Giovedì, 29 Luglio 2021
Economia

Sit-in e sciopero: sui lavoratori della Newlat il rischio del licenziamento

Dalle 8 alle 13 quidici dipendenti dell'azienda reggiana, che ha uno stabilimento anche a Lecce, hanno dato vita ad una manifestazione di protesta. Gagliardi di Flai-Cgil "Chiederemo l'interessamento delle istituzioni e della politica locale"

LECCE – S’è svolto questa mattina, dalle 8 e fino alle 13, il sit-in dei lavoratori del Gruppo Newlat Spa, nell’ambito dello sciopero proclamato per 24 ore dal sindacato Flai-Cgil a causa del mancato accordo sottoscritto presso il ministero del Lavoro a Roma. La vertenza riguarda la procedura di mobilità per ridurre il personale. E’ stato previsto un taglio di 177 tagli lavoratori del settore lattiero-caseario in tutta Italia. Fra questi, vi sono quattordici dipendenti leccesi, su un totale di diciassette. Quindici sono stati gi operai che hanno aderito allo sciopero.

Ad oggi il sindacato ha avanzato diverse proposte per scongiurare il rischio di licenziamenti collettivi, fra cui l’instaurazione dui contratti di solidarietà per un periodo di 48 mesi (accettando anche di arrivare all’orario di lavoro di 35 ore), ma anche la disponibilità a ragionare di contratti part-time o la possibilità di prevedere processi di mobilità su base volontaria ed incentivata, per giungere infine ad una richiesta alle istituzioni e all’azienda di esplorare la possibilità di utilizzare lo strumento della Cig in deroga.

Nessuno spiraglio finora, però, dalla Newlat (ditta con sede legale a Reggio Emilia e diversi stabilimenti nel Paese), che volendo procedere secondo i criteri di legge, potrebbe continuare sulla via dello scioglimento dei contratti, esternalizzando la produzione.

Perplesso Antonio Gagliardi, segretario generale di Flai-Cgil provinciale. “Siamo di fronte ad un gruppo industriale che si dimostra indisponibile per trovare le soluzioni”, dice. “Il sito di Lecce ha già versato lacrime e sangue nei mesi scorsi, con la chiusura parziale del reparto di produzione. Giunge ora l’ulteriore richiesta di licenziamenti che per noi risulta inaccettabile”.

“Chiederemo nelle prossime ore l’interessamento delle istituzioni e della politica locale”, aggiunge il rappresentante sindacale. “Non possiamo accettare che dopo i grandi gruppi multinazionali che hanno lasciato questo territorio, gruppi industriali italiani, motivati semplicemente dal profitto ed in assenza di necessari interventi ed investimenti capaci di rilanciare le produzioni, decidano di mollare tutto con gravissime ricadute sul piano sociale”.

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