Economia

Involuzione del mercato del lavoro. Uil: “Occorre invertire bruscamente la rotta”

I segretari Uil di Lecce hanno fatto il punto della situazione: precariato, investimenti nulli, compressione dei diritti e perdita del potere contrattuale porteranno al collasso. Loy, segretario confederale: "Senza aziende non c'è lavoro". Fassina, Pd: "La ricetta liberista ha fallito"

LECCE – Sopravvivere in una società precaria. E’ possibile? E com’è possibile uscire dal pantano in cui l’Italia, in un buona compagnia di tutto il mondo occidentale, è scivolata? Una risposta al tema cruciale per un’intera giovane generazione ha tentato di offrirla, oggi, il sindacato Uil di Lecce. O meglio: il primo passo è stato quello di approfondire la questione all’interno di un convegno dal titolo evocativo, “l’involuzione del mercato del lavoro”, organizzato dalla categoria Uilca presso l’’hotel Leone di Messapia a Cavallino.

Diritti compressi, interventi legislativi di dubbia utilità (vedi Jobs act), diseguaglianze sociali, indebolimento del potere contrattuale dei lavoratori, marginalizzazione del sindacato e prospettive di ripresa economica sono stati i temi al centro di un dibattito di ampio respiro presieduto da Salvatore Giannetto, segretario generale Uil Lecce, cui hanno partecipato Oronzo Pedio, segretario Uilca, l’onorevole Stefano Fassina, l’assessore al Lavoro della Regione Puglia Sebastiano Leo, il professor Gaetano Veneto, docente di diritto del Lavoro dell’università di Bari. Il compito di chiudere i lavori è stato affidato, invece, a Guglielmo Loy, segretario confederale Uil.

“Siamo ancora ben lontani dal poter parlare di uno stato di benessere della nostra occupazione– hanno spiegato i segretari Giannetto e Pedio –. Seppur in presenza di un calo del tasso di disoccupazione e di inattività a livello nazionale, i numeri assoluti, ci parlano di oltre 3 milioni di disoccupati, di cui 600 mila giovani. Al contempo assistiamo all’esorbitante crescita del lavoro accessorio, pagato attraverso i così detti voucher, dove si annida il precariato, nonché all’ascesa del lavoro a tempo parziale involontario, ossia ad orario ridotto in mancanza di occasioni di impiego a tempo pieno. Ed ancora, a suffragare in Puglia il precario stato di salute della nostra economia è rappresentato dall’aumento delle imprese che ricorrono alla mobilità ordinaria. L’occupazione al Sud rimane una priorità assoluta: è chiaro a tutti, infatti, tranne a questo governo, che con un Mezzogiorno che arranca, distante dal Nord e dal resto d’Europa, la crescita e lo sviluppo del Paese resteranno una chimera”.

Il giudizio di Giannetto rispetto all’operato dell’esecutivo si è rivelato impietoso: “Il governo Renzi si dimostra arrogante nel suo costante rifiuto del dialogo con le parti sociali. Le recenti riforme hanno modificato l’intero impianto del mondo del lavoro e, se anche l’attuale e debole ripresa economica dovesse consolidarsi, questa legislazione renderà particolarmente amaro il periodo post-crisi”.

Il principale errore, riconosciuto dai sindacalisti, che ha minato alla base le riforme legislative è stato quello di non considerare le effettive condizioni del lavoro e dei lavoratori. Marginalizzando diritti e tutele, come se “il licenziamento facile fosse l’unico fattore capace di assicurare il successo e la competitività delle imprese”, ha spiegato Oronzo Pedia, evidenziando tutti i risvolti drammatici di questa correlazione forzata. Primo tra tutti, l’allargamento della forbice sociale: il 20 percento degli italiani detiene, da solo, il 61 percento della ricchezza nazionale. Ed il sindacato, considerato un fardello e additato quale fattore di ritardo nella ripresa economica, sembra avviato ad un ruolo di mera testimonianza: “Questa propaganda che continua contro di noi ha avuto, come unico effetto, quello di ridurre sensibilmente il potere contrattuale dei lavoratori, aggravando le iniquità sociali”, ha chiosato Pedia.

E, a proposito di involuzione del mercato del lavoro, i dati della provincia di Lecce, tristemente noti, meritano comunque di essere rispolverati: 180 mila disoccupati, un giovane su due è in cerca di lavoro ed alla gravissima “disoccupazione intellettuale” (quella dei diplomati e laureati) si è aggiunta la piaga degli over 50 tagliati fuori dai giochi.

Quali, dunque, le possibili soluzioni? Per Guglielmo Loy non vi sono scorciatoie: “La strada maestra per uscire dalla crisi è solo una: smuovere l’economia, puntando sugli investimenti e favorendo l’insediamento di imprese vere nel Mezzogiorno. Se non esistono le aziende, tutto il resto diventa una chiacchera. Per attraversa questa strada è necessario, preliminarmente, intervenire sui fattori che bloccano lo sviluppo e applicare la fiscalità di vantaggio: le ricerche dimostrano come, paradossalmente, il Sud sia gravato da una maggiore pressione fiscale a livello locale, nonostante il livello di reddito pro capite sia sensibilmente più basso. Aggiungiamo quello che può e deve fare il sindacato: favorire, puntando su buoni contratti di lavoro, l’occupazione che deriverà da queste misure”.

Una ricetta simile è stata proposta dal deputato Fassina: “Il governo continua ad applicare la ricetta liberista, dominante nell’eurozona, che considera il precariato un strumento di crescita economica. Bisogna invertire radicalmente la rotta, ripartendo dagli investimenti per creare occupazione, allentando il patto di stabilità interna così da permettere ai Comuni di finanziare le piccole opere, che riguardano le scuole o la salvaguardia del territorio, così da ridare respiro alle persone. Passo dopo passo bisogna imboccare un’altra strada”.

Anche Sebastiano Leo, fresco della nomina ad assessore regionale, ha puntato lo sguardo in avanti, puntando sui timidi segnali di ripresa che fanno ben sperare: “I dati offerti dall’Osservatorio regionale sul lavoro indicano una certa dinamicità della situazione pugliese: già da tempo stiamo lavorando alla riqualificazione professionale delle persone, 21 mila finora, mentre altri 17 mila disoccupati stanno per avviarsi su questo percorso grazie al progetto  regionale welfare to work”.

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