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Foto di repertorio

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Crisi Covid, famiglie e imprese non spendono. Lo studio di Aforisma

I depositi delle famiglie leccesi sono aumentati di 285 milioni di euro; quelli delle imprese individuali e delle società fino a 5 addetti sono schizzati del 25,4 per cento

LECCE – I leccesi non spendono, siano essi cittadini o dirigenti di piccole imprese. L'economia non girà perché la fiducia nel futuro è compromessa dalla pandemia. E il timore che si possa andare incontro a mesi persino peggiori dei precedenti ha imposto una brusca frenata agli investimenti delle aziende. Allo stesso modo i cittadini, preoccupati di dover onorare nuove tasse, preferiscono risparmiare.

È questo il quadro, poco incoraggiante, che emerge da uno studio condotto dall'Osservatorio economico Aforisma: il trend dei risparmi delle famiglie ha registrato un incremento in linea con il passato; quello riferito alle aziende è cresciuto esponenzialmente.

In particolare, nel secondo e terzo trimestre 2020, da aprile a settembre scorsi, i depositi delle famiglie di Lecce e provincia sono aumentati di 285 milioni di euro, pari al 2,6 per cento e si attesta a 11 miliardi 292 milioni.
I depositi delle imprese individuali e delle società fino a 5 addetti sono schizzati del 25,4 per cento (da 683 milioni a 857 milioni).

Ancora più elevato l’incremento percentuale delle società con più di cinque addetti: 57,1 per cento (da 961 milioni a un miliardo 511 milioni). Non è mai stata registrata una variazione così alta in soli due trimestri.

Sono anche aumentati i prestiti a favore delle imprese, dopo anni di credit crunch. E i finanziamenti alle famiglie e alle attività produttive di Lecce e provincia sono saliti da 8 miliardi 161 milioni a 8 miliardi 392 milioni.

“La domanda di prestiti delle imprese aumenta per effetto delle ingenti esigenze di liquidità consequenziali al fermo delle attività per l’emergenza sanitaria, sfruttando appieno le condizioni favorevoli previste dalle norme agevolative sul costo dei finanziamenti. Dall’analisi complessiva – ha spiegato il responsabile dello studio, Davide Stasi – emergono diversi fattori che possono aver concorso alla formazione di questi dati, a partire dal decreto “Cura Italia” che prevedeva un’iniezione di liquidità per famiglie e imprese”.

“Allo stesso modo, hanno contribuito al ristagno del denaro sui conti correnti anche il rinvio delle tasse, lo stop alle cartelle fiscali e tributarie, le moratorie che hanno bloccato milioni di euro di crediti e i piani di ammortamento, nonché i prestiti garantiti erogati attraverso il Fondo di garanzia per le Pmi. Riguardo alla contrazione dei consumi – ha commentato Stasi – le famiglie hanno speso meno, non solo perché preoccupate per le incertezze sul fronte lavorativo, ma anche per le chiusure temporanee di negozi, bar, ristoranti, palestre, oltre all’impossibilità di muoversi e viaggiare”.

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