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Viale Marconi, con inversione senso di marcia fino al 12 marzo.

Viale Marconi, con inversione senso di marcia fino al 12 marzo.

Lecce libera, dallo smog e da interessi di bottega. E nessuno parla di salute

Dalle proteste degli anni novanta all'annunciata serrata, i commercianti hanno sempre avuto un peso enorme. Ma uno spazio più vivibile è la sola opportunità che hanno per resistere alle vendite on line

LECCE – I lettori di questo quotidiano on line sapranno che la linea editoriale, sulle questioni della mobilità, è sempre stata favorevole a misure che limitassero l’afflusso di mezzi privati in centro, con Perrone ieri, con Salvemini oggi, con chiunque domani. Questioni di storie personali, di esperienze in altri luoghi di Italia e all’estero, che per tanti cittadini come noi sono scontate abitudini giornaliere: l’abbonamento al mezzo pubblico, il park& ride (che già a Bari funziona discretamente bene), il giro in bicicletta in zone adeguatamente protette e razionalmente disposte.

Una posizione “impopolare” forse, considerando la possibilità di cavalcare le proteste con la fotografia del presente senza ricordarsi del punto dal quale siamo partiti (auto in piazza Sant’Oronzo) per comprendere quello dove, come comunità, vogliamo arrivare (una città più vivibile in tutti i suoi quartieri). Al di là delle amministrazioni e del loro colore politico. Anzi, negli anni ci siamo spesso lamentati della mancanza di visione oltre la contingenza (Natale, Sant’Oronzo), auspicando soluzioni più strategiche da parte di una classe dirigente disposta a pagare un certo prezzo in termini di consenso. E aggiungiamo subito che le misure oggi contestate a Salvemini “il decisionista” da un gruppo di commercianti ci appaiono davvero il minimo sindacale nella direzione auspicata. Che è l’unica che potrà essere seguita, non perché lo diciamo noi, ma perché lo dicono i tempi.

Per capire cosa sta accadendo a Lecce in queste settimane, oltre a non dimenticare la campagna elettorale perennemente strisciante (dalle amministrative alle politiche) e la vicinanza conclamata di alcuni dei promotori al centrodestra, bisogna conoscere un poco la fisionomia della città. Nel rapporto economico del 2016 a cura della Camera di Commercio e del Dipartimento di Scienze dell’Economia dell’Università del Salento si legge a pagina 80 che “il settore commercio è maggiormente presente nella città di Lecce rispetto al resto della provincia: un quinto delle imprese (circa 4.600) e degli addetti (circa 7.700) è da attribuire al capoluogo. La crescita registrata dal 2010 è del 15% in termini di imprese e del 10% in termini di addetti”. Dati che collocano il capoluogo (che è la locomotiva della provincia) oltre la media regionale e nazionale.

Da sempre, dunque, esiste una lobby – intesa in senso neutrale come legittimo gruppo di interesse, non sia mai – in grado di far sentire la propria voce, di condizionare le scelte dei governi cittadini, di protestare. Tutto perfettamente normale. Ma chi amministra la cosa pubblica ogni tanto deve ricordarsi di guardare anche all’interesse generale e, senza dubbio, la salute è una questione che riguarda tutti: ridurre le emissioni inquinanti è una priorità, o dovrebbe essere, per le istituzioni, a tutti i livelli istituzionali. E che sul centro di Lecce ci sia una forte pressione da traffico veicolare è fuori di dubbio: già nel 2009 il sindaco Paolo Perrone firmò un’ordinanza per vietare il transito su via Costa dopo le forti proteste dei genitori degli alunni delle scuole di quella strada allarmanti per i dati sullo sforamento del pm 10 raccolti dalla centralina che era stata installata e che successivamente, d’accordo con l’Agenzia regionale per l’ambiente, fu spostata altrove e il perché non si è mai veramente compreso.

Ecco perché la chiusura per otto giorni (in pratica quattro fine settimana del periodo festivo) di viale De Pietro (in entrata) e via XXV luglio non si poteva evitare in un periodo nel quale storicamente aumenta anche il già notevole carico di auto provenienti dalla provincia: certo, qualcuno ha sempre il diritto di preferire una città in stile domenica pomeriggio quando le auto formano una coda senza soluzione di continuità dalla rotatoria di Piazza del Bastione alla rotatoria di piazza Argento (questura) attraverso viale De Pietro, via XXV luglio, viale Marconi e viale Lo Re. E poi ritorno, da viale Otranto, via Cavallotti via San Francesco con infinite possibilità di svolta a destra per convergere in piazza Mazzini, altro epicentro del caos con grande insofferenza da parte di molti residenti.  

Però viene da chiedersi se sia giusto, ancora nel 2018, “condannare” i bimbi nel passeggino a respirare lo smog mentre i genitori fanno la gimcana nel serpentone di auto, oppure mettere i cittadini che circolano a piedi o che usano la bici in condizioni di sentirsi beffati perché mentre da una parte contribuiscono alla mobilità sostenibile, dall’altra devono subire per primi le conseguenze degli spostamenti nel traffico impazzito.

Inoltre viene da chiedersi quale convenienza ci sia per il negoziante se prima di trovare un parcheggio il potenziale acquirente deve girare in tondo come un cretino magari anche per venti minuti, mezzora e comunque allontanarsi dalla mete prescelta oppure addirittura rinunciare e tornare a casa. È stata fatta mai del resto una stima di quante persone nel tempo hanno eliminato dalle lore abitudini la “passeggiata” del sabato o della domenica da quando Lecce si fa notare tra le città con il maggior numero di auto circolanti in rapporto alla popolazione? No.

Quest’anno l’amministrazione ha messo a disposizione, d’intesa con altri enti, il doppio dei posti auto, fino a mille 400 e un servizio di navette elettriche che si è aggiunto alle linee appositamente predisposte da Sgm. Di contro solo su un lato di via Costa sono stati temporaneamente eliminati gli stalli per il parcheggio. Sono state stampate e distribuite oltre cinquantamila brochure informative. Dunque è più probabilmente un fatto “culturale”, di abitudini: per cambiare lo stile di vita, si sa, ci vogliono tempi più lunghi e sperimentazioni per trovare la quadra migliore, ma per caso sono già cadute nel dimenticatoio le polemiche e i mal di pancia per i provvedimenti adottati in linea con la Settimana Europea della Mobilità, a settembre?

La convinzione è che le resistenze – esagerate, come sono state definite da un’associazione dei consumatori, Aduc – siano dettate più da una paura che da un’analisi razionale. I cali degli incassi sono certo una buona ragione per lamentarsi, ma non c’è una sola prova che non sia l’esperienza personale e contingente di alcuni a indicare un nesso di causa ed effetto con il provvedimento di chiusura di due strade. C’è una rivoluzione epocale in corso nel campo del commercio, a Lecce come nel mondo, che molti fanno finta di ignorare: uno studio di una importante federazione di negozianti inglesi ha stimato che, di questo passo, nel 2025 si perderanno un terzo dei posti di lavoro a causa delle vendite on line, procedura che rende più economico e comodo l’acquisto, con pochissime controindicazioni.

La vera sfida, che dovrebbe essere affrontata di concerto e con lucidità, è come impedire che Amazon, per citare il colosso mondiale del settore, ammazzi lentamente ma inesorabilmente il commercio al dettaglio. Tanto per capirsi, adesso ti mandano a casa anche degli ottimi hamburger. Si chiama innovazione, non è detto che sia sempre progresso, ma non si può arrestare. Quello che invece si può fare è adattarsi al gioco: portare i commercianti, anche attraverso le loro associazioni di categoria, a formarsi per reggere il confronto con l’e-commerce riconfigurando le proprie attività e riqualificando il personale: lo stanno facendo in tutto il mondo, rimarcando l’aspetto espositivo dei locali – devono essere insomma luoghi piacevoli da vedere e dove intrattenersi – e spostando nel back office quello della vendita, ovviamente via internet.

Se così va il mondo, siamo sicuri che una città con un centro sempre più “sostenibile” attraversato di bici, pedoni e mezzi pubblici non sia un assist per i commercianti invece che una maledizione? Perché un lettore deve rinunciare all’acquisto on line, che gli costa anche di meno, se per andare in centro deve mettere in conto di perdere tempo per la coda e monete per un parcheggio che forse nemmeno troverà visto che per abitudine, a Lecce, i bus girano quasi vuoti mentre le auto scorrazzano con massimo due persone all’interno (a ciascuno una macchina, classico status symbol)?

Le battaglie di retroguardia non giovano a nessuno e se la risposta piccata è quella di una serrata (all'insegna del motto Lecce libera), durerà lo spazio di un’ora e probabilmente non sarà nemmeno maggioritaria. Una parte di cittadinanza, uomini e donne con gli stessi diritti degli esercenti, ha infatti compreso che vale la pena fare dei tentativi nella direzione di una maggiore vivibilità e lo hanno compreso anche molti commercianti e titolari di locali pubblici: basta spostarsi dall’angolo viale Marconi-via Fazzi (epicentro della protesta) a via XXV luglio per rendersi conto di quanti tra lorso siano favorevoli invece a una totale pedonalizzazione di quella lunga e importante strada cittadina. Per poi chiedere a coloro che negli anni novanta insorsero per le prime limitazioni di piazza Sant’Oronzo e che oggi invece beneficiano della collocazione privilegiata sulle vie del turismo. Se non fossero state prese decisioni impopolari allora oggi Lecce non sarebbe quella che è, una città con una grande capacità di attrazione che la mobilità sostenibile, programmata con crtierio e non per slogan, può solo rafforzare. Alle amministrazioni, di oggi e di domani, il compito di mettere a disposizione i servizi adeguati.

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