Domenica, 13 Giugno 2021
Economia

Occupazione: i contratti a tempo indeterminato aumentano, ma col freno tirato

Nel 2015, in provincia di Lecce, numero degli occupati in crescita dell'1,4 per cento. Confartigianato Imprese molto prudente: "Servono azioni di sistema"

LECCE – Il 45,9 per cento del 2008 è ancora lontano, ma rispetto al 2014 l’occupazione in provincia di Lecce è cresciuta dell’1,4 per cento nel 2015, attestandosi al 43 per cento. Secondo un’elaborazione del Centro studi  Confartigianato Imprese Puglia,  sulla base di dati Istat e Inps, gli occupati nel 2015 sono 224mila 643 a fronte dei 217mila 945 nell'anno precedente.

In tutta la Puglia, come tutto il paese, aumentano i contratti a tempo indeterminato, diminuiscono quelli a termine e in apprendistato. In Puglia gli occupati sono ora un milione e 171mila (27mila in più sul 2014), pari al 43,3 per cento. Il saldo tra assunzioni e cessazioni è positivo per 31mila 545 unità.

La performance regionale in termini di assunzioni a tempo indeterminato è però la penultima del panorama nazionale: se la Puglia ha registrato un incremento del 23,6 per cento, solo la Sicilia ha fatto peggio con un aumento del 13,6 per cento. Al vertice c’è il Friuli Venezia Giulia con un più 109, 7 per cento, seguita da Umbria, Piemonte, Marche, Emilia Romagna e Veneto. La regione del Mezzogiorno che ha fatto meglio è la Sardegna con il 47,2 per cento. L’incremento medio nazionale è del 46 per cento.

Francesco Sgherza-4Per Francesco Sgherza, il presidente di Confartigianato Imprese Puglia, il Sud resta il grande assente dall’agenda del governo:  “È necessario poi valutare quanto di questo incremento occupazionale sia da attribuire agli sgravi contributivi. Tali benefici se da un lato hanno contribuito a sbloccare il mercato del lavoro, dall’altro hanno provocato il crollo delle assunzioni in apprendistato, disincentivando l’utilizzo di un contratto fondamentale per la formazione di lavoratori adeguatamente competenti e formati”.

“Ciò premesso – continua Sgherza –  per consolidare il positivo saldo occupazionale sul lungo periodo non possiamo prescindere da tutta una serie di sempre più urgenti azioni di sistema. Occorre migliorare sostanzialmente la normativa fiscale, garantire un agevole accesso al credito, innescare la ripresa dei consumi interni. Bisogna, in altri termini, non solo incentivare le imprese ad assumere – conclude Sgherza – ma metterle anche nelle condizioni di creare nuovi posti di lavoro”.

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