Fra burocrazia e crack: alberghi, agricoltura e ristorazione già contano i danni

Fedederalberghi: "Locali chiusi fuori, ma non si può mangiare nemmeno in hotel". Confagricoltura e Coldiretti analizzano la contrazione della filiera. "Danni per 400 milioni"

LECCE – Dal settore ricettivo, passando dall’agroalimentare e finendo con la ristorazione, di fronte alla dichiarazione di “zona arancione” per la Puglia e le nuove restrizioni in vigore da domani, venerdì 6 e novembre e fino al 3 dicembre (e non oltre, auspicano tutti) alcuni settori produttivi iniziano già a tirare le somme, in previsione di nuove perdite, che andranno a sommarsi a quelle già subite nel corso dei mesi più bui di chiusura totale a marzo e aprile. E in qualche caso, non bastassero già le restrizioni, ci si mette anche l’inceppo della burocrazia.

La denuncia, in questo caso, arriva da Federalberghi Puglia, che chiede al presidente regionale Michele Emiliano di risolvere quella che viene definita una “mostruosità burocratica”. Le strutture ricettive, infatti, resteranno aperte per consentire a chi è obbligato a muoversi per lavoro o perché impegnato in servizi essenziali, come sanità e forze dell’ordine, di trovare un alloggio. Tuttavia, ci s’infila in un vicolo cieco nel momento in cui prima colazione, pranzo e cena in albergo sono vietati e bar, ristoranti e pub sono a loro volta chiusi.

“Sono otto mesi - dichiara il presidente della Federalberghi Puglia Francesco Caizzi - che siamo aggrediti da problematiche enormi, dai ritardi della cassa integrazione dei nostri dipendenti alla foresta di cavilli burocratici che contorna indennizzi e ristori che non arrivano mai. Ho elaborato e ingoiato tutti i più assurdi burocratismi, ma questo dell'ultimo Dpcm che nega nelle regioni “arancioni” come la Puglia la possibilità di fare colazione, pranzare o cenare ai nostri ospiti è assolutamente inaccettabile. È una follia. Basti pensare che è consentita l’operatività alle mense, al catering e persino agli autogrill, ma non ai ristoranti interni agli alberghi che diventano per un breve periodo la casa privata dei nostri clienti”.

L’appello è quindi rivolto al presidente Michele Emiliano perché la Regione Puglia emetta un’ordinanza che renda possibile l’apertura dei servizi di ristorazione negli alberghi a favore dei clienti. “Le nostre aziende - conclude il leader degli albergatori pugliesi - sono in grande difficoltà per provare ad arginare i danni del Covid-19 e resistere, con attenzione particolare ai nostri dipendenti e alle loro famiglie, fino alla possibile ripresa che si allontana sempre più. Il nostro centro studi stima che da gennaio a ottobre il nostro sistema ricettivo abbia registrato un calo di presenze di circa il 60 per cento. La situazione è inevitabilmente destinata a peggiorare e tante nostre aziende sono a rischio default. Fermiamo subito almeno le mostruosità burocratiche”.

La filiera agroalimentare e la ristorazione in crisi

“Gli scenari rossi e arancioni del nuovo Dpcm in sei regioni sono un drammatico colpo per tutto il settore agroalimentare”. A parlare, in questo caso, è il presidente di Confagricoltura Puglia. Luca Lazzàro. “La chiusura totale di bar, pub e ristoranti nelle zone rosse e arancioni – spiega - ricadrà non solo sugli esercenti ma anche sulle aziende dell’agroalimentare pugliese che riforniscono tutto il territorio nazionale. Penso al calo di richiesta di vino, olio, insaccati, pasta, prodotti da forno, prodotti caseari e prodotti freschi dell’agricoltura”.

“Si tratta di un danno enorme - dice - sia per gli imprenditori e sia per i lavoratori, che si unisce a quello subito dall’agriturismo e dal florovivaismo pugliese, e i cui effetti subiremo per anni”. “Ecco perché, insieme alla risposta sanitaria, serve una strategia economica in risposta all’emergenza coronavirus. Diversamente in Puglia, come in tutto il Paese, rischieremo di non avere le forze per riprenderci. In primis, però, il presidente della Regione e l’assessore alla Sanità dovranno spiegare la strategia confusa che ha portato a relegare la Puglia in zona arancione”.

Sulla stessa linea d'onda Coldiretti regionale, secondo cui in fumo andranno oltre 400 milioni di euro per effetto della chiusura per un intero mese dei quasi 20mila ristoranti, bar, pizzerie e agriturismi situati in Puglia. Per Coldiretti sarà questo ’impatto economico delle misure decise dal nuovo Dpcm nella regione. Con effetti a cascata sull’intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. A preoccupare – aggiunge Coldiretti Puglia - sono anche le limitazioni a carico delle aziende agrituristiche che si trovano in grande difficoltà con il blocco della ristorazione e le limitazioni della movimentazione con l’azzeramento dei pernottamenti, dopo il crack causato quest’anno per le misure di contenimento già adottate e il crollo del turismo.

Il crack della ristorazione con il crollo delle attività di bar, gelaterie, pasticcerie, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato.

“Alle limitazioni alle attività di impresa devono corrispondere in tempi stretti i sostegni economici agli agriturismi e a tutte le imprese lungo la filiera agroalimentare – sollecita il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia - per dare liquidità ad aziende che devo sopravvivere all’emergenza Covid, come il taglio del costo del lavoro con la decontribuzione protratta anche per le prossime scadenze superando il limite degli aiuti di Stato, interventi a fondo perduto per agriturismi e ristoranti per incentivare l’acquisto di prodotti alimentari Made in Italy”.

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