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Nuovi media e advertising: l’esperienza ventennale di COMMED I A

L’agenzia di comunicazione fondata da Fabrizio Benvenuto, con sede a Lecce, traghetta la piccola e media impresa nell’era del digitale, pronta agli scenari del futuro

Traghettare la piccola e media impresa nell’era digitale, sarà questa la sfida del presente e del prossimo futuro per tutte le realtà di impresa. Ne è convinto Fabrizio Benvenuto, fondatore di COMMED I A, società di Ict che opera da vent’anni accanto alle aziende che vogliono intraprendere un percorso di transizione digitale, di comunicazione sui nuovi media e di advertising. A lui che opera da un osservatorio privilegiato per comprendere il cambiamento in atto nelle imprese chiediamo i possibili scenari nel prossimo futuro.

In un contesto come quello attuale, le nostre aziende di produzione, custodi del tradizionale saper fare italiano, come vivono questa situazione?

Certamente con apprensione e un senso di insicurezza, ma è normale che sia così. Ripetere oggi quello che si è ripetuto per anni in tema di digitale e web risulterebbe stantio e forse scontato: la realtà ha imposto a tutti di guardare al mondo attraverso uno schermo di pochi pollici.

Per le aziende il discorso è lo stesso ed è quello che emerge anche dai risultati dell’Index di Dell Technologies: l’85% delle aziende italiane contro il 75,3% della media Ue ha spinto sulla “migrazione” verso il digitale. Inoltre, l’81% del panel intervistato dichiara di essere impegnato a reinventare il proprio modello di business.

È in corso una silenziosa rivoluzione digitale i cui effetti sono già visibili: le famiglie con ragazzi in età scolare da mesi fanno i conti con le lezioni in didattica a distanza o integrata e le “nonne” seguono le funzioni religiose sulla pagina Facebook che hanno aperto con l’aiuto della nipote. Ma la cosa ancora più importante ed interessante è il numero di aziende che hanno potenziato il lato digitale.

Potrebbe essere banale chiederlo, perché solo ora?

La pandemia ha solo accelerato un processo già in atto e sollecitato dai consumatori, dai clienti. Sono loro, infatti, che chiedono maggiore vicinanza ai brand, di cui vogliono conoscere meglio il servizio o il prodotto e la filiera produttiva.

Secondo l’ultima ricerca dell’Osservatorio Multicanalità, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Nielsen, gli italiani usano sempre di più Internet e gli strumenti digitali per comprare e trovare informazioni su prodotti e servizi e attivano sempre più spesso percorsi di acquisto ibridi basati sull’alternanza di strumenti e punti di contatto online e offline con il brand. Nel 2020 sono 46,5 milioni i consumatori multicanale italiani - gli utenti che usufruiscono di servizi di e-commerce o per i quali il digitale ha un ruolo nel proprio percorso di acquisto -, pari all’88% della popolazione italiana sopra i 14 anni (52,7 milioni totali) e in crescita di 2,6 milioni rispetto all’anno precedente (+6%). Questa richiesta di cambiamento dal basso è un terremoto e non una piccola scossa di assestamento.

E lato aziende cosa state registrando?

Chi aveva intrapreso un percorso di trasformazione digitale, con la pandemia in alcuni casi ha migliorato le performance aziendali, e potrà sembrare strano, chiuderà l’anno con il segno più.

Queste aziende ci chiedono di affrontare gli ostacoli principali che riguardano tre punti essenziali: una cura maggiore sulla privacy dei dati e la cyber security, l’utilizzo intelligente dei dati in loro possesso e la ricerca di finanza agevolata per continuare l’implementazione avviata in ottica “Industria 4.0”.

E’ diverso per tutte quelle realtà che non hanno mai affrontato in modo adeguato i temi della comunicazione sul web, oppure, che hanno avuto esperienze non esaltanti. Per queste abbiamo approntato dei piani ad hoc per approcciare il tema della digitalizzazione.

Quali?

Primo fra tutti, essendo anche partner PrestaShop (nda.: piattaforma open source utilizzata per realizzare siti di commercio elettronico), quello di formare e accompagnare le imprese sul mercato on line, prevedendo delle micro-consulenze gratuite per inquadrare lo stato dell’arte e consigliare i primi passi pratici da compiere.

C’è un settore che dovrebbe cogliere di più le opportunità del web?

Il web è un luogo, bisogna solo decidere se e come abitarlo, per questo non c’è azienda o settore che escluderei.

Può essere ancora più chiaro, ci dia dei numeri?

Invito tutti a “googlare” Digital Food Strategy che è il titolo dell’ultima ricerca promossa e realizzata da Casaleggio Associati dedicata alla vendita online dei prodotti alimentari che è stata presentata il 27 ottobre, guarda caso, durante un evento digitale. Nel report emerge che le aziende dell’alimentare stanno diventando sempre più smart.

La ricerca ha analizzato i dati relativi alle vendite online del 2019 delle aziende settore alimentare che registrano una crescita del 19%. Secondo le stime di inizio anno ed escludendo il delivery e i pasti pronti, il Food & Beverage online nel 2020 in Italia avrebbe dovuto raggiungere quota 653 milioni di dollari, con una crescita del 9,8% sul 2019. Le stime più recenti che considerano l’impatto del Covid hanno invece aggiornato questa cifra a 697 milioni di dollari. E nel 2024 si prevede che il settore raggiunga i 1.013 milioni di dollari, con una penetrazione in termini di user del 20,8% (6,6% in più rispetto al 2020).

Restringendo ancora di più il focus sull’Italia?

Il mercato online alimentare in Italia non arriva ancora all’1% del totale, contro il 4-8% nel resto d’Europa, ma è evidente come i brand e i produttori italiani abbiano radicalmente cambiato l’approccio nei confronti della rete, luogo di vendita e di fidelizzazione imprescindibile. Anche solo avvicinarsi alle medie europee potrebbe significare, in termini di valore economico, una diffusa crescita su tutta la filiera agro.

Pensando al nostro territorio e al fondamentale ruolo sociale ed economico che ha il settore dell’agroalimentare, la possibilità di presentare e offrire i prodotti salentini sul web, crediamo che rappresenti l’opportunità più evidente che il momento propone. Sul punto però c’è da superare un deficit di cultura e di organizzazione delle imprese.

In che senso?

La prima domanda che facciamo a chi ci chiede informazioni o una consulenza è se credono nelle strategie e nelle azioni di digital marketing. Lavoriamo e collaboriamo, usando una metafora legata al mare, con chi vuole intraprendere una “navigazione” comune, ed evitiamo di lavorare con chi non ci crede o senza volerlo “rema contro”.

Molte aziende del nostro territorio che sono fiorite e cresciute nel mercato off line, hanno considerato non in modo lungimirante l’impatto di internet e dei social network sulla conoscenza e sulla propensione ai consumi. Queste, da sempre impegnate a migliorare i processi interni, primo fra tutti l’eccellenza del prodotto finito, non hanno curato altrettanto le nuove forme di comunicazione per conquistare nuove fasce di mercato in Italia e all’estero e rendersi raggiungibili anche online. Certo, non deve essere sottovaluto l’impatto organizzativo richiesto per la gestione di ordini singoli che possono giungere 24 h su 24, 365 giorni l’anno. Ma anche su questo l’esperienza accumulata negli anni e la tecnologia in essere permette di trovare nuove soluzioni e nuovi equilibri.

Queste realtà di impresa possono ancora avviare una “trasformazione digitale”?

Certamente, anche perché non ci sono alternative, ma soprattutto, ed è qui la grande opportunità, perché un loro ingresso nel mondo web e dei social media rappresenterebbe una novità assoluta. Un’opportunità che per essere colta al meglio richiede una guida da parte di professionisti del settore.

Le ondate di Covid19 hanno costretto le aziende a ripensare la relazione tra brand e consumatore, mettendo quest’ultimo al centro. Così si sviluppano i servizi che approcciano la ricerca dei consumatori sui social media, integrando i metodi di ricerca tradizionali con le nuove piattaforme digitali e tecnologiche. L’emergenza ha portato da noi tante aziende finalmente consapevoli di non poter più prescindere dall’e-commerce, ma questa è solo la punta dell’iceberg.

Cosa c’è ancora più a fondo, ma, prima ancora, cosa intende peringresso guidato nel mondo web e social media"??

Al fine di rendere il web e i social media reali risorse per l’azienda bisogna intraprendere una consulenza che porti ad un concreto e misurabile sviluppo, rifuggendo da chi promette miracoli.

Tornando alla prima domanda, noi notiamo nei nostri interlocutori (che incontriamo in video collegamento) che c’è una rinnovata coscienza e la convinzione che la reputazione nel “nuovo mondo” è sia on line che off line o, secondo lo splendido neologismo del Prof. Floridi dell’Università di Oxford, è on linfe. Questo vale per le persone e vale, forse di più, per le imprese.

Quali passi pratici la sua società si sente di consigliare alle realtà di impresa che vogliono approcciare al mondo del web e dei social media?

Ormai lo ripetiamo come un mantra: un sito web utilizzabile da mobile, ricco di contenuti di valore e con testi indicizzati in ottica Seo; un approccio integrato ai canali social più indicati per il prodotto/servizio e una contestuale campagna pubblicitaria; il posizionamento sui motori di ricerca; un sito di e-commerce costruito da professionisti.

Secondo lei “è la volta buona”?

E’ nel nostro DNA guardare sempre avanti, lo abbiamo sempre fatto e possiamo dire che molte intuizioni degli scorsi anni si sono rivelate giuste, ma non abbiamo il dono della chiaroveggenza.

Osserviamo, studiamo e sperimentiamo sempre le tecnologie più innovative, affianchiamo i clienti per cogliere e anticipare le loro esigenze, cogliamo le occasioni per migliorare noi stessi e apprendere sempre. E’ sempre la volta buona quando c’è la possibilità di apprendere.

In questa seconda ondata dell’epidemia l’atteggiamento di chi guida le imprese e? stato meno emotivo della prima. Nei processi decisionali e nell’approccio agli affari c’e? una posizione razionale e questo porta studio, impegno, programmazione, utilizzo di nuovi strumenti, tutti elementi necessari per ripartire totalmente quando le condizioni lo consentiranno. Non crediamo alle soluzioni veloci e last minute, ma quello che dobbiamo perseguire insieme è un cammino di conoscenza secondo la direzione segnata dal “conoscere per competere”.

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