Fioriscono le aziende agricole nel Salento: inversione di rotta inaspettata

Le aziende aumentano in tutta la Puglia: un'ottima occasione di lavoro per i giovani. Carrabba, Cia: "La riforma della politica agricola comune ora deve dare risposte concrete per la crescita"

Foto di repertorio

LECCE – La Puglia presenta un'inversione di tendenza nel comparto agricolo, per certi versi sorprendente. Dopo il brusco calo degli anni precedenti, infatti, negli ultimi mesi il settore è rifiorito e in provincia di Lecce si contano 8mila e 913 aziende attive.

Sono questi i dati di Cia-agricoltori italiani della Puglia ripresi nell’ultimo studio condotto dall’Osservatorio economico di Davide Stasi.

Anche se nell’ultimo decennio, in Puglia, si sono perse ben 11 mila 785 aziende agricole, durante il lockdown e nei mesi a seguire sono aumentate di 716 unità ed ora sono 77 mila 158 che rappresentano il 23,5 per cento del totale delle imprese attive pugliesi.

Una buona notizia per l'economia locale e soprattutto per i giovani che possono così contare su nuovi posti di lavoro. 

“In un quadro congiunturale complesso, anche la riforma della politica agricola comune deve dare risposte concrete per la crescita e la sostenibilità delle aziende agricole che, a loro volta, necessitano di figure professionali nuove e specializzate al fine di poter spingere sull’innovazione. Ad oggi, infatti, non tutti i territori e non tutte le imprese riescono a viaggiare alla stessa velocità e chi rimane indietro spesso fatica a tenere il passo degli altri. Sono necessarie, perciò, nuove e più equilibrate regole, al fine di sostenere anche le aziende agricole di piccole e medie dimensioni che si trovano a competere sui mercati globali”, ha commentato Raffaele Carraba, presidente Cia Puglia.

“Agricoltura e tecnologia sono un binomio senza tempo – ha aggiunto Stasi -. Nell’epoca dell’emergenza pandemica, l’agricoltura deve centrare nuovi obiettivi, come l’utilizzo, senza sprechi, delle risorse idriche, la fertilità del terreno e il miglioramento della resa; ed ancora, lo sviluppo di applicazioni che vanno dall’ottimizzazione produttiva e qualitativa alla riduzione dei costi aziendali, dalla minimizzazione degli impatti ambientali con sementi, fertilizzanti, agrofarmaci fino al taglio del consumo di carburanti. Il settore primario necessita di nuove figure professionali per il crescente ricorso all’automazione, all’intelligenza artificiale, alle machine learning, ai droni e non solo”.

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