Laurea breve? Sì, ma non certo per trovare lavoro

Il mercato del lavoro non si arricchisce dei laureati cosiddetti "riformati". Molti conseguono la laurea breve per continuare a studiare. Fallito l'obiettivo dell'inserimento immediato nel lavoro

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Per la prima volta quest'anno è possibile raccontare, in forza della consistenza numerica, il destino dei laureati di primo livello dell'Università "riformata". A un anno dal conseguimento del titolo, AlmaLaurea ha fotografato, Ateneo per Ateneo, il salto nel mondo del lavoro di tutti i laureati post-riforma (i cosiddetti "triennali") del 2005: quanti lavorano, quanti invece continuano gli studi, lo stipendio degli occupati, la stabilità dell'impiego. Si tratta di quasi 80mila dottori di 41 università italiane. I neolaureati di primo livello dell'Università del Salento coinvolti sono 1.084. Il dato rilevante è che, a un anno dalla laurea, non sono ancora apprezzabili valori come la stabilità del lavoro (raggiunta nel medio periodo) e il guadagno è influenzato da chi lavora, ma contemporaneamente continua a studiare.

Pesa inoltre, nella lettura dei dati, la componente di chi, al termine della laurea di primo livello, prosegue gli studi e non si rivolge direttamente al mercato del lavoro oppure prosegue il lavoro iniziato prima della laurea (si tratta di 40 occupati su cento a livello nazionale). "I laureati di primo livello, in generale, si laureano prima, sono più giovani e più regolari. E quando cercano lavoro lo trovano come i colleghi pre-riforma, addirittura con guadagni lievemente superiori - commenta Andrea Cammelli, professore dell'Università di Bologna e direttore di AlmaLaurea - Ma le loro intenzioni (per scelta o necessità?) sono altre: continuare a studiare. L'unico obiettivo della riforma che pare mancato, infatti, riguarda il passaggio anticipato, con la laurea triennale, dei giovani nel mondo del lavoro".

Ed ecco la situazione dei laureati triennali dell'ateneo del Salento. Ad un anno dal conseguimento del titolo i laureati di primo livello presentano un tasso di occupazione pari al 32 per cento contro il 48,5 per cento del totale Atenei: il 14 per cento è dedito esclusivamente al lavoro, una quota superiore (18 per cento) coniuga la laurea specialistica e il lavoro (la media nazionale è del 16 per cento). Il tasso di occupazione risulta, dunque, inferiore alla media nazionale in virtù del fatto che un maggior numero di laureati continua la formazione e non sceglie di immettersi subito nel mercato del lavoro. A un anno dalla laurea il 78 per cento continua la formazione con la laurea specialistica (la media nazionale è del 60 per cento): il 61 per cento è impegnato esclusivamente negli studi, mentre, come si è detto, il 18 per cento studia e lavora. La principale motivazione all'origine della prosecuzione degli studi con la specialistica è data dalla volontà di completare e arricchire la propria formazione (55 per cento), mentre il 40 per cento dei laureati ha sentito questa come scelta "quasi obbligata" per accedere al mondo del lavoro. Solo 5,5 laureati di primo livello su cento, non lavorando e non essendo iscritti alla laurea specialistica, si dichiarano alla ricerca di lavoro. La media nazionale è del 5 per cento. Fra i laureati di primo livello occupati 31 su cento proseguono l'attività intrapresa prima della laurea (la media nazionale è del 40 per cento). La stabilità del lavoro risente ovviamente del fatto che una quota proporzionalmente più elevata, rispetto alla media nazionale, dei laureati occupati dell'Ateneo del Salento in realtà coniuga il lavoro con lo studio (18 per cento ) e quindi è impegnato in misura maggiore in attività lavorative non stabili.
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Questo ha influenza anche sul guadagno. Ad un anno dalla laurea il lavoro stabile riguarda 29 laureati su cento (la media nazionale è del 43 per cento), soprattutto grazie alla diffusione dei contratti a tempo indeterminato che caratterizzano il 22 per cento degli occupati (si tratta prevalentemente di laureati che proseguono il lavoro precedente alla laurea). Il 48 per cento degli occupati dichiara invece di avere un contratto atipico; in particolare, il 27 per cento dei laureati occupati ha un contratto di collaborazione, il 18 per cento è assunto tempo determinato, i rimanenti hanno un altro contratto atipico. Ad un anno dal conseguimento del titolo il guadagno mensile netto dei laureati di primo livello è pari a 713 euro (la media nazionale è di 991 euro), con notevoli differenze tra chi prosegue l'attività lavorativa iniziata prima del conseguimento del titolo e chi l'ha iniziata al termine degli studi di primo livello. Chi lavora e contemporaneamente è iscritto alla specialistica ovviamente guadagna meno di chi si dedica solo al lavoro (da 636 a 807 euro).

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