Domenica, 25 Luglio 2021
Economia

Iacobucci, riconversione mancata e stipendi in ritardo. Provincia sollecita il ministero

I 170 operai dell'ex manifattura tabacchi reclamano un lavoro che sembra privo di sbocchi. Dopo le proteste degli ultimi giorni, sindacati ed il presidente Gabellone s'incontrano per chiedere i conti alla riconversione. Polemica accesa: "E' una truffa"

LECCE – La tredicesima per i lavoratori ex Bat, riassorbiti nell’azienda Iacobucci, potrebbe essere rateizzata fino al mese di giugno 2014. E lo stipendio che già veniva corrisposto in due soluzioni, questo mese è stato versato con abbondante ritardo e solo al culmine di esasperate proteste. “E’ come se l’azienda stesse prendendo tempo”, commenta la segretaria confederale Cgil Daniela Campobasso che con tono rassegnato ricostruisce le tappe di una riconversione mancata, che si è tradotta in un “fallimento”.

Così è stato considerato quell’accordo firmato nel dicembre del 2010 che avrebbe dovuto assicurare il mantenimento dei livelli occupazionali dopo la dipartita del colosso britannico delle sigarette ‘British American Tobacco’ dal territorio. Eppure negli ultimi tre anni, gli operai confluiti nelle tre società Ip - Korus, Hds e Iacobucci Mk, non possono dire di aver dormito su due guanciali.

Anzi, mese dopo mese, le proteste non sono mancate per via dei licenziamenti, dei piani industriali poco convincenti ed in seguito all’attivazione della cassa integrazione, tanto per riavvolgere velocemente il nastro di una vertenza a dir poco complicata. E apparentemente senza soluzione, al netto delle continue denunce sul mancato controllo della situazione, pervenute fino ai piani alti di Roma. L’intento di sindacati e lavoratori è stato sempre quello di inchiodare Bat agli impegni presi tre anni addietro, ma i risultati non si vedono.

Ed ancora, a distanza di tre anni, si torna a parlare della manifattura tabacchi di Lecce. Questa volta dal punto di vista degli operai Iacobucci, 93 dei quali hanno già terminato le prime 13 settimane di cassa ordinaria e si apprestano a completarne altre 13, per quanto le ultime 4 non siano state ancora autorizzate dai sindacati.  I lavoratori dovrebbero occuparsi (a rotazione) della produzione dei carrelli porta vivande per aerei di linea, “perché di fatto questa è l’unica linea di prodotto che impegna, o dovrebbe impegnare, lo stabilimento di Lecce”, spiega la segretaria Fiom, Annarita Morea. Davanti a loro si spalanca uno scenario preoccupante fatto della più totale incertezza lavorativa. E la loro ultima manifestazione risale appena al 23 dicembre quando, in occasione del tradizionale scambio di auguri in casa Forza Italia,  hanno portato la propria disperazione fin sotto l’ingresso dell’hotel Tiziano.

Il dramma occupazionale di 170 operai ha avuto come sbocco immediato la convocazione di un incontro presso la Provincia di Lecce tenutosi questa mattina alla presenza dei sindacati di categoria. Da Palazzo dei Celestini è pervenuto l’impegno a sollecitare, nuovamente, il ministero del Lavoro per far luce sulle tappe saltate di una riconversione fallimentare. Lo stato dell’arte e le prospettive future delle tre aziende rimangono tutt’altro che chiare.

In buona sostanza, ritornano gli annosi dubbi sull’efficacia del piano firmato nel 2010: “Quell’accordo a mio avviso è servito solo a consentire a Bat di andarsene dal Salento senza preoccuparsi del principio di responsabilità sociale e prendendo un finto impegno con le maestranze”, commenta senza mezzi termini Anna Rita Morea. “Si è capito che vi è zero lavoro e zero commesse – aggiunge Fernando Vergine di Failms Cisal -. Il 9 gennaio avremo un altro incontro per capire cosa abbia in mente l’azienda per il futuro. Nell’attesa, che speriamo non serva ad alimentare false speranze, adesso ci piacerebbe che qualcuno delle istituzioni dicesse apertamente che la riconversione è stata una truffa, noi per primi ci prendiamo questa responsabilità senza tirarci indietro, ma bisognava combattere, e non avallare, quel verbale ministeriale in cui si sanciva che la Bat aveva adempiuto ai suoi impegni, liberandola così dagli obblighi della riconversione”. 

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