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Giovedì, 2 Febbraio 2023
Economia

Camera di commercio, a Lecce 160 anni di vita. Le ricette per il futuro

Nel giorno delle celebrazioni, al Castello di Carlo V, il presidente Vadrucci e il segretario generale De Giorgio hanno tracciato la storia dell'ente, ricordando traguardi raggiunti e proponendo innovazioni per il sostegno delle imprese

LECCE – “Dal 1862 a sostegno delle imprese”. È questo il motto dell’evento celebrativo dei 160 anni della Camera di commercio di Lecce, che ha organizzato presso il Castello di Carlo V un convegno alla presenza, fra gli altri, del presidente nazionale di Unioncamere, Andrea Prete, del ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e Pnrr, Raffaele Fitto e del segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli.

A fare gli onori di casa, ovviamente, il presidente Mario Vadrucci (di recente eletto anche vicepresidente nazionale di Unioncamere) che, salutando sindaci e rappresentanti delle comunità salentine presenti, ha voluto ricordare il rilevante traguardo raggiunto proprio con i Comuni riguardante la semplificazione amministrativa per le imprese. “Il 99 per cento dei Suap della provincia è gestito in collaborazione con la Camera di commercio di Lecce – ha sottolineato Vadrucci – e la nostra provincia risulta tra le prime in Italia per numero di procedimenti autorizzativi gestiti in modalità digitale”.

Il presidente ha quindi tracciato la storia dell’ente, istituita nel capoluogo salentino subito dopo l’Unità d’Italia sotto il nome di Camera del commercio e delle arti di Terra d’Otranto, con giurisdizione sulle province di Lecce, Brindisi e Taranto. “Garibaldi e i Savoia stavano costruendo la struttura pulsante che avrebbe dovuto sostenere il corpo dell’intero Paese finalmente riunito, una macchina amministrativa fatta di enti e istituzioni che avrebbero dovuto parlare con una voce sola, quella dell’Italia e del Governo che progressivamente stava nascendo”, ha ricordato.

Fin dalla sua nascita, l’ente camerale si è quindi adoperato al fianco di imprenditori imprese nella crescita dell’economia della Puglia meridionale. “Nell’anno della fondazione della Camera di commercio di Lecce il mondo, oltre l’Italia, si andava assestando”, ha aggiunto Vadrucci, ricordando che “all’epoca negli Stati Uniti c’era ancora la guerra di Secessione. Per la prima volta su tutto il territorio italiano entrava in vigore la lira, che fortificava il percorso dell’unificazione italiana. Nasceva anche la Società italiana per le strade ferrate meridionali che nello stesso anno, 1862, firmò la convenzione per la tratta ferroviaria da Ancona a Otranto, entrata poi in funzione nel 1873”.

In quegli anni nel Salento si lavorava soprattutto la terra. “E infatti le aziende più antiche sono quelle legate, in qualche modo, al lavoro dei campi e alla trasformazione dei prodotti agricoli”, ha detto Vadrucci. “Le case vinicole più antiche continuavano a vinificare e il vino, insieme all’olio d’oliva dei nostri frantoi, il tutto partiva anche dal porto di Gallipoli verso i porti del Nord Italia e dei paesi stranieri. Nasceva anche una cooperativa che sarebbe diventata nel corso degli anni una banca, fino a divenire l’attuale Banca popolare pugliese che a oggi è punto di riferimento nell’affiancare la crescita economica delle piccole e medie imprese e nella voglia di riscatto di questo territorio”.

Presidente Vadrucci Ministro Fitto

“Le rivoluzioni e le trasformazioni sono sotto gli occhi di tutti – ha proseguito il presidente –, e il raffronto che soprattutto gli imprenditori più anziani avvertono in termini di sviluppo, condizioni di lavoro, penetrazione sui mercati, nazionali e stranieri, sono anche frutto di tanta attenzione e dedizione che un ente, come la Camera di commercio, ha sempre avuto nella difesa e nella promozione delle attività imprenditoriali salentine”.

“La storia non sta solo sui libri – ha puntualizzato Vadrucci –, la storia dei progressi di questa terra, merito dell’impegno della sua gente, è scritta sui muri dei capannoni, nelle case di chi ha lavorato a cottimo, sugli alberi delle campagne che purtroppo una calamità sta distruggendo, sulle porte delle officine degli artigiani, ma anche nelle aule delle scuole dove tanti giovani si sono formati e hanno trovato, con fatica ma anche con soddisfazione, la loro strada qui o altrove”, menzionando quindi i lavoro svolto dalla Camera di commercio in un costante dialogo con gli imprenditori, affiancandoli nelle loro aspirazioni, aiutando verso la crescita.

In questo percorso di crescita, Vadrucci ha evidenziato il rapporto sempre più stretto con l’Università del Salento, fondamentale “perché i processi economici e industriali hanno acquisito nuovo impulso, dall’innovazione e dalle idee nate con la ricerca”, e proprio per questo motivo “non possiamo certo sopportare ancora a lungo che molte nostre aree siano prive di una connessione ultramoderna”, un punto sul quale il presidente dell’ente camerale ha posto l’accento, perché la tecnologia “fa la differenza tra l’arrivare bene sui mercati e arrivarci in ritardo, quello che consente di recuperare il gap di competitività e produttività in tutti i settori, mirando a neutralizzare il fattore spazio-tempo con gli altri competitor, nazionali e stranieri”. Tanto più che non solo i settori innovativi, ma anche quelli più tradizionali sono pronti a cogliere le opportunità della trasformazione digitale.

In quest’ottica, la Camera di commercio di Lecce ha sensibilizzato le imprese con i Pid (Punti impresa digitale) e sostenuto investimenti in tecnologia e formazione delle competenze digitali per oltre 1 milione e mezzo di euro. “Nell’ambito dei servizi digitali rilasciati alle imprese siamo tra le prime Camere di commercio in Italia – ha specificato Vadrucci –, basti pensare al Cassetto digitale dell’imprenditore che qui da noi è utilizzato da un imprenditore su due (parliamo di oltre il 51 per cento corrispondente a quasi 40mila imprese) a fronte di una media nazionale che si ferma al 30 per cento”.

“Nel Salento ci sono campioni dell’e-commerce, come Deghi, tanto per fare un nome. Il polo del calzaturiero di Casarano è riuscito a riconvertirsi con lungimiranza, puntando ad un target alto per le sue produzioni, e lo stesso vale per alcune aziende della moda e del tessile. Il settore metalmeccanico salentino riesce a esportare macchine e componentistica in tutto il mondo e il turismo continua ad attrarre decine di migliaia di persone ogni anno nelle strutture ricettive che stanno progressivamente attrezzandosi per soddisfare le esigenze dei nuovi viaggiatori, a caccia di nuove esperienze oltre che di mare, riposo e buon cibo. E il settore agricolo, sebbene segnato in modo pesante dalla xylella, sta facendo di tutto per preservare le sue produzioni, riconvertirsi e puntare sulle sue eccellenze”, ha aggiunto.

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A proposito di turismo, Vadrucci alla creazione di un’alleanza strategica di partnership fra istituzioni locali, enti preposti e Regione per rilanciare il  brand Salento con un piano di marketing territoriale che guardi anche verso la blue & green economy, il cicloturismo, turismo slow, filiere del mare e agriturismo, ma che faciliti soprattutto la costituzione di consorzi  turistici e reti di imprenditori privati. Ma per fare questo, occorre anche una rete di collegamenti adeguata. “Basti pensare che i porti di Brindisi e Taranto sono a due passi – ha detto Vadrucci –, ma le strade per raggiungerli stanno diventando insufficienti e obsolete”.

Osservando verso l’orizzonte, opportunità fondamentali sono dunque Pnrr e gli annunci dell’approvazione dei Po 2021-2027 e il presidente ritiene che le  Camere di commercio debbano avere un ruolo più avanzato e riconosciuto. La proposta ai governo nazionale e regionale? “Che il tema delle riforme strutturali e delle riforme abilitanti, previste nel Pnrr, diventino certezze ed invarianti per le scelte strategiche dei territori. Chiedo certezze ai tempi della burocrazia, per facilitare gli investimenti delle imprese”. E, dunque, “propongo che le Camere di commercio diventino sempre di più gli hub della conoscenza territoriale, che facilino la circolarità delle informazioni e gli impatti sui territori, anticipando i tempi degli scenari economici e delle nuove opportunità, per le associazioni e per le imprese”. Allo stesso modo, si chiede un maggior coinvolgimento dell’intero sistema camerale, nelle sue articolazioni, quindi anche Unioncamere unioni regionali, organismi strumentali e Camere italiane all’estero. E secondo Vadrucci, il protocollo d’intesa siglato tra la Ragioneria generale dello Stato e Unioncamere per la collaborazione nell’attuazione del Pnrr dovrebbe essere ampliato anche per i Piani operativi regionali 2021-2027.

Non è tutto. Per il presidente dell’ente camerale salentino, non solo le risorse straordinarie, ma anche le partnership con i capitali privati sono molto importanti. “Per esempio, i Fondi di investimento di cassa depositi e prestiti, Simest e non solo, innervano le componenti aziendali di nuove competenze, stimoli e nuovi traguardi, rafforzando le capacità del management sugli investimenti sostenibili, nella transizione digitale ed ecologica”.

Sul piano dei costi energetici, Vadrucci rivendica il fatto che la Camera di commercio di Lecce sia stata la prima in Italia ad aver messo a disposizione quanto più ha potuto, proprio per venire incontro ai maggiori costi delle bollette. “Nel supporto alla transizione green, che si esplica in parallelo con quella digitale, è opportuno prevedere nella rete camerale dei Punti Energy Management (Pem) che possano aiutare le Pmi ad efficientare l’utilizzo delle risorse energetiche e a sfruttare le diverse agevolazioni predisposte dal Governo”. E sotto questo profilo, “le Camere di commercio possono essere quelle agenzie territoriali, quei centri di competenza, quella rete di supporto attivo alle imprese, che l’attuazione del Pnrr e dei Po 2021-2027 richiedono, in un modello di sussidiarietà più prossima ai territori”.

“Sulla scia di quanto annunciato dalla presidente Von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell'Unione 2022, la Commissione ha adottato, recentemente una proposta per proclamare il 2023 Anno europeo delle competenze”, ha detto Vadrucci nella fase conclusiva del suo discorso. “L’obiettivo è quello di contribuire alla crescita sostenibile, accrescere l'innovazione e migliorare la competitività delle imprese consentendo l’acquisizione di tutte le competenze abilitanti necessarie per affrontare i cambiamenti del mercato del lavoro, a cominciare da quelle digitali. Non facciamoci trovare impreparati, lavoriamo per tempo sulle condizioni abilitanti di sistema per la politica di coesione 2021-2027”.

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Il metodo da adottare, per Vadrucci, la cooperazione inter-istituzionale. “Abbiamo avviato in questi mesi uno studio per proiettare la Camera di commercio di Lecce, quale prototipo della rete camerale per proporre un modello di acceleratore inter-istituzionale nel Mezzogiorno e nel Mediterraneo, che sia focalizzato sulla facilitazione degli impatti territoriali, in grado di gestire opportunità dirette e risorse straordinarie e abbiamo tracciato con l’ascolto delle associazioni i nostri valori abilitanti da perseguire. Questo è il cantiere di lavoro delle Camere di commercio 4.0 al fianco dell’impresa 4.0, ma per poterlo realizzare – ha concluso – c’è bisogno di ciascuno di voi in maniera convinta. Io ci credo”.

Le riforme e il pericorso dell'ente

Il segretario generale della Camera di commercio di Lecce, Francesco De Giorgio, si è invece soffermato sulla storia delle riforme in Italia, che hanno determinato il lungo e complesso percorso evolutivo della Camera di commercio di Lecce e degli enti camerali, con un excursus lungo 160 anni di vita. Arrivando ai giorni nostri, nel 2014, su impulso del governo, è nata una riflessione sulla sopravvivenza degli enti camerali culminata con la cosiddetta Legge Madia, “anticipata irrazionalmente da un drastico taglio di risorse pari al 50 per cento del tributo camerale a carico delle imprese”, ha detto De Giorgio.

Alcuni degli effetti? “Una riduzione di circoscrizioni (60 su 105) territoriali di riferimento, ancora ad oggi in via di completamento con accorpamenti obbligatori; una riduzione dei rappresentanti negli organi; un taglio delle strutture e quantitativamente minori persone a regime; minori, sebbene più specialistiche, funzioni connesse alle ridotte risorse a disposizione. Ora – ha proseguito –, dopo l’ennesima riforma per le Camere di commercio si rende necessario avviare ulteriori attività per contribuire alla trasformazione (non solo digitale e green) di questo Paese, del suo tessuto imprenditoriale e dei rapporti tra imprese e pubblica amministrazione”. Da qui la necessità di mettere in campo una nuova strategia.

“Le Camere di commercio hanno dimostrato negli anni, anche quelli più bui – ha ricordato il segretario generale  – di saper e poter reagire alle dinamiche normative e di contesto, e persino nel vuoto normativo hanno recuperato spesso al proprio interno la vitalità grazie ad una visione futurista, a strategie vincenti per la creazione di nuovi servizi di supporto alle imprese che poi sono stati riconosciuti come funzioni a livello normativo. Anche durante le fasi più acute della pandemia – ha aggiunto – le Camere hanno retto l’impatto dell’onda d’urto legata alle nuove forme di lavoro e all’uso intensivo della tecnologia, risultando tra gli enti più efficienti in termini di servizio di prossimità per le imprese”.

“Pubblicità legale, trasparenza del mercato, punto unico di accesso, semplificazione, tutela del consumatore, competitività delle imprese, valorizzazione del patrimonio culturale, promozione del turismo, ambiente, orientamento al lavoro, digitalizzazione delle Pmi, qualificazione aziendale e da ultimo composizione negoziata delle crisi – ha proseguito  –sono solo alcuni dei temi principali della nostra mission, per la quale intendiamo recuperare nuova vitalità e risorse proporzionate ad obiettivi sfidanti”.

Segretario Generale Francesco De Giorgio

Per De Giorgio le Camere di commercio possono realmente rappresentare un “pronto soccorso” per le imprese nei territori. “Il nostro Paese, in questi mesi, sta vivendo passaggi cruciali che ci pongono di fronte ad un carico di sfide strategiche, sostenute da grandi aspettative di cambiamento. Occorre fare tesoro dell’eredità che ci perviene dal nostro passato ed utilizzarla come materia prima per la costruzione del nostro futuro, cementandola con la voglia di vincere le sfide poste dal mercato e realizzando un grande piano che, congiuntamente alla realizzazione del Pnrr, possa intervenire a colmare i divari”.

“Basta con i divieti, occorre rilanciare una crescita proporzionata di funzioni, accompagnata da adeguate risorse, per realizzare i nuovi obiettivi, per quanto più specialistici o focalizzati, con un target prioritario e prevalente: l’impresa, gli imprenditori, o aspiranti tali, e il mercato. La Camera di commercio di Lecce – ha concluso il segretario generale – ha accompagnato l’economia salentina per oltre un secolo e mezzo e intende continuare ad accompagnare e sostenere il mercato e suoi attori economici e sociali nel futuro, profondendo la sua attività affinché tale mercato sia sempre più trasparente, affidabile e competitivo”.

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