Economia

Iniziative per la mobilità di Mps. “Una beffa” denunciano i lavoratori

Nella sede di Lecce della banca una parte di lavoratori è stata esternalizzata. Ora Mps si muove in una direzione che non piace agli interessati. Dura la loro reazione in una nota: "Perché questa disparità di trattamento?"

Una recente manifestazione (foto di repertorio).

LECCE – L’ennesima, presunta, “beffa” ai danni dei lavoratori leccesi esternalizzati dalla banca Monte dei Paschi di Siena si sarebbe compiuta l’11 novembre, in occasione delle celebrazioni per San Martino. Una data che coincide, casualmente, con gli 11 mesi trascorsi dalla decisione dell’istituto bancario di affidare ad una società esterna, appunto, il servizio di back office.

Gli interessati hanno diffuso una nota piuttosto dura in cui fanno riferimento al progetto “muoversi in rete”. Si tratta, spiegano loro, di “un’iniziativa nata dall’adozione di un modello di relazioni sindacali basato sul metodo del confronto e del dialogo quale strumento indispensabile per ricercare, nel rispetto dei reciproci ruoli, soluzioni coerenti rispetto all’implementazione dei progetti del Piano industriale”.

In altre parole, precisano i lavoratori, “il progetto nasce dalla carenza di personale che si è generata in alcune aree, anche pugliesi, a seguito dei prepensionamenti”. Fondato su “un accordo ed una disponibilità” che la banca non avrebbe accordato, invece, ai dipendenti interessati dalla cessione.

Vani sono stati, infatti, gli innumerevoli tentativi di trovare una soluzione alternativa alle esternalizzazioni. “Ed ora apprendiamo invece che, in barba alla coerenza ed al rispetto verso uomini e donne che credevano alla propria azienda, si accorda una mobilità ben retribuita, aprendo le porte a tutti i dipendenti che ne facciano semplice domanda”. 

Ma non era sufficiente, si chiedono i lavoratori a questo punto, proporre un’alternativa simile ai dipendenti confluiti nell’azienda ‘Fruendo srl’?

L’offerta della banca Mps sembrerebbe allettante. Per i lavoratori che si rendono disponibili a trasferimenti sul territorio italiano, infatti, la banca offre incentivi, in base alla distanza chilometrica dall’attuale sede, che vanno dai 2mila agli 8mila euro a titolo di “bonus di ingresso” e si riconoscono indennità di disagio annuale da 4mila a 10mila euro annui, oltre all’alloggio. Il tutto per tre anni, trascorsi i quali si può decidere di ritornare nell’area territoriale di appartenenza o prolungando per altri due anni (o cinque) con il beneficio del solo alloggio. “Meglio di così”, commentano amareggiati gli autori della nota.

Ma perché quest’opportunità non è stata concessa ai lavoratori di Lecce, si chiedono gli interessati. “Eppure tra di noi ci sono lavoratori che avrebbero potuto utilizzare il fondo di solidarietà e ce ne sono molti altri disposti da sempre ad andare in filiale con domande di trasferimento ferme da anni – aggiungono loro-. Quindi sarebbe bastato assecondare le richieste senza neanche mettere sul piatto una proposta economica così allettante e dispendiosa”.

Ma nel corso di questi 11 mesi, quindi, che cosa sarebbe cambiato? “Adesso i soldi da proporre ai dipendenti ci sono? – proseguono i lavoratori - E allora i giorni di solidarietà, l’azzeramento del contratto integrativo aziendale e tutta la spending review subita?”

Ritornando indietro nel tempo i dipendenti ricordano che, all’epoca dei fatti, per evitare le esternalizzazioni era stato anche proposto di innalzare i giorni di solidarietà dagli attuali 6 a 12, facendo “scivolare tutti quei lavoratori che hanno speso i migliori anni della propria vita dentro un’azienda che li ha scacciati senza appello”. Mentre “i restanti avrebbero fatto la loro parte pur di mantenere il proprio posto di lavoro sicuro e non divenendo contro loro volontà dei fornitori generici di servizi”.

Quelle giustificazioni relative al percorso di esternalizzazione che “avrebbe contribuito a sanare i conti ed a creare maggiore efficienza sono definite, senza appello, “bugie”.

“I conti sono sotto gli occhi di tutti – tuonano gli interessati- . Nonostante: gli aiuti di Stato (i cosiddetti Monti Bond) e due aumenti di capitale (uno fatto da 5miliardi di euro ed uno in programma da 2,5 miliardi) proprio ieri è stata approvata l’ennesima trimestrale in profondo rosso, accumulando 1,15 miliardi di perdite nei primi nove mesi dell’anno 2014. Ed in tutto questo si dichiarano, nel comunicato stampa Mps, degli utili da cessione di investimenti per circa 7 milioni di euro nel primo trimestre, derivanti dalla plusvalenza correlata alla cessione di attività amministrativa e di back office alla società Fruendo srl, proprio noi. Siamo considerati una plusvalenza contabile e non delle persone in carne ed ossa”.

Per ciò che riguarda l’efficienza, invece, “si è costretti ad incentivare una mobilità a caro prezzo pur di ricoprire le vacanze create dagli scivoli pensionistici: 1066 esuberi esternalizzati, circa 1300 prepensionamenti circa 1300 e adesso sorge l’esigenza di personale”. 
In conclusione la nota denuncia una presunta disparità di trattamento, poiché l’attuale management si sarebbe dimostrato “sordo e cieco” nei confronti degli esternalizzati, non concedendo la garanzia di reintegro in caso di crisi aziendali del cessionario, ma adesso “si assiste ad una rivoluzione in tema di mobilità”.

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