Lavoratori del fisco sul piede di guerra: chiedono fondi e un'iniezione di personale

Si riuniranno in assemblea, il 23 gennaio, per reclamare un fisco più giusto. I sindacati: "Assistiamo a passerelle ma servono più dipendenti per combattere l'evasione fiscale"

LECCE – Non hanno percepito i bonus per la produttività e gli organici del personale sono destinati ad assottigliarsi per effetto dei prossimi pensionamenti. In più c'è da rivedere l'organizzazione interna per rendere più efficace l'azione del fisco, specialmente sul versante della lotta all'evasione.

Sono questi i motivi principali che spingeranno i dipendenti dell'Agenzia delle entrate e dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli ad incrociare le braccia per due ore. La mobilitazione è stata indetta per la giornata di domani, 23 gennaio, dalle sigle Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa, Flp e Confsal/Salfi: il personale di tutti gli uffici contemporaneamente si riunirà in assemblea per fare il punto della situazione e decidere le azioni da intraprendere.

Come si diceva, nonostante da due anni abbiano centrato tutti gli obiettivi fissati nelle convenzioni stipulate con il ministero dell'Economia, i dipendenti non hanno percepito il salario di produttività. In più sarebbero costretti a fare i conti con gravi lacune organizzative che non consentirebbero di fornire servizi adeguati, quando invece occorrerebbe inasprire i controlli sull'evasione fiscale. E i pensionamenti imminenti rischiano di peggiorare la situazione.

A conti fatti, i sindacati prevedono una sforbiciata del personale, entro la fine dell'anno, pari a circa 4 mila e 500 unità. Poche le assunzioni in vista, pari a sole 500 unità. A questo vanno sommati i disagi per gli utenti che si sono verificati dopo la chiusura degli uffici territoriali di Maglie e Gallipoli. I sindacati lamentano anche il taglio dei fondi per la categoria e l'assenza di interlocutori per i dipendenti: l’Agenzia delle entrate è senza direttore generale da dicembre e a gennaio andrà in pensione anche il direttore vicario; il comitato di gestione non è stato rinnovato.

Su scala nazionale almeno quattro direzioni regionali sono senza vertice e più del 30 percento delle direzioni provinciali non hanno un direttore. “La politica non è stata capace di nominare né i direttori dell’agenzia né i comitati di gestione, la cui nomina spetta invece al solo ministro dell’Economia”, denunciano i sindacalisti.

“Sinora – aggiungono – abbiamo atteso con molto senso di responsabilità perché il governo aveva promesso soluzioni con il decreto fiscale e la legge di bilancio. Dopo il 10 dicembre, data fissata per un incontro con il viceministro Misiani e successivamente dallo stesso cancellata, il governo è sparito dai nostri radar e le promesse fatte sono state disattese”.

“A dispetto di tutto ciò – proseguono i rappresentanti delle parti sociali – si continua ad assistere alle passerelle televisive di chi assicura che nel 2020 dalla lotta all’evasione fiscale arriverà un tesoretto di oltre 3 miliardi”. In queste condizioni l’Agenzia delle dogane e dei monopoli dovrà affrontare la scadenza del 31 gennaio, data prevista per la Brexit, che comporterà un aumento esponenziale delle operazioni doganali in Italia. “Stiamo difendendo i nostri salari – concludono loro – e, soprattutto, il nostro diritto e dovere di lavorare per lo Stato in maniera concreta ed efficace, con un’organizzazione moderna e funzionale”.

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