluogo salentino, evidenti e incontrovertibili nella loro cruda semplicità, raccontano i mali di un commercio che fa fatica a decollare. Nel 2013, infatti, il bilancio demografico delle imprese salentine ha subito una nuova flessione, con una differenza di –122 aziende e un tasso di crescita negativo dello 0,17 per cento. Le imprese nate nel corso dell’anno sono state 5.430, il valore più contenuto dal 2004 a oggi, a fronte di 5.552 cessazioni. Il valore più alto dal record negativo del 2009 (6.580 cessate).

Un altro dato allarmante deriva dal fatto che il 41 per cento, esattamente 2.252 imprese, è stato presente sul  mercato per non più di cinque anni. Spesso l’apertura di una nuova attività è una forma di autoimpiego, poiché non si trova un lavoro, dietro la quale non c’è un vero progetto imprenditoriale in grado di reggere le sfide del mercato, per cui moltissime imprese hanno un ciclo di vita che non supera il quinquennio. Alcuni settori tengono più di altri, primo fra tutti l’alimentare (gelaterie, rosticcerie e bar). Una crescita più che altro apparente, visto che anche qui l’andamento del mercato fluttua in base alle mode e alle tendenze.

La crisi è più evidente proprio a ridosso di piazza Mazzini, cuore mercantile della città, ove il fenomeno è più macroscopico che altrove. Numerosi i cartelli di affittasi che campeggiano dalle vetrine vuote di negozi e attività che hanno ormai chiuso i battenti. Anche grandi nomi e catene di negozi (di abbigliamento) come “United colors of Benetton”, fino a poco tempo fa punto di riferimento su via Trinchese. In molti, per sfuggire ad affitti troppo alti, hanno preferito trasferirsi. In netta controtendenza sono i kebab e i negozi per la vendita di sigarette elettroniche che avevano fatto registrare un boom a inizio 2013.

Più in generale resiste chi si rinnova e investe sul layout del negozio, cercando di restare competitivi e a rimanere a galla. Un’altra tendenza registrata è il continuo turn-over di negozi, che aprono e chiudono molto più velocemente.

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