Economia

Il piano del lavoro nel Salento. L’invito della Camusso ad invertire la rotta

La leader nazionale di Cgil ospite a Lecce di una tavola rotonda incentrata sui temi della crescita e dello sviluppo. "Questo Paese vive un clima da dopoguerra, con profonde diseguaglianze sociali. Serve un orizzonte cui guardare"

LECCE – Il leader nazionale della Cgil, Susanna Camusso, ospite a Lecce della tavola rotonda incentrata sui temi del lavoro, descrive un Paese raso al suolo dalla crisi economica. Elencando le molte somiglianze che accomunano l’Italia di oggi con quella nazione che, negli anni ’50, ai piedi della seconda guerra mondiale, era tutta da reinventare.

La relazione introduttiva del convegno è affidata al segretario generale di Lecce, Salvatore Arnesano: una lunga panoramica sul territorio salentino che, anno dopo anno, ha conosciuto il tramonto delle sue eccellenze produttive. E non ce n’è per nessuno: dal settore metalmeccanico (un nome per tutti, Omfesa di Trepuzzi), al ben noto fallimento dei comparti calzaturiero e manifatturiero (vedi gli imperi andati in fumo di Adelchi a Tricase e Filanto a Casarano). Fino al crollo dell’edilizia, la  prospettata chiusura degli uffici giudiziari periferici, la crisi degli istituti bancari ben rappresentata dal caso Mps. E poi il boom del ricorso agli strumenti della cassa integrazione in deroga regionale che, nell’ultimo mese, ha registrato un incremento del 229 percento rispetto all’anno precedente.

Un segno, inquietante, dei tempi che corrono velocissimi, inseguiti a stento “dai governi che si sono succeduti, incapaci di fare scelte coraggiose”.

I saluti di rito del prefetto Giuliana Perrotta, che quotidianamente si trova alle prese con i nodi delle vertenze sindacali approdati sul suo tavolo, del presidente della provincia di Lecce, Antonio Gabellone e del sindaco Paolo Perrone, sono seguiti dalla tavola rotonda vera e propria. La discussione si accende grazie al contributo delle domande provenienti dai social network e rischia di avvitarsi, tra polemiche e fischi in sala, sul tema delle grandi infrastrutture ancora da cantierizzare. Come il raddoppio della strada Maglie – Otranto su cui si sfiorano, fino quasi a scontrarsi, le diverse posizioni del presidente della Camera di commercio, Alfredo Prete e del numero uno della Asl di Lecce, Valdo Mellone.

Ma è di sviluppo, crescita, occupazione che si torna rapidamente a parlare, con un occhio rivolto all’annoso freno della burocrazia che tiene sotto scacco le piccole imprese. L’altro puntato, invece, sui vincoli imposti dal patto di stabilità che rende inutilizzabili milioni di euro da destinare alle aziende, come ha ricordato la vicepresidente regionale Loredana Capone.

Ospiti del dibattito anche Gianni Forte, segretario regionale Cgil, Piernicola Leone De Castris, presidente di Confindustria Lecce, Fabio Lazzari di Confagricoltura Puglia  ed i due sindaci dei comuni di Tricase e Nardò, Antonio Coppola e Marcello Risi che, proprio insieme a Cgil, hanno sottoscritto un protocollo destinato al reimpiego dei lavoratori che usufruiscono degli ammortizzatori sociali. Uno strumento che, solo a Nardò, ha permesso la stabilizzazione di 14 unità di personale precario proveniente dal comparto dei lavori socialmente utili.

L’ultima parola spetta, quindi, alla segretaria Camusso, ben intenzionata a ribaltare la logica dei luoghi comuni. A partire dal quel ritornello del “siamo tutti sulla stessa barca” che viene presto rispedito al mittente. Decenni separano l’Italia di oggi da quel Paese sul lastrico del dopoguerra: anni di crescita e sviluppo. Eppure “i dati non ci forniscono la percezione delle cose, la gente ritiene ancora di vivere in una società profondamente diseguale”. Forse più di prima, insinua la leader sindacale che si pone alcune domande sui cosiddetti “investimenti necessari”.

A partire dalla “dubbia” utilità del fioccare continuo dei grandi centri commerciali che, come hanno sottratto spazio e fette di mercato ai pesci piccoli del commercio. Secondo la Camusso ogni investimento dovrebbe essere intrapreso in relazione a due fattori: lo sviluppo che produce, anche in termini di occupazione, e la qualità della vita umana su cui incide.

La ricetta anti-crisi e anti-precarietà della leader ha tre ingredienti: qualità, ricerca, innovazione. “Nell’epoca in cui ci si è inventati il precariato, il lavoro non è più considerato una leva su cui investire in qualità, ma un costo da abbattere”.

“Il fallimento della politica neoliberista – prosegue- dimostra che senza programmazione e l’intervento del pubblico, un Paese da solo non ce la fa”. In buona sostanza mancherebbe un orizzonte più lontano a cui guardare. E cui avvicinarsi a piccoli ma decisi passi. “Cominciamo da una riforma coraggiosa, quella della pubblica amministrazione, che non si basi sul concetto comune che vuole cancellare il pubblico in quanto sinonimo di inefficienza – conclude -. La sfida si gioca sulla trasparenza e su una legislazione finalmente uniforme”.

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