Martedì, 3 Agosto 2021
Economia

Filanto e Tessiltech, in centinaia senza cassa. Pressing sul ministero

Quasi 700 lavoratori a causa delle nuove norme sulla richiesta di concordato preventivo, potrebbero attendere molti mesi prima di ottenere la cig straordinaria. Molte aziende sono già state escluse dalla proroga della cassa in deroga

Foto di repertorio

LECCE - I sindacati e all’associazione degli industriali di Lecce  accendono un faro sul problema della concessione della cassa integrazione straordinaria per le aziende richiedenti il concordato preventivo. La vicenda riguarda, nello specifico, la totalità dei lavoratori del gruppo calzaturiero Filanto, oltre quelli dell'azienda Tessiltech di Casarano: una platea che ammonta, quindi, a quasi 700 maestranze.

Nella lettera inviata al presidente della provincia di Lecce, Antonio Gabellone, al prefetto Giuliana Perrotta ed all’intera deputazione salentina, i tre confederali (Cgil, Cisl e Uil), le categoria Femca, Filctem e Uiltec insieme a Confindustria Lecce fanno luce su una “gravissima” situazione che si creata nell’intera provincia, in seguito al ricorso che molte aziende hanno fatto della nuova procedura di concordato preventivo.

Si tratta di una norma entrata in vigore l’11 settembre 2012 in seguito al ‘decreto sviluppo’ dell’esecutivo Monti che ha notevolmente semplificato le procedure concorsuali, tra cui la procedura del concordato preventivo, appunto, sancita dall’articolo 161 della legge fallimentare. Grazie a questa novità le aziende possono presentare al Tribunale richiesta di ammissione al concordato preventivo per poi, in un arco di tempo non inferiore a 90 giorni e comunque prorogabile, presentare il piano completo.

“Molte società hanno quindi fatto ricorso alla cassa integrazione straordinaria per procedura concorsuale ai sensi dell’articolo 3 della legge 223 del ‘91”, scrivono i sindacati che elencano i casi più importanti nel panorama industriale salentino: Filanto spa, Tecnosuole srl, Zodiaco srl, Labor srl, Italiana Pellami srl, Tessiltech srl, per un totale di 600 persone.

Cosa è accaduto, dunque? Che la decorrenza degli ammortizzatori sociali è stata richiesta successivamente all’istanza di ammissione alla procedura di concordato, ma prima che fosse emesso il relativo decreto di approvazione. Queste aziende si trovavano, inoltre, nelle condizioni di non poter ottenere una proroga della cassa in deroga, avendo fatto ricorso a questa tipologia di ammortizzatore sociale ben oltre la soglia dei 24 mesi fissata nell’accordo tra Regione Puglia e parti sociali del 1° febbraio 2013.

“Le parti sociali si sono trovate quindi costrette a cercare un ammortizzatore sociale alternativo alla cig in deroga per non lasciare centinaia di lavoratori privi di una forma di sostegno al reddito”, proseguono i sindacati. Nella prassi, però, le nuove procedure viaggerebbero su una tempistica troppo lunga: tra la richiesta dell’azienda e l’approvazione del Tribunale possono trascorrere addirittura molti mesi.

Il ministero del Lavoro, dal suo canto, risponde che la decorrenza della cassa non può essere anteriore all’emanazione del decreto di ammissione. Una precisazione che getta nel panico centinaia di famiglie: “I lavoratori interessati potrebbero trovarsi sprovvisti di qualunque copertura per parecchi mesi”. La richiesta avanzata dalle parti sociali e dagli industriali è quindi quella di intervenire sul ministero competente affinché riconosca la cassa straordinaria a decorre dalla data di presentazione della richiesta di ammissione al concordato preventivo, anziché quella di emanazione del decreto di approvazione.

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