Domenica, 25 Luglio 2021
Economia

Lavoro 2013. Centinaia di contratti a rischio, cresce la tensione sociale

L'anno si chiude nel solco più profondo della crisi. Decine le vertenze, trascinate da un tavolo istituzionale all'altro, fondi in esaurimento per gli ammortizzatori sociali, contratti in scadenza e licenziamenti alle porte. Un bollettino di guerra

Addetti alle pulizie delle scuole occupano via XXV Luglio.

LECCE – Fine dell’anno, tempo di bilanci a tutto tondo. E se non fosse per il contrappeso della vita privata, la speranza che il 2014 possa iniziare sotto una buona stella sarebbe davvero remota per migliaia di lavoratori salentini. L’esercito dei disoccupati e cassa integrati ha visto ingrossare le proprie fila negli ultimi dodici mesi con una velocità ampiamente prevista, ma comunque sconcertante. E non ci sono cifre che tengano né grafici, né sommari riassunti di un intero anno vissuto sotto lo scacco della crisi che possano tenere di fronte alla disperazione che quotidianamente va in scena per le strade della città.

Saranno indicativi, senz’altro, i report che periodicamente forniscono le organizzazioni sindacali sull’andamento degli ammortizzatori sociali il cui ricorso cresce in maniera esponenziale. Fino al limite del possibile, dell’immaginabile, con un segno rosso perennemente presente a denuncia di un sistema di welfare che poco alla volta si sgretola. Fino quasi a crollare sotto il peso del debito pubblico e delle istituzioni che arrancano alla ricerca dei famosi fondi per rifinanziare il cuscino della mobilità e della cassa integrazione. Cuscino senza il quale, è bene dirlo, la caduta libera sarebbe stata fragorosa e dolorosissima.

In Puglia il nodo del 2013 è stato il rifinanziamento dello strumento (usato e abusato) della cassa in deroga, la cui esiguità di risorse e conseguenti restrizioni per le aziende che presentassero richiesta, per un soffio non ha seminato il panico tra gli aventi diritto. Se il cielo del 2013 sulla testa dei lavoratori avesse avuto un colore sarebbe stato quello del verde petrolio di un barile raschiato fino in fondo, per quanto l’atteggiamento di chi si arrischia a dire le cose come stanno venga sempre definito “allarmistico”. Ma in tempi di vacche magre come si può riuscire a far prevalere  l’ottimismo cieco?

Bisognerebbe chiederlo ai diretti interessati: metalmeccanici, manifatturieri, operai del comparto alimentare, vigilanti, addetti alle pulizie e persino impiegati di banca che si ritrovano quotidianamente ai piedi della prefettura per reclamare il rispetto di diritti elementari. Per ore in piedi, per giorni all’erta, perennemente in attesa di risposte. Letteralmente rimbalzati da un tavolo all’altro (sull’asse Lecce- Bari –Roma e ritorno)  in attesa di quelle vaghe risposte istituzionali tanto minime quanto utili a rinfocolare la speranza.

Così ai piedi di un anno logoro, se proprio si vuole volgere lo sguardo indietro, ci si affaccia alla finestra di un recente passato in cui la cronaca sindacale era ai margini dell’interesse pubblico. Appaiono quasi remoti, infatti, i tempi in cui l’occupazione di palazzo Gallone a Tricase, per mano dei lavoratori Adelchi, faceva scalpore: quella vertenza si concluse con un nulla di fatto, ma era solo l’inizio.  Il crollo di quell’ impero calzaturiero, nell’impotenza generale, fece da apripista al collasso di numerose altre aziende.

tandoi 3-2Da Omfesa a Filanto, dalla British American Tobacco alle esternalizzazioni della banca Monte dei Paschi di Siena, dai cantieri bloccati delle strade regionale 8 e statale 275, fino ai venti di crisi nel pastificio Molino Tandoi e nel caseificio San Lazzaro, fino al comparto sanitario (l’eterna Sanitaservice) e scolastico, con gli addetti alle pulizie sull’orlo del nulla.  Quella vertenza era, appunto, un’anteprima dell’attuale presente fatto di manifestazioni, proteste e sit-in all’ordine del giorno. Balzati agli onori delle cronache, con tutta la dignità del disastro che pure non fa veramente rumore.  Perché la crisi non è solo di moda, ma è diventata routine.

La triste consuetudine, che piuttosto dovrebbe lasciare increduli, è che la quotidianità delle persone (centinaia, migliaia) sia scandita dagli affanni degli stipendi arretrati, dei debiti e dalle ansie tali da togliere il sonno. Preoccupazioni di una tale portata che nessuna penna è davvero in grado di cogliere, ma giusto uno sguardo attento, e solidale perché complice. In fin dei conti il 2013 è stato l’anno delle bandiere: ciascuno ha imbracciato il suo personale vessillo di protesta, del tutto diverso e simile a quello del suo vicino. In un comune destino che abbraccia tutti e contemporaneamente divide i poveri dai nuovi poveri, scatenando guerre intestine impossibili da governare. 

Così il volto della crisi nel Salento è purtroppo quello della fredda cronaca: quella che coglie un minuscolo pezzo del vissuto personale e lo restituisce sotto forma di nude cifre. Partendo a ritroso, il 2013 è stato inaugurato dai 40 dipendenti del pastificio Tandoi che rimasero accampati per giorni davanti allo stabilimento di Corigliano d’Otranto, proprio a cavallo di San Silvestro, per reclamare le mensilità arretrate. Disposti a tutto pur di incontrare la proprietà e smentire le voci che parlavano di un’ondata di esternalizzazioni, se la cavarono con l’attivazione della cassa integrazione.

In autunno hanno cominciato a farsi sentire anche i 37 dipendenti di un’altra azienda, bandiera locale della produzione di mozzarelle e latticini per il marchio “San Lazzaro”, la Casearia  Salentina. In segno di protesta per le mensilità arretrate dall’amministrazione aziendale, in quadro del tutto variegato per la platea dei lavoratori che in alcuni casi non avrebbero percepito lo stipendio dall’inverno 2013, sono stati indetti due giorni di sciopero a metà settembre, con annesso sit-in ai piedi dello stabilimento che raccolse un’ampia partecipazione. La coda della manifestazione fu disastrosa: denuncia di presunte vessazioni subite dai dipendenti “ribelli” e secche smentite da parte della proprietà.

E per restare in tema occorre purtroppo menzionare anche la recentissima crisi del gruppo Newlat spa: appena quattro giorni addietro i lavoratori hanno proclamato 24 ore di sciopero a causa del mancato accordo sottoscritto presso il ministero del Lavoro a Roma. La vertenza riguarda la procedura di mobilità per ridurre il personale, alla luce del  taglio di 177 unità del settore lattiero-caseario previsto in tutta Italia. Fra questi, vi sono quattordici dipendenti leccesi, su un totale di diciassette. La questione è, quindi, appena esplosa e ad oggi rimangono in piedi le proposte avanzate dal sindacato Flai Cgil al fine di scongiurare i licenziamenti collettivi, tra cui l’attivazione dei contratti di solidarietà, la disponibilità al part-time, la mobilità volontaria e la richiesta della cig in deroga.

filanto (2)-2-4Tra le vertenze più importanti che hanno caratterizzato il 2013, ed ancora in via di definizione, va menzionata quella del calzaturificio Filanto: dopo i sigilli apposti dalla guardia di finanza all’ex impero di Casarano e l’improvviso dietro-front sulle richieste di concordato preventivo avanzate dalle aziende del cluster,  nel mese di settembre i lavoratori hanno scelto di firmare un atto transattivo con l’azienda per recuperare “il minimo sindacale” in termini di copertura economica e contributiva. Elargita la prima tranche di mille euro ciascuno, alla fine dello stesso mese, il gruppo amministrato da Antonio Sergio Filograna si è impegnato a pagare 400 euro ciascuno fino ad esaurimento della particolare posizione di ogni singolo dipendente.

Ma uno spiraglio per recuperare le somme del 2013, perse anche in seguito all’intervento cautelare sui beni immobili del gruppo, è arrivato solo molti mesi più tardi dall’inizio delle proteste: era già dicembre quando sono giunte le prime buone notizie da Roma. Il ministero del Lavoro starebbe concludendo, infatti, le procedure per l’accesso alla cassa integrazione straordinaria in favore delle maestranze del cluster di Casarano: per  Filanto spa il finanziamento della cigs partirà dal 1° febbraio 2013; per Italiana Pelami è programmato a partire dal 1° aprile 2013. Anche per le altre aziende Tecnosuole, Zodiaco e Labor srl, non appena si avranno le ammissibilità delle procedure concorsuali dal Tribunale di Lecce, il ministero ha garantito l’avvio della cigs a partire dal 1° agosto 2013.

Il tutto è stato possibile perché al dicastero del Lavoro risulta che l’accordo chiuso al ministero per lo Sviluppo economico è stato rispettato alla lettera, come il fatto che, già da lunedì 25 novembre, è stato avviato il processo di reinserimento dei lavoratori presso l’altra società, Leo Shoes. Il programma di assunzione di 50 unità faceva parte del piano di rilancio industriale ed era propedeutico alla ripresentazione delle richieste di concordato preventivo.

Ancora del tutto aperta rimane l’annosa questione della riconversione della manifattura tabacchi di Lecce dopo la dipartita di Bat Italia dal territorio. A distanza di tre anni, l’accordo finalizzato a salvare l’intera forza lavoro, assorbita da tre aziende, risulterebbe parzialmente rispettato. E i problemi all’interno delle nuove società non sono mai mancati: dalla Hds, i cui dipendenti non hanno fatto in tempo ad essere assunti che sono stati immediatamente licenziati, ad Ip Korus che manifesta intoppi nel riavvio delle attività produttive fino alle prospettive di sviluppo di Iacobucci Mk i cui lavoratori (per una buona fetta) sono impiegati a rotazione coperti dalla cassa ordinaria. Proprio ieri i dipendenti di quest’ultima azienda, insieme ai segretari di categoria,  sono stati accolti dal presidente della Provincia di Lecce per operare pressioni a livello ministeriale finalizzate a far luce sullo stato dell’arte del percorso di riconversione. Ma ogni occasione è stata buona, nel corso dell’anno, per far sentire la propria voce e lamentare una situazione lavorativa che, in base alle ultime denunce dei sindacalisti, sarebbe una specie di “truffa” che avrebbe svincolato il colosso britannico del tabacco dalla propria responsabilità sociale d’impresa.

L’altro clamoroso tonfo nel tessuto produttivo salentino si è sentito nel Nord Salento. A Trepuzzi in particolare dove la metalmeccanica Omfesa, storica fabbrica che lavorava alla lavorazione delle carrozze passeggeri per le ferrovie dello Stato, ha chiuso inesorabilmente i battenti. La città è stata attraversata da cortei e sit-in degli operai per tutta la primavera: maestranze in servizio da anni, disperate al pensiero che quel pezzo di storia fosse stato fatto “fallire”. L’azienda aveva infatti ricevuto un’ultima sostanziosa commessa, non portata a termine per problemi di liquidità. Il mancato accesso al credito da parte delle banche ha fatto il resto. Ora la battaglia si è spostata sul fronte Trenitalia: all’ex monopolista delle ferrovie resta l’ultima parola sul ritiro delle ultime 25 carrozze semi-lavorate, che giacciono all’interno dello stabilimento, e da cui dipendono le sorti di 85 operai.

Contestualmente alla grande polemica nazionale, anche nel Salento è pienamente esplosa la vertenza dei lavoratori a rischio esternalizzazione della banca Monte dei Paschi di Siena. Decisamente nuovi a questo genere di proteste, dal luglio 2012 anche i dipendenti di un grosso istituto di credito sono sul piede di guerra. Ed in particolare da quando Msp ha annunciato un processo di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale, con il Piano di impresa 2012-2015, facendo emergere non poche preoccupazioni tra i lavoratori operanti presso il gruppo. Tra i paradossi dell’esternalizzazione del servizio di back office vi sarebbe la particolare penalizzazione del territorio salentino.

Nella notte del 20 dicembre si è conclusa la trattativa relativa alla cessione di ramo d'azienda con la quale 1066 lavoratori (di cui 181 su Lecce) a partire dal 1° gennaio 2014 confluiranno nella nuova società Fruendo srl, con sede legale a Firenze. Tra i sindacati Fisac - Cgil non ha ritenuto di sottoscrivere un accordo che, a suo dire, avrebbe limitato i diritti individuali dei dipendenti attraverso una premessa che diventava parte integrante dell'accordo, affermando la preesistenza di un ramo aziendale dotato di autonomia funzionale. In soldoni la paura più grande è che dietro all’operazione di esternalizzazione si possa nascondere l’anticamera del licenziamento.

La coda del 2013 è stata caratterizzata anche dalle barricate erte contro la legge di stabilità e dalla gigantesca problematica dei lavoratori ex Lsu, addetti alla pulizie delle scuole, che potrebbero inaugurare il nuovo anno al soldo di una nuova azienda (Dussmann) con una riduzione sostanziale dello stipendio. Contro la volontà della ditta vincitrice dell’appalto di pulizie del Miur, che passa dalla gara Consip, di dimezzare gli orari di lavoro, si sono schierati sindacati ed istituzioni. Ma alla luce degli ultimi incontri regionali non si vedono spiragli positivi: la vertenza ha una eccezionale rilevanza in Puglia (pur essendo su scala nazionale) perché la regione ha fatto da apripista ad una gara pubblica aggiudicata al massimo ribasso. Ed il dramma investe ben 4mila famiglie su tutto il territorio.

Il ventaglio delle vertenze aperte sul territorio non si esaurisce certamente così. In stato d’agitazione si trovano intere categorie finora risparmiate dal vento gelido della crisi, come gli operai edili del gruppo Palumbo interessati dai continui intoppi sulla cantierizzazione delle infrastrutture, i letturisti dell’Acquedotto pugliese o i vigilanti di numerosi istituti. Così il nuovo anno, per centinaia di famiglie, fa rima più con l’esasperazione del precariato che con l’ebbrezza di un nuovo inizio.

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