Italia Nostra tuona contro porto turistico di Otranto: “Oltraggio alla storia”

L'associazione si schiera con la Soprintendenza al Paesaggio: "Le opere non possono violare vincoli ambientali, archeologici e paesaggistici". Gli ambientalisti si dicono pronti a ricorrere contro eventuali autorizzazioni

LECCE - Si possono concepire nuove opere e calarle dal cielo “violando” luoghi sacri della storia collettiva? La domanda retorica, da cui parte la riflessione dell’associazione ambientalista, Italia Nostra, per esprimere la propria contrarietà al porto turistico di Otranto, è questa. Dopo l’appello a firma di alcuni intellettuali, urbanisti, architetti e docenti universitari, che hanno espresso solidarietà alla Soprintendenza al Paesaggio, messa sotto accusa per il proprio diniego al progetto di Condotte d’Acqua, nella conferenza dei servizi dello scorso 1° aprile.

Secondo Marco Parini, presidente di Italia Nostra, quello che è avvenuto nella proposta d’infrastruttura è esattamente un intervento “inaccettabile nel cuore della storica Otranto” e “un oltraggio alla storia”: “La nuova opera – chiarisce -, se realizzata, cancellerebbe l'immagine millenaria del porticciolo davanti al sistema fortificato, uno dei monumenti più insigni del Salento, distruggerebbe l'ecosistema a mare e a terra per far posto a nuovi insediamenti edilizi che nulla hanno a che fare con quel luogo ricco di fascino e storia”.

Gli attacchi alla Soprintendenza sarebbero ingiusti, in quanto l’ente si è limitato a svolgere il proprio dovere di tutela del patrimonio, senza piegarsi ai voleri di gruppi di potere economici e politici. Italia Nostra annuncia di voler ricorrere contro i provvedimenti autorizzativi che metteranno a rischio, sia a mare che a terra, il luogo, violando un’area sottoposta a vincolo paesaggistico sin dal 1975, a tutela archeologica e monumentale: l’opera, infatti, sarebbe “in contrasto con tutte le misure vigenti di pianificazione urbanistica e di tutela ambientale, paesaggistica e culturale così come esaustivamente indicato nel parere elaborato dalla Soprintendenza di Lecce, nel parere negativo espresso anche da Arpa/Puglia e le riserve espresse dall'ufficio Ambiente della Provincia di Lecce”.

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