Sabato, 24 Luglio 2021
Economia

Il futuro di Omfesa passa per Trenitalia. Prossima convocazione del tavolo al Mise

Operai sul piede di guerra dopo la notizia che i curatori fallimentari avrebbero concesso a Ferrovie dello Stato di ritirare le ultime carrozze semi-lavorate. Sit-in presso prefettura: il 13 appuntamento a Roma. Allarme vigilanza nello stabilimento di Trepuzzi

LECCE – Da Trenitalia, ancora una volta, passa tutto. E l’ex monopolista delle ferrovie nazionali  è il grande protagonista della vertenza Omfesa. Interlocutore imprescindibile del prossimo vertice ministeriale che, ora, guarda ad una data certa: il 13 dicembre alle 10, presso la sede del dicastero romano del Lavoro, si incontreranno (ancora una volta) tutti gli attori della vicenda che ha  messo in ginocchio la storica azienda metalmeccanica di Trepuzzi. Quindi le parti sociali, i vertici regionali, Trenitalia ed i curatori che gestiscono le procedure di fallimento dell’impresa. 

L’appuntamento, annunciato dall’ assessore regionale al ramo, Leo Caroli, in collegamento telefonico con la prefettura di Lecce, è il frutto dell’ennesima mobilitazione messa in atto dai lavoratori:  quasi novanta operai appesi a quel filo sottile della speranza che è la “mobilità”.

Famiglie che non hanno alcuna intenzione di mollare la presa e non si rassegnano a veder crollare un altro pezzo del pilastro produttivo del Nord Salento, ormai fallito. O Fatto fallire, come denunciano da tempo. La miccia che ha scatenato la protesta è stata la notizia della disponibilità concessa dai curatori fallimentari di Omfesa di portare via il lavoro ancora presente nello stabilimento industriale: 25 carrozze semi-lavorate, che da mesi giacciono in uno stato di abbandono e che potrebbero facilmente ritornare nelle mani di Trenitalia. A Ferrovie dello Stato, unica grande committente della società metalmeccanica, spetta l’ultima parola: dalla sua decisione di bloccare la lavorazione di quell’ultima commessa,  potrebbero infatti dipendere le sorti lavorative di 85 persone. “L’esito della causa civile promossa da Trenitalia contro Omfesa, al fine di ritirare le carrozze che si trovano a Trepuzzi, è una delle poche speranze a cui ancora si aggrappano gli operai”, conferma l’esponente locale di Fiom Cgil, Salvatore Bergamo. Senza trascurare, però, le prospettive future di un rilancio dell’azienda che passano da un’attiva ricerca di nuovi soggetti imprenditoriali, disposti a rilevare quel che resta di Omfesa.

Dopo quasi due mesi di silenzio, intanto, gli operai sono tornati a farsi sentire sotto i portoni della prefettura di Lecce per sollecitare la convocazione di quelli che definiscono “i famosi tavoli romani”, a proposito dei quali nulla si è saputo nonostante la fiducia, espressa dalle istituzioni, nella collaborazione assicurata da Trenitalia.  Ora che l’appuntamento al Mise è stato fissato, al netto delle proteste in via XXV luglio e del blocco del traffico sull’arteria durato una buona mezz’ora, si guarda a due obiettivi: convincere il colosso ferroviario a fare un passo indietro e lavorare su un accordo capace di attrarre nuovi investimenti imprenditoriali.

Nel corso della mattinata i sindacalisti di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil e gli operai hanno incontrato anche il presidente della curatela fallimentare, Silvestrini, per sciogliere due nodi: innanzitutto il calcolo delle spettanze individuali che, tra stipendi mancanti all’appello e Tfr, non è ancora completo. E poi nello stabilimento sembra essere scattato un vero allarme “vigilanza”: ripetuti episodi di furti e danneggiamenti di materiali ed attrezzature fondamentali per la lavorazione della carrozze, stanno impensierendo gli operai che hanno sporto denuncia presso i carabinieri. “I curatori dovrebbero preoccuparsi anche di tenere sotto controllo lo stabilimento, prima che al suo interno non rimanga più nulla”, ha commentato Bergamo al margine dell’incontro.

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