Martedì, 27 Luglio 2021
Economia

Le mani in tasca ai “top manager” bancari. Parte una proposta di legge

Il sindacato presenta l’iniziativa di legge popolare: 50mila firme per abolire i bonus in uscita, fissare un tetto per i premi di produttività e per lo stipendio fisso, vincolare le condotte al risarcimento dei danni, anche penali

LECCE – Nel sistema bancario italiano esiste un’anomalia sconosciuta al resto dell’Europa. Si scrive “emolumenti” da capogiro, si legge iniquità. Sociale, innanzitutto. Ma anche economica se è vero che il rapporto tra lo stipendio di un top manager e di un dipendente qualunque è di 1 a 26, nel migliore dei casi, fino a 1 a 100 negli esempi più clamorosi.

Il calcolo effettuato da Fiba Cisl, il sindacato dei bancari e assicurativi, fa persino sorridere. L’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo (per citare il più ricco) guadagna quasi 4 milioni di euro di retribuzione fissa. A lui bastano tre giorni di lavoro per raggiungere lo stipendio accumulato da un suo dipendente nell’arco di un anno intero.

Compensi da capogiro che arrivano a raddoppiare, a triplicare addirittura, se si sommano i bonus e gli incentivi alla produttività. Ma lo scandalo su cui Cisl insiste da tempo, lanciando  richiami sordi ai vari governi nazionali, ha poco a che vedere con la lotta di classe.

Fermo restando l’inevitabile senso di “indignazione generale”, avvisa il segretario provinciale Antonio Perrone, in ballo c’è la sostenibilità economica di un’intera nazione. La questione degli emolumenti ha poco a che vedere, quindi, con un sentimento di invidia sociale e molto, invece, con l’implosione del sistema commerciale del credito.

Il meccanismo che ha permesso alla finanza di prendere il sopravvento sull’economia reale, è ormai noto: le operazioni ad alto rischio, le speculazioni dunque, incentivate dai quei premi ad otto cifre, generano “disvalore e danni” nel brevissimo periodo. La gestione sana di un istituto di credito, al contrario, passa attraverso la programmazione di medio e lungo periodo, capace di tenere insieme le operazioni di ricapitalizzazione aziendale e la gestione del personale.

“Il caso della banca Monte dei Paschi di Siena ne è solo l’ultima prova”, ammette il sindacalista. Per giunta, i grossi nomi della finanza creativa raramente vengono richiamati a responsabilità personale. Finito il proprio compito, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti e si traducono in licenziamenti ed esuberi, vengono congedati con una clamorosa buona uscita. “Un arrivederci e grazie, in vista dell’assunzione (o del ritorno) presso la società di trading da cui provengono, spesso legata a doppio filo con la stessa banca”, aggiunge il sindacalista.

Il rimborso milionario, come spiega chiare lettere il segretario nazionale del sindacato, Giulio Romani, è il “prezzo del silenzio” che molti manager pagano su operazioni “poco trasparenti”. Tutto il resto è cronaca.

Cisl intende correre ai ripari, considerata “l’inerzia della Banca d’Italia che invece di porre un freno, si limita ad ammonire le condotte”. E lo fa costringendo il Parlamento italiano a legiferare in materia, considerato lo “scarso coraggio dimostrato dal governo Letta nel mettersi di traverso alle potenti lobby bancarie “, aggiunge il referente Fiba, Antonio Perrone.

La proposta di legge elaborata dal sindacato, per la quale occorrono le canoniche 50mila firme, con l’aspirazione di raggiungere le 300mila, si pone come un segnale politico forte.

“Innanzitutto intendiamo fissare un tetto massimo per la retribuzione fissa, equiparato ai 294mila euro dei manager pubblici sanciti nel decreto Salva Italia”, spiegano Cesare Sandulli della Fiba nazionale e Antonio Nicolì di Fiba Lecce al margine della conferenza stampa indetta presso l’hotel “Leone di Messapia” a Cavallino.

Il progetto di legge impone anche l’abolizione dei bonus all’uscita e di ogni altra forma di indennità, mentre il controllo degli incentivi premianti verrebbe riservato agli azionisti e, nel complesso, non potrebbe superare i 294 mila euro della retribuzione fissa. In altre parole, in caso di prestazioni brillanti, il compenso annuale di un manager potrà, al massimo, raddoppiare.

Infine il sindacato intende obbligare gli istituti di credito a stipulare delle polizze assicurative con i top manager, per coprire i rischi di natura penale e gli eventuali danni al patrimonio della banca.

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