Mercoledì, 4 Agosto 2021
Economia

Dopo “Poseidon” naufraga “South Stream”. Otranto fuori dalla guerra del gas

Il primo gasdotto della Edison era stato scartato per la concorrenza più forte del Tap, con approdo a Melendugno, oggi il progetto Gazprom-Eni viene meno per la non sostenibilità economica. Col beneficio della costa salentina

OTRANTO – Fuori dalla “guerra del gas” e dagli interessi dei colossi petroliferi che gestiscono la corsa ai gasdotti: Otranto tira un sospiro di sollievo, dinanzi alla notizia, che anche il secondo condotto per il trasporto del gas in Italia dalla Russia e dall’Europa dell’Est non si realizzerà nelle sue acque e non intaccherà la bellezza del suo mare.

È di queste ore, infatti, la notizia che il tratto “South Stream” del gasdotto progettato dalla Gazprom-Eni, che doveva trasportare le energie dalla Russia all’Italia, passando dalla Grecia e dal canale di Otranto, è stato cancellato. Ad annunciarlo è stato Leonid Chugunov, capo del progetto, che ha giustificato questa scelta, evidenziando la non sostenibilità economica del tratto a sud. Il gasdotto, pertanto, si farà, ma interesserà il percorso a Nord, con approdo a Tarvisio, in Friuli Venezia Giulia, dove l’avvio dei lavori è previsto per il 7 dicembre.

Si tratta, in realtà, della seconda “fine” anticipata di un progetto di gasdotto. Il primo a naufragare è stato quello, peraltro più noto, della Edison, il cosiddetto “Poseidon”, che ben più attenzione aveva mosso alla sua presentazione: il progetto di riferimento avrebbe, diversamente da “South Stream”, condotto le risorse energetiche dalla Russia, attraverso Turchia-Grecia ed Italia, con approdo ad Otranto, sulla stessa tratta dove è collocato il metanodotto.

A sancire la fine di “Poseidon” la concorrenza spietata del Tap, l’altro progetto che ha stabilito il proprio punto di attracco a San Foca, nel territorio di Melendugno: pochi mesi fa, infatti, il consorzio azaro Shah Deniz (quello dei padroni del gas), tra i due progetti ha preferito il secondo, nonostante la Grecia e l'Italia, attraverso gli accordi stipulati nell'ultimo decennio, avessero promosso l'opzione Poseidon (in cui è presente anche Edison).

L’approdo di Otranto, dunque, era stato bocciato, contro il parere del ministero per lo sviluppo economico italiano, che riteneva fosse più concreta e facile l’attivazione di questa tratta. Com’è noto, tra l’altro, il Tap non gode dei pareri favorevoli degli enti locali e della cittadinanza attiva: quindi, il suo futuro resta un’incognita. Quanto al progetto “Gazprom-Eni”, l’accordo era stato firmato a Mosca nel 2007, con il favore del governo italiano e russo, e con gli amministratori delegati delle due compagnie gemellate, Paolo Scaroni e Alexei Miller.

Il progetto originario del “South Stream” doveva attraversare il Mar Nero dalla Russia fino alla Bulgaria, per poi dividersi in una biforcazione: un ramo verso l’Austria e l’altro verso la Grecia e poi Otranto. Doveva, appunto. Visto che dalle mappe progettuali e non solo da quelle il tratto a Sud è ormai scomparso.        

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