Economia

Imposte locali e persino "tasse tassate": una scudisciata da 11mila euro

Uno studio di Confartigianato mette a nudo il peso nefasto di una fiscalità contorta sulle micro e piccole imprese Irap, addizionale regionale e comunale Irpef, Tasi, Imu e indeducibilità di quest'ultima che produce un sovrappiù di 930 euro

@TM News/Infophoto

BARI – Tasse su tasse e persino tasse tassate. E fare impresa diventa, appunto, un’impresa: si stenta a uscirne vivi.

L’ultimo studio di Confartigianato imprese Puglie sulle imposte locali ha svelato come meccanismi contorti producano un effetto nefasto sulle tasche e forse persino sulla psiche. A volte non si capisce nemmeno che cosa si paga.  Di certo, la media non è bassa e soprattutto per le piccole imprese possono essere dolori.

Il calcolo, infatti, è stato svolto prendendo in esame un’azienda tipo, che vanti, cioè, cinque addetti fra lavoratori dipendenti e indipendenti. Ebbene, sul groppone pesano Irap, addizionale regionale Irpef, addizionale comunale Irpef, Imu e Tasi con un importo medio nelle province pugliese che oltrepassa i 10mila euro. E non solo. A quest’esborso bisogna aggiungere un aggravio medio di 930 euro di “tassa sulla tassa”. Una delle tante italiche follie, a ben vedere.

In parole povere, l’analisi sulle norme di applicazione dei tributi comunali per gli immobili ha evidenziato un sovraccarico di prelievo fiscale dovuto all’indeducibilità dell’Imu. Da qui si genera quello che Confartigianato, non a caso, definisce “l’effetto perverso” di tasse sulle tasse, con un extra-gettito di Irpef e Irap. Facendo gonfiare il prelievo locale del 9 per cento. La media finale è di 11mila e 252 euro all’anno per le sole principali imposte locali.

L’impatto dei tributi, come detto, è stato calcolato su un’impresa-tipo con tre lavoratori dipendenti (reddito medio di 20mila e 600 euro) e due indipendenti (reddito medio di 39mila e 710 euro). L’incremento del prelievo, spiega il centro studi dell’associazione, è stato trainato dal boom della tassazione immobiliare. Questa ha colpito soprattutto le micro e piccole imprese.

Entrando nel dettaglio, una ditta della provincia di Bari paga, per i cinque tributi, 10mila 260 euro, ai quali si aggiungono 922 euro per l’indeducibilità dell’Imu, per un totale di 11mila e 182 euro. Un’impresa della provincia di Barletta-Andria-Trani sborsa 10mila e 81 euro, più 915 per la “tassa sulla tassa”, per totale di 10mila e 996 euro. Un’azienda di Brindisi versa 10mila e 268, oltre a 858 euro per l’indeducibilità dell’Imu, per un totale di 11mila e 126 euro. Una di Foggia spende 10mla e 390 euro, più 943, per una somma di 11mila 333 euro. Una di Lecce corrisponde 10mila e 355 euro, più 951, per un importo complessivo di 11mila e 306 euro. Una di Taranto 10mila e 505 euro, più 959, per un totale di 11mila e 464. La media per ogni azienda pugliese è di 2mila e 250 euro per ciascun addetto.

“I dati elaborati dal nostro centro studi – commenta Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato imprese Puglia – mettono a nudo una situazione ormai insostenibile, specialmente per le piccole imprese. Sono i risultati di un federalismo mal concepito e mal attuato che ha prodotto un sistema di tassazione ingarbugliato oltre ogni comprensione, scaricando a livello locale la maggior parte della pressione fiscale. Troppe tasse, peraltro pagate in modo troppo complicato, non sono certo un buon viatico per la ripresa”.

“Si continua a parlare della riduzione dell’Irap – prosegue -, ma le piccole imprese, ossia la quasi totalità nel Paese ed anche nella nostra regione, sono quelle che meno beneficiano di tale intervento”. Secondo Sgherza “occorre assolutamente districare il trittico Imu/Tasi/Tari: la semplificazione è il primo passo da compiere per consentire al contribuente di comprendere cosa e perché sta pagando”. Quindi, “va ridotta la tassazione sugli immobili produttivi: è un’assurdità che vengano considerati alla stregua di seconde case”.

“Infine – conclude il presidente – è ora che il governo passi dalle promesse ai fatti, dando seguito alla delega fiscale. La determinazione dei redditi delle imprese in contabilità semplificata secondo il criterio di cassa in modo tale che le tasse si paghino sulle fatture realmente incassate o la definizione del nuovo regime forfetario sono provvedimenti che non possono più aspettare, perlomeno se vogliamo dare una chance al Paese di agganciare la ripresa”.

Anche perché, Confartigianato ricorda che negli ultimi dieci anni l’Italia è la nazione in Europa che ha registrato la più alta crescita della pressione fiscale, con un aumento di 4,2 punti percentuali e arrivando nel 2015 al 43,4 per cento del Pil.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Imposte locali e persino "tasse tassate": una scudisciata da 11mila euro

LeccePrima è in caricamento