Economia

“Prendi il lavoro e scappa”. L’Italia della Camusso riparte da investimenti in cultura

La segretaria nazionale ospite delle celebrazioni per i 70 anni di Cgil a Lecce. Premiazione delle opere presso l’accademia di Belle arti, spunto per parlare della cultura come volano dell’economia. “Questo Paese può diventare una vera vetrina internazionale”

Salvatore Arnesano e Susanna Camusso.

LECCE – Tempi bui per i lavoratori e, di riflesso, per chi li rappresenta. Ma tra i vari grattacapi quotidiani e nell’affanno della polemica costante con il governo Renzi, Cgil si è ritagliata uno spazio dedicato alla riflessione: perché compie 70 anni, innanzitutto, e i tempi sono maturi per rievocare e prendere spunto dai ricordi migliori della sua storia, al fine di proseguire con più slancio nella lotta sociale. Lotta più attuale che mai, considerando la difficile stagione di indebolimento dei diritti che l’Italia sta attraversando, come ricordato dalla numero uno del sindacato rosso, Susanna Camusso, intervenuta alle celebrazioni della Camera di lavoro di Lecce. La segretaria è stata accolta dall’orchestra fiore all’occhiello della città, la Ico Tito Schipa, che le ha consegnato un documento in cui i dipendenti lamentano il concreto rischio di licenziamento all’inizio del nuovo anno.

Le 70 candeline di Cgil sono state spente, quindi, in modo inusuale ma coerente con un percorso che è durato un anno ed ha conosciuto molteplici iniziative in luoghi simbolo delle rivendicazioni sindacali, come Nardò e Tricase, ed ha direttamente coinvolto iscritti, istituzioni e cittadini.

La giornata di oggi, quella conclusiva, ha visto invece la premiazione di quattro opere che si sono particolarmente distinte tra le altre prodotte dagli allievi dell’accademia di Belle arti ed esposte all’interno della galleria fino al prossimo 10 gennaio. All’interno della sala Gotica, invece, i sindacalisti hanno premiato quattro giovani artisti ritenuti, da una giura mista, particolarmente capaci di interpretare la stretta relazione esistente tra il mondo della cultura e quello del lavoro: Filomena D’Ambrosio e Stefania Trotta, seconde classificate, Enrica Ciurli e Fortunato Tundo, vincitori entrambi del primo premio.

L’occasione è stata utile per consegnare una targa commemorativa anche ai parenti dei primi segretari che, nel corso dei decenni, hanno fatto la storia della segreteria leccese, a partire dal primissimo rappresentante della Camera del Lavoro, eletto nel 1944, Pietro Refolo. “Onorare la memoria di quei compagni è fondamentale per riscoprire la loro determinazione e proseguire nel solco tracciato negli anni più caldi delle lotte sindacali salentine: dalle tabacchine agli operai tessili, fino alle recenti contestazioni dei braccianti stagionali”, ha spiegato il segretario confederale di Lecce, Salvatore Arnesano, respingendo così l’idea di una mera celebrazione fine a se stessa.

Del resto, come scrisse il celebre sindacalista pugliese Giuseppe Di Vittorio, non è per puro spirito di solidarietà che Cgil si è schierata al fianco degli artisti. Ma perché il popolo, per elevarsi a livello di civiltà, ha bisogno dell’arte. E sullo stretto legame tra cultura e progresso si è incentrato anche l’intervento della massima esponente del sindacato a livello nazionale, Susanna Camusso. Poche battute dedicate a spiegare che, indipendentemente dalle scelte di chi, pur all’interno della confederazione, ha votato il famigerato jobs act (la nuova riforma del lavoro) e volte a ricordare come tutte le polemiche siano tese a spaccare il mondo del lavoro in un momento in cui, invece, il suo potere contrattuale ed il suo contrappeso dipendono innanzitutto dall’ unità interna.

Per il resto la sindacalista ha fatto un breve excursus delle diverse stagioni artistiche che hanno conosciuto momenti di massimo splendore nella rappresentazione grafica del mondo del lavoro, fino ai tempi più recenti in cui questo tema è praticamente scomparso: “Ciò non è il segno positivo di un’emancipazione compiuta, piuttosto coincide con la fine presunta del lavoro dipendente, con il superamento del post fordismo e con l’avvento della precarietà”.

Tra i tanti sintomi della nuova “malattia” della mercificazione c’è, quindi, anche quello dei mancati investimenti nel settore culturale. In una parola: regressione. “Chi governa l’Italia e l’Europa non si è reso conto che l’unica vera emergenza è il lavoro: lavoro che non è sostituibile né mercificabile. E’ questa l’unica risposta che aspettano le persone – ha aggiunto -. Non bastano più le politiche assistenziali se non sono sostenute da iniziative volte a generare nuova occupazione”.

E siccome Cgil (ci tengono tutti a ribadirlo) non il sindacato dei ‘no’, delle barricate e degli scioperi generali, Camusso ribadisce la massima apertura al dialogo ed alla gradualità del cambiamento a patto, però, di non compromettere il sistema di tutele e l’uguaglianza dei diritti.

La ricetta per ripartire è stata scritta partendo da due parole chiave: investimenti pubblici. I settori privilegiati, per l’esponente della confederazione, sono la salvaguardia e la manutenzione del territorio, capaci di smuovere nuove conoscenze tecnologiche ed energie giovani, ed ovviamente la cultura. “Si può fare di questo Paese così ben dotato una vetrina per il mondo – ha concluso – perché l’Italia non è solo il Paese dei voucher e delle 40 forme contrattuali diverse e perché le riforme, per non essere puri slogan, devono poggiare su quel progetto concreto e trasversale di rilancio che noi da tempo, ormai, sosteniamo”.

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