Riforma delle concessioni demaniali: Federbalneari punta a 500 nuovi lidi in Puglia

Incontro tra l'associazione di categoria e il sottosegretario Francesca Barracciu, impegnata in una mediazione tra le esigenze dell'Ue che impone l'azzeramento e bandi pubblici e la resistenza dei gestori che chiedono un lungo regime transitorio

LECCE – Secondo Federbalneari potrebbero essere ben 500 i nuovi stabilimenti balneari in Puglia. L’associazione che rappresenta una parte dei gestori dei lidi ha partecipato oggi ad un incontro con il sottosegretario di Stato Francesca Barracciu che sta cercando di trovare una mediazione tra la direttiva europea che vuole l’apertura del mercato secondo il regime di libera concorrenza – e quindi la decadenza delle concessioni vigenti – e le esigenze degli imprenditori che invece sono insorti davanti alla prospettiva di un azzeramento totale. Una rivendicazione giustificata con gli investimenti già fatti e con il timore che gli eventuali bandi per le nuove concessioni siano preda di grandi gruppi finanziari.

Le interlocuzioni tra la parti procedono in maniera proficua: Federbalneari assicura di aver trovato nel governo di Matteo Renzi un interlocutore attento. Le associazioni di categoria sono ora impegnate in un serrato confronto con i tecnici ministeriali per trovare una linea che possa essere sostenuta con successo davanti agli esperti dell’Unione Europea. Della delegazione che oggi ha incontrato il sottosegretario facevano parte Mauro Della Valle, vice presidente nazionale, il direttore generale Marco Maurelli, l’avvocato Danilo Lorenzo e Salvatore Di Mattina. La proposta dell’associazione è quella di inserire nei bandi per le nuove concessioni la previsione di un business plan di 30 anni, e di dare alle imprese balneari un periodo transitorio, alla scadenza del 2020, per poter riorganizzare la propria offerta turistica.

Della Valle ha voluto ringraziare personalmente Francesca Barracciu per la decisione di favorire il mantenimento delle strutture amovibili anche d’inverno – questione che aveva portato ad una forte opposizione alla stringente normativa regionale – e ha illustrato lo scenario per il quale, al netto delle spiagge libere, potrebbero essere rilasciate concessioni per mille nuovi stabilimenti in Italia, con un potenziale occupazionale di 10mila unità e un beneficio per l’erario di circa 10 milioni di euro.

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