Giovedì, 17 Giugno 2021
Economia

Enel distribuzione chiude le sue sedi. Il Salento ancora una volta penalizzato

La provincia di Lecce registra un dato negativo rispetto alla media nazionale: oltre il 50 percento delle unità operative e la zona di Maglie chiuderanno i battenti. Maruccia, settore elettrico Filctem Lecce: “Sarà più difficile garantire la qualità del servizio"

La sede di Lecce di Enel.

LECCE - Mentre in Italia si discute del “fenomeno Salento” e le istituzioni e gli operatori del settore studiano come meglio gestire l’aumento del flusso turistico nel Salento, Enel distribuzione, del tutto in ‘controtendenza’ secondo il sindacato Filctem Cgil, presenta un piano di riorganizzazione aziendale che penalizzerebbe il Salento, ben oltre la media nazionale, chiudendo il 50 percento delle unità operative e la zona di Maglie.

L’incontro dell’azienda con le segreterie regionali di categoria (Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil) svolto a Bari nei giorni scorsi, che nelle premesse doveva servire a esaminare le criticità esistenti, non sarebbe stato foriero di novità positive. Anzi. Secondo il coordinatore del settore elettrico Fictem, Cosimo Maruccia, si è rivelato “un mero passaggio burocratico per responsabilità della delegazione aziendale”. Quest’ultima, infatti, si sarebbe limitata a una illustrazione del documento “senza voler entrare nel merito delle scelte e senza neanche tentare di trovare una diversa soluzione, pure possibile, per tutto il territorio pugliese”.

Enel distribuzione avrebbe deciso, infatti, di chiudere l’unità operativa di Tricase assegnando territorio, clienti e linee all’unità di Casarano e di chiudere l’unità operativa di Galatina, assegnando tutto a Maglie, dove però si chiude la Zona, un’organizzazione di secondo livello con servizi specialistici. “Tutto questo significherà gestire il servizio al limite delle capacità di intervento dei tecnici e degli operai dell’Enel distribuzione – commenta il sindacalista -, specie nei periodi in cui nel Salento si riverseranno centinaia di turisti”.

A nulla servirebbero, peraltro, le rassicurazioni aziendali secondo cui gli operai non si sposteranno dalle attuali sedi. “Gli stessi saranno comunque costretti a operare su un territorio molto più vasto – precisa Maruccia -, con distanze tali da ritardare i tempi di intervento. E, inoltre, la scomparsa di unità operative preclude a nuove assunzioni che rappresentano una, seppur minima, risposta alla disoccupazione giovanile il cui dato percentuale nel nostro territorio supera ormai il 50 percento”.

La segreteria Filctem fa notare come Enel sia un soggetto industriale da cui non si può prescindere, in qualunque ipotesi di piano di sviluppo anche perché, nella distribuzione, lavora in regime di monopolio. “Ridurre la presenza nel territorio nelle sue articolazioni di base è un’offesa al Salento che merita una risposta e una mobilitazione generale, dei lavoratori Enel e dei cittadini, che hanno però bisogno del supporto delle istituzioni locali e regionali per impedire ad Enel di smarcarsi da un progetto comune di sviluppo del Salento”, conclude il coordinatore Cosimo Maruccia.

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