Domenica, 1 Agosto 2021
Economia

Gasdotto, Confidustria e Ance temono la lentezza italiana e la concorrenza croata

L'associazione degli industriali e quella dei costruttori raccolgono con allarme l'ipotesi paventata da Giampaolo Russo in un convegno a Roma. La Croazia ha da un anno formalizzato accordi per accogliere una derivazione dell'opera energetica

LECCE – Confindustria Lecce ribadisce il suo convinto sostegno al progetto di gasdotto di Tap. L’associazione degli industriali teme, infatti, che l’opera prenda la strada della Croazia, che esattamente un anno addietro ha firmato un memorandum d’intesa con Albania e Montenegro per la costruzione di una derivazione dal troncone principale che dal Paese delle Aquile dovrebbe approdare a San Foca, marina di Melendugno.

A materializzare i “fantasmi” di una deviazione definitiva vero l’alto Adriatico un passaggio dell’intervento di Giampaolo Russo, country manager di Tap per l’Italia, in un convegno parallelo al G7 dell’energia, in programma ieri ed oggi a Roma. Russo ha confermato la disponibilità del consorzio di modificare la scelta di San Foca, ma ha lamentato la mancanza di iniziativa politica e di coordinamento.

La diplomazia lavora senza sosta: Latorre a Baku

Intanto il pugliese Nicola Latorre, presidente della commissione Difesa del Senato, è in visita ufficiale in Azerbaijan, dove si trovano i giacimenti di gas interessati dal progetto, per discutere anche di relazioni economiche. L’attività diplomatica è intesa e non è mai cessata: sempre nella capitale azera, a Baku, si era precipitato in pieno agosto l’allora presidente del consiglio dei ministri, Enrico Letta, per congratularsi con il consorzio Shah Deniz II, proprietario dei giacimenti del Mar Caspio e partecipato da colossi energetici come British Petroleum e Statoil, per la scelta di investimento miliardario che dovrebbe portare il gas in Europa, via Salento. E prima di Letta nella capitale azera ci sono stati viceministri e sottosegretari.

La partita che si sta giocando in questi mesi – e a maggior ragione ora che i tecnici del ministero dell’Ambiente sono chiamati ed esprimersi definitivamente sul progetto – è di straordinaria portata geopolitica e di non facile comprensione: l’Europa da una parte vuole affrancarsi della dipendenza dalla Russia, ma dall’altra non chiude le porte a Mosca che, attraverso il South Stream, è disposta a far arrivare il gas di Gazprom fino al cuore del Vecchio Continente. Rispetto a questo scacchiere internazionale, il dibattito territoriale ha una valenza oggettivamente marginale.

Confindustria e Ance: “Trasferimento come grave sconfitta”

L’associazione degli industriali salentini e quella dei costruttori edili sono preoccupati del fatto che l’Italia possa perdere “un’infrastruttura strategica per lo sviluppo” e per questo auspicano un tavolo a livello nazionale “che chiuda in tempi rapidi e certi la fase istruttoria e di ricognizione”.

“Il gasdotto trans-adriatico Tap – recita una nota a firma di Piernicola Leone de Castris e di Giampiero Rizzo, numeri uno rispettivamente di Confiddustria e Ance - è un investimento fondamentale, che contribuirà a calmierare il costo dell’energia e a rendere più indipendente il nostro Paese dalle fonti energetiche provenienti dalla Russia.

Non manca certo la precisazione per la quale “il progetto debba essere realizzato nel massimo rispetto dell’ambiente e con la condivisione del territorio, senza che però vengano alzati steccati puramente ideologici o alimentati da preconcetti. Su opere di tale portata occorre ragionare con serenità, poiché si corre davvero il rischio di perdere occasioni di crescita che porterebbero lavoro e contribuirebbero ad allineare i costi energetici italiani (oggi più 30 per cento) a quelli europei, con evidenti vantaggi per la competitività delle imprese ma anche per cittadini ed istituzioni.

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