Crisi Covid e mancato rinnovo dei contratti: il Salento perde oltre 6mila posti di lavoro

A pagare di più sono state le attività artistiche, sportive, di intrattenimento che hanno avuto un calo del 17,3 per cento: lo studio di Aforisma e le riflessioni dei segretari di Cgil e Uil Lecce

Foto di repertorio

LECCE – I contratti a termine non rinnovati nel Salento hanno determinato conseguenze pesanti per il tessuto produttivo: si sono bruciati 6mila e 411 posti di lavoro, pari al 3,6 percento del totale. A pesare è stata anche la crisi del comparto turistico, aggravata dall'emergenza sanitaria.

È questo il risultato, preoccupante, di uno studio condotto da Davide Stasi, responsabile dell’Osservatorio Economico di Aforisma School of Management.

Stasi ha stilato una classifica regionale: la provincia più penalizzata è quella di Foggia, seguita da Brindisi, Lecce, Taranto, Bari e Barletta – Andria - Trani.

Nelle aziende attive della provincia di Lecce si contano 171 mila 124 addetti.

In particolare, i lavoratori dei settori alloggio e ristorazione sono diminuiti di quasi 4 mila unità, pari ad un tasso negativo del 16,8 per cento. Nell’agricoltura, si registrano mille e 497 addetti in meno; le attività di noleggio e le agenzie di viaggio hanno perso 707 unità.

A pagare di più sono state però le attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento, che hanno avuto un calo del 17,3 per cento e hanno perso 636 addetti.

In difficoltà anche il commercio che ha bruciato 407 posti di lavoro e i servizi di informazione e comunicazione che hanno perso 120 addetti.

In controtendenza il settore delle costruzioni (+358 addetti); la sanità e l’assistenza sociale (+216); il manifatturiero (+133); le attività professionali, scientifiche e tecniche (+129); le attività finanziarie e assicurative (+78).

Il commento di Fragassi di Cgil

La segretaria generale di Cgil Lecce, Valentina Fragassi, ha commentato con preoccupazione questi dati: “Purtroppo nulla di inatteso. Emerge chiaramente come il Covid si sia abbattuto sulle piccole e piccolissime imprese. Il Salento ha molto investito negli ultimi anni sulle sue vocazioni: agroindustria, turismo, cultura e spettacoli, comunicazione. Proprio i settori più in crisi e quelli i cui lavoratori sono più esposti”.

“Il blocco dei licenziamenti vieta di interrompere i contratti di lavoro a tempo indeterminato, ma non blocca le scadenze dei contratti a tempo. Ecco spiegati gli scivoloni nei settori che fanno più ampio ricorso a contratti a tempo determinato, atipici, interinali, Co.co.co., stagionali, a chiamata”, ha aggiunto.

In buona sostanza, l'emergenza sanitaria ha quindi messo in luce le note criticità dell'economia locale: “Agricoltura, telecomunicazione, turismo, eventi cultura sport e spettacolo, dove pure si sono toccate vette di eccellenza, sono realtà che si scoprono poco strutturate, incapaci così come sono di assicurare un lavoro duraturo, valido per tutto l’anno, e carico di diritti”.

Cgil è tornata a chiedere, quindi, un’inversione di rotta sul lavoro: “Governo, Regione e Comuni devono puntare sulla formazione, sul lavoro qualificato e devono convincere le aziende ad applicare i contratti nazionali, a dare sicurezza e diritti ai loro dipendenti per tutto l’anno”.

La posizione di Uil Lecce

“Il blocco dei licenziamenti fino a fine marzo e la proroga della cassa integrazione per Covid stanno salvando molti stipendi, purtroppo però per i contratti a termine non c’è scampo”, ha chiosato il segretario generale di Uil Lecce, Salvatore Giannetto.

“Questi dati sono eclatanti, ma ciò che fa ancor più rabbia è che parliamo di una situazione ampiamente prevedibile – ha spiegato -. Facciamo i conti da anni con un precariato dilagante che coinvolge non solo i giovani, ma anche gli over 50. Sappiamo che tra i 50 e i 60 anni se vieni espulso dal mercato del lavoro hai ben poche possibilità di rientrarci. Anche di queste situazioni Governo e Regione devono farsi carico con urgenza.

“È chiaro che molti di questi posti di lavoro si sono persi nel settore turistico-ricettivo, dove incide il fattore della stagionalità, ma anche nell’agricoltura, nel commercio e nel manifatturiero. Ma a pagare un alto prezzo sono anche le attività artistiche, sportive e di intrattenimento, i cui operatori proprio in questi giorni sono scesi in piazza anche a Lecce”.

Secondo Uil è quindi necessario garantire a questa platea di lavoratori un reddito di emergenza.

Altro tasto dolente è quello della sanità: “Parliamo di un settore che più di ogni altro, in questo momento, necessita di tutte le risorse utili, in primis quelle del Mes, a potenziare i reparti e il personale in servizio, le Usca, i servizi di telemedicina e a supportare la riorganizzazione dell'intera rete dei servizi sanitari territoriali chiamati a gestire questa pandemia”, ha concluso l'esponente sindacale.

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