Doppia emergenza per il mondo produttivo salentino: "Senza liquidità, il collasso"

I presidenti di Confindustria e di Camera di Commercio descrivono lo scenario che si va profilando. Dopo aver superato questa fase critica dal punto di vista sanitario, le ferite del mondo economico saranno gravi

LECCE - Il prezzo da pagare, non solo in termini sanitari, è molto alto. L'epidemia di Covid-19, oltre a mettere sotto stress le strutture ospedaliere e tutto il sistema di emergenza e assistenza, sta portando l'intero sistema economico sull'orlo di una crisi esiziale per le famiglie, le imprese, ma anche le aziende medio-piccole. E lo sforzo che domani sarà necessario per impedire il depauperamento di una fetta consistente della popolazione non potrà essere molto diverso da quello che oggi tutti sono chiamati a dare per contenere la diffusione del nuovo coronavirus. In sintesi: a ciascuno la propria parte, guardando oltre il proprio naso. 

Il presidente di Confindustria Lecce, Giancarlo Negro, attende il varo di provvedimenti concreti da parte del governo: "Le dichiarazioni che arrivano da Palazzo Chigi sono allineate alla nostre richieste. Il problema è tradure in piani e numeri le buone intenzioni di cui stiamo sentendo parlare: le misure saranno efficaci in base all'entità delle dotazioni economiche. Si dovrà lavorare col mondo bancario per mutui e finanziamenti a medio lungo periodo, con una visione emergenziale, per garantire sostegno alle aziende più fragili e non solo a quelle che hanno una certa solidità sul fronte del credito". 

Per la fase del rilancio, che prima o poi arriverà, il leader degli industriali salentini ha uno schema in mente: "Con questa emergenza abbiamo capito la fragilità del modello globale, che ha ricadute dirette sulla vita di ogni singola persona e ogni singola impresa. Una strategia dovrà essere quella della promozione del made in Italy, che sostanzialmente abbiamo trascurato, con la certificazione per tutta la filiera produttiva che serva come un vero marchio di qualità. Anche le istituzioni devono tutelare di più il sistema Italia; penso al food, la settore della moda. Accanto a questo servono investimenti pubblici,  con un piano straordinario di infrastrutturazione che possa essere realizzato a breve. Non possiamo più restare in attesa per decenni: mi riferisco alla sanità, ai trasporti. Dobbiamo renderci conto che nulla sarà più come prima, il mercato diventerà più selettivo". 

E nello scenario oggi indefinibile della ripartenza, il mondo produttivo salentino non sarà certo in pole position: "Noi abbiamo già un'economia fragile, tutti i giorni vediamo gli impatti di questa emergenza. Stiamo supportando le aziende per la cassa ordinaria e straordinaria. Oggi stiamo ancora gestendo gli ordini già fatti nei mesi scorsi ma anche i settori che erano in ripresa - penso al calzaturiero e al tessile - sono in fase di arresto. Anche se dal 4 aprile venissero meno le limitazioni, la ripartenza sarà complicata e molto lenta". 

"La preoccupazione per quello che accadrà dopo è tanta - ci ha dichiarato Alfredo Prete, il presidente della Camera di Commercio, Industria e Artigianato di Lecce -: un virus si potrà debellare, stiamo provando a farlo tutti insieme, ma le aziende, nel momento in cui si indebitano più del dovuto, è quasi impossibile recuperarle. Quando si parla di Pmi io preciso sempre  'piccole e micro imprese': il nostro territorio è molto parcellizzato, la dimensione media è poco diffusa, per lo più parliamo di imprese a conduzione familiare o con meno di cinque dipendenti. Imprese che vivono grazie al guadagno giornaliero: se togli loro liquidità, il bilancio crolla. In un momento di crisi come questo, uno scenario del genere può provocare il disastro". 

Rispetto alle misure che serviranno per tenere in vita l'economia del territorio, Prete ha una certezza: "Spostare in avanti la riscossione di tasse, cartelle e tutto il resto non risolve il problema, non è il differimento dei termini che può sciogliere il nodo. Qui c'è bisogno di una grande iniezione di liquidità, a partire dalle imprese più piccole  anche perché, quando ci sarà la ripartenza, gli incassi non saranno quelli ordinari, almeno nel primo periodo".

Il presidente della Camera di Commercio non nasconde un timore che riguarda quella che negli ultimi anni si va consolidando come la vocazione turistica del territorio: "Per il turismo sarà un anno orribile, credo che sarà il comparto più penalizzato. La mia speranza è che, grazie ai sacrifici che stiamo facendo ora, ne usciremo prima rispetto ad altri paesi che fino a oggi mi pare stiano sottovalutando l'emergenza. Il punto è che la mancanza degli stranieri si farà sentire: il periodo di Pasqua, che oggi non sappiamo come affrontare perché le restrizioni potrebbero essere prolungate, era una base di partenza importante per la gestione delle settimane successive". 

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