Export, miglior fatturato in dieci anni. Turchia, Russia e Arabia Saudita nuovi mercati

Il dato si riferisce al primo semestre. Traina il comparto dei macchinari, bene calzaturiero e tessile. Il presidente della Camera di Commercio, Alfredo Prete: "Le imprese che innovano riconquistano posizioni"

LECCE – Nel primo semestre del 2018 l’export delle imprese della provincia di Lecce è cresciuto tendenzialmente del 25 per cento, invertendo nettamente il segno registrato nello stesso periodo dell’anno precedente, meno 4,3.

Il risultato del Salento spicca nel contesto regionale, caratterizzato da una flessione di quasi il 4 per cento: anche per Foggia e la Bat si registra un saldo positivo, mentre per le altre province si segnala una flessione, in particolare nel Tarantino. Bene anche altre tutte le altre regioni del Mezzogiorno, come Calabria, Molise, Sicilia e Basilicata con percentuali molto superiori al dato medio nazionale.

Il fatturato estero salentino ha raggiunto la cifra di 304,7 milioni di euro, la più elevata degli ultimi dieci anni considerando il primo semestre; il saldo della bilancia commerciale è stato di 124 milioni di euro e l’apporto all’export pugliese pari all’8 per cento del totale.

“I dati positivi dell’export salentino anche nel secondo trimestre del 2018, in particolare quelli del calzaturiero e dell’abbigliamento  – ha commentato Alfredo Prete, presidente della Camera di Commercio – fanno ben sperare che la crescita non sia un fatto sporadico. L’auspicio è che il Tac torni  ad essere uno dei pilastri della struttura produttiva del Basso Salento, come lo è stato per un lungo periodo, durante il quale è stato in grado di sostenere i livelli occupazionali e quindi un relativo benessere economico delle famiglie di molti comuni della provincia”.

Il presidente approfondisce l’analisi: “La globalizzazione e in particolare la concorrenza  delle produzioni asiatiche ha letteralmente spazzato via moltissime imprese del tessile-abbigliamento-calzaturiero: basti pensare che le imprese del Tac attualmente sono 1.247, nel medesimo periodo dell’anno 2000 erano ben 2.098. I dati diffusi in questi giorni  sembrano dire che le nostre imprese, quanto meno quelle che hanno puntato sull’innovazione e sulla qualità, stanno riconquistando i mercati esteri”.

Il comparto dei macchinari e delle apparecchiature ha fatto la parte del leone con il 43 per cento del fatturato, con un incremento dello stesso valore rispetto al primo semestre del 2017. Bene anche il tessile e il calzaturiero, discreto aumento anche per il settore delle bevande (vino). Per quanto riguarda le  importazioni, le imprese salentine continuano ad acquistare prodotti alimentari, per un valore di circa 29 milioni di euro (più 3 per cento).

Svizzera, Francia, Germania restano i partner privilegiati. Gli elvetici acquistano soprattutto capi di abbigliamento e calzature; i francesi, da cui importiamo soprattutto carne, macchinari e apparecchiature così come i tedeschi che ci vendono prodotti in materie plastiche e in minor parte autoveicoli.

Il quarto mercato restano gli Stati Uniti con predilezione per macchinari, capi di abbigliamento, calzature, vino (per circa 22 milioni di euro). Buone le dinamiche con Giappone mentre in Cina si esporta per 2,8 milioni e si importa per 17,8. Da tenere in considerazione il boom vero e proprio verso Arabia Saudita, Turchia e Russia: in valore assoluto le cifre sono ancora contenute ma sono le percentuali a dare il senso della novità: rispettivamente più 322 per cento delle esportazioni verso il paese arabo, incremento del 536 per cento verso la Turchia e del 173 per cento verso la Russia. Il settore trainante è sempre quello dei macchinari e della apparecchiature. Diminuisce vistosamente, in continuità con l’anno precedente, il valore dell’export verso i paesi africani.

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Commenti (1)

  • Riguardo le ultime righe dell'articolo permettetemi un 'osservazione ironica:" se tutti gli africani sono sbarcati in Italia a chi dovremmo esportare? Ai cammelli e alle scimmie?" Pero' in quei paesi africani in guerra l esportazione di armi italiane è florida....mai sentito che breda, beretta etc etc etc siano state in crisi anche nei momenti di più nera recessione economica.

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