Lunedì, 26 Luglio 2021
Economia

Lavoratori e imprese si tendono la mano. Il modello della contrattazione spiegato da Cisl

Il sindacato ha promosso una tavola rotonda sulla necessità di promuovere la contrattazione di secondo livello, decentrata, come leva per uscire dalla crisi. “Sostituire il blocco degli interessi con un modello partecipativo capace di creare sviluppo e sostenere l’occupazione”

LECCE – La contrattazione di secondo livello, quella tra le parti sociali e le imprese, come volano dell’economia in una condizione di stagnazione. E quindi di crisi. Se n’è discusso nel corso della tavola rotonda organizzata dalla Cisl di Lecce, presso l’hotel Hilton Garden Inn di Lecce, cui hanno partecipato i segretari generali e delle varie categorie insieme alla controparte delle associazioni datoriali rappresentate da Piernicola Leone De Castris, presidente Confindustria Lecce, Giuseppe Petracca, direttore Confapi Lecce, Amedeo Giuri, direttore Confartigianato Lecce, Diego Lazzari, direttore Confagricoltura Lecce e Antonio Rizzo, direttore Confcommercio Lecce.

I lavori sono stati aperti da Salvatore Castrignanò che ha illustrato l’evoluzione del quadro normativo e contrattuale di riferimento. Antonio Nicolì ha poi relazionato sulle opportunità aperte dalla contrattazione territoriale, e quindi decentrata, nonostante l’esistenza di due fattori di forte penalizzazione come la congiuntura economica sfavorevole ed il noto arretramento del Meridione, laddove le differenze sono più difficili da colmare. Secondo il segretario generale aggiunto di Lecce, la riforma del sistema contrattuale rappresenta l’unica vera riforma che il Paese è riuscito a realizzare in questi anni, grazie al suo slancio verso la modernizzazione capace di rispondere ai cambiamenti dei sistemi economici e produttivi. Le parole d’ordine di questo cambio di passo, inevitabile nella voragine della crisi, sono “adattabilità, flessibilità e competitività”.

Nicolì ha sostenuto la necessità, quindi, di superare la classica separazione per blocchi sociali che vede contrapposti imprenditori e lavoratori, associazioni datoriali ed organizzazioni sindacali, per improntare gli scambi secondo un modello partecipativo. “La contrattazione di secondo livello non può che operare in uno schema di riconoscimento reciproco – ha spiegato -, di condivisione di obiettivi, scambio di informazioni”.

Le novità della contrattazione consisterebbero, quindi, nell’adozione di sistemi di flessibilità contrattata, di formazione mirata alla crescita professionale, di welfare contrattuale: tutti strumenti capaci di favorire contemporaneamente l’innovazione delle imprese e la buona occupazione. Del resto il Sud, ha precisato il segretario, non sarebbe nuovo a queste dinamiche: “E’ stata già adottata, nel corso del tempo, una strategia difensiva, diffusa e spontanea, basata anche sul ricorso ai contratti di solidarietà, su una flessibilità contrattata dell’orario di lavoro, sull’apparizione dei cosiddetti contratti di prossimità”.

Se è vero che il Paese esce travolto da gli ultimi cinque anni di crisi che hanno indebolito il sistema delle relazioni industriali, anche la contrattazione è stata vissuta in chiave “difensiva”, spiega il segretario nazionale Cisl, Luigi Sbarra, al fine di salvaguardare specifici interessi da un lato, e posti di lavoro dall’altro. Già dal 2009, però, spiega il segretario, si sono visti i primi segnali di cambiamento, frutto di un impegno comune teso a sostenere sia la competitività delle imprese nello scenario globale, sia a migliorare le condizioni economiche e salariali dei dipendenti. “Da anni lavoriamo per operare un decentramento della contrattazione, spingendola verso il territorio ed all’interno delle aziende”, conferma Sbarra, sottolineando come il fine ultimo sia quello di inventare un nuovo sistema di regolazione dei rapporti tra capitale e lavoro, modellato sulle singole esigenze e peculiarità delle imprese e del relativo tessuto socio-economico.

Alla base di questi processi c’è però bisogno di una “forte volontà” dei soggetti chiamati a contrattare, precisa il segretario regionale Teodoro di Maria: “Il sindacato è una parte importante ma anche le associazioni imprenditoriali devono fare azione di promozione verso quest’importante strumento, considerato che molto spesso gli accordi sottoscritti non vengono neppure rispettati”.

Se c’è un rinnovato spirito di partecipazione, gli interessi possono trovare un punto di mediazione in grado di sostenere la crescita”. In Puglia non mancano neppure gli esempi di buone pratiche da seguire: “Per la prima volta siamo riusciti ad elaborare un accordo specifico, su base regionale, per il settore artigianale – prosegue il segretario – che si è dato obiettivi di crescita comune, rappresentando i problemi specifici della categoria alla parte pubblica chiamata  a fare programmazione sugli investimenti e sulla formazione professionale”.

Altri esempi di contrattazione sul territorio sono stati illustrati dai segretari di categoria:Salvatore Greco, della Fai, Carmela Tarantini di Fisascat, Donato Congedo di Filca, Maurizio Longo di Fim, Sergio Calò di Femca.

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