Economia

Incognita posti di lavoro in Monte Paschi. Interrogazione in Regione sull’esternalizzazione

Il consigliere regionale Buccoliero interroga la giunta chiedendo di chiarire la situazione di 182 impiegati salentini a rischio con il nuovo piano industriale. Si attiva anche il deputato Pd, Teresa Bellanova che non condivide la posizione dell'Abi

Un cartello dei lavoratori di Mps durante l'ultima viista di Massimo D'Alema.

LECCE – Sono quasi duecento i posti di lavoro a rischio all’interno delle filiali salentine del Banca Monte dei Paschi di Siena, conseguenti alla decisione di esternalizzare le attività di back office. La guardia rimane alta sulla vertenza che interessa i banchieri, tanto che oggi è intervenuto anche il consigliere regionale Antonio Buccoliero definendo questa eventualità “un destino beffardo per i lavoratori”, alla luce degli aiuti finanziari che l’istituto di credito ha ricevuto dallo Stato, al fine di evitare il fallimento.  Buccoliero ha già presentato un’interrogazione urgente, a risposta scritta, al presidente della Giunta regionale e all’assessore alle attività produttive sottolineando come “in un momento di profonda crisi occupazionale, dove numerose vertenze lavorative sono in attesa di risposte, il Salento è ulteriormente gravato dal rischio licenziamento con cui circa 182 lavoratori salentini”

“Come si evince anche dalla stampa, nei giorni scorsi – prosegue lui - , Mps ha presentato l’ultimo piano industriale in base al quale un ramo dell’azienda , a partire dal 1 gennaio 2014, verrà ceduto ad una nuova società di servizi, che darà il via all’esternalizzazione del back office”.

“Stando alle notizie trapelate i lavoratori, tutti di giovane età, saranno i più penalizzati, dal momento che tale operazione, che in primo momento doveva riguardare circa 2 mila lavoratori sparsi in tutta Italia, toccherà solo il 52 percento dei lavoratori totali, ossia solo mille, ma ad essere colpito sarà soprattutto il Salento, dove i lavoratori interessati dal licenziamento corrispondono al 70 percento, cioè 182 dipendenti salentini sui 267 totali”, prosegue Buccoliero.

Considerato poi che nell’agosto del 2012 lo stesso Consiglio regionale approvò, all’unanimità, un ordine del giorno con il quale s’impegnava il governo regionale ad assumere ogni azione utile a sostenere i lavoratori salentini della MPS, il consigliere chiede un ennesimo e tempestivo intervento del Consiglio regionale, mediante un apposito ordine del giorno, finalizzato a chiarire la situazione lavorativa dei 182 bancari.

Buccoliero propone, inoltre, di organizzare un’adeguata azione politica locale per portare all’attenzione del governo nazionale tale vertenza, considerato che lo Stato, come è noto, ha destinato ad Mps 4 miliardi di euro. “Sarebbe sicuramente un fallimento nazionale se oggi l’azienda procedesse al licenziamento di 182 persone, buttando nel baratro dell’incertezza altrettante famiglie e un intero territorio”, conclude lui.

La vertenza è anche sotto la lente d’ingrandimento del deputato del Pd, Teresa Bellanova che afferma di seguire con grande attenzione “ la protesta contro la disdetta unilaterale anticipata dei contratti nazionali, per il   mantenimento del fondo di solidarietà, e contro le minacce di nuovi tagli a occupazioni e retribuzioni e concordo con i 309mila lavoratori delle aziende di credito che ritengono quanto mai arrogante, oltre che irricevibile e improponibile, l’atteggiamento dell’Associazione bancaria, anche alla luce del consistente bonus fiscale per gli istituti di credito previsto dalla legge di stabilità”. 

Teresa Bellanova, parlamentare Pd per la Puglia, componente dell’ufficio di presidenza del Pd alla Camera, si dice “poco convinta” della posizione assunta dall’Associazione bancaria relativamente alla disdetta anticipata dei contratti nazionali, soprattutto in vista di quanto previsto dalla prossima legge di stabilità e alla luce del sostegno che le banche hanno ricevuto in questi anni. Ed annuncia l’intenzione di intervenire sul governo, con atti parlamentari, affinché impegni l’Abi a revocare quanto deciso.

“Non credo che sostegno alle banche – prosegue lei - abbia come obiettivo la remunerazione del capitale finanziario, piuttosto un ruolo attivo e dinamico del sistema bancario in questo momento di grande crisi e di grande sofferenze per le imprese e per le famiglie. Naturalmente non dimentichiamo come la scomparsa, nella maggior parte dei casi, delle banche territoriali, sia pure nell’ambito di un più complessivo riassetto e riordino del sistema, abbia prodotto problemi ed impasse per gli stessi territori, costretti a un paradosso abnorme: lì dove avveniva la raccolta, non avvenivano gli impieghi. Il che oggi ci consente di chiedere alle banche conto delle loro scelte e del loro operato, soprattutto quando in sostegno del sistema bancario arriva lo Stato, e il denaro pubblico”. 

 “Seguiremo  l’evolversi della vicenda  che ha avuto come primo risultato quello di ricompattare il fronte della rappresentanza sindacale – assicura il deputato - . Nel frattempo, e già fin d’ora, ci aspettiamo che il governo segua con eguale attenzione non solo questo ennesimo attacco al lavoro, e al sua valore, ma anche il modo in cui gli istituti di credito utilizzeranno il bonus fiscale. Forse un osservatorio specifico non guasterebbe, anche per evitare la fastidiosa sensazione che quello del sistema delle banche sia, nel nostro paese, una sorta di terra di nessuno, potentemente autoreferenziale, sorda ai bisogni delle imprese, e in crisi per ragioni del tutto differenti da quelle attinenti la loro mission. Se peraltro è vero, come appare, che anche le sofferenze sono il risultato di una discrezionalità senza limiti nell’uso del denaro, orientato più da amicizie e clientele che dai business plan delle imprese”.

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